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Gentiloni, "Dovere dello Stato salvare la vita degli ostaggi"

(AGI) – Roma, 26 gen. – “Quando riesce a salvare la vita di un proprio cittadino, e lo fa senza deflettere minimamente dall’impegno senza quartiere contro i terroristi, lo Stato compie il proprio dovere”. E’ quanto scrive il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in una lettera aperta al Corriere della Sera ad Anna Bulgari che ieri aveva paragonato il suo rapimento, assieme al figlio, nel 1983 a quello delle due cooperanti italiane, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, parlando di una “inaccettabile disparita’ di trattamento tra ostaggi di serie A e di serie B”.

“Il terrorismo islamico non e’ l’anonima sequestri, non si combatte allo stesso modo”, scrive Gentiloni. La minaccia dell’Isis “va sconfitta innanzitutto sul piano militare, e l’Italia e’ in prima fila come ho ribadito tre giorni fa al vertice della Coalizione anti-Daesh (il ministro preferisce usare l’acronimo arabo di Isis, ndr) a Londra”, scrive il ministro. “Oltre che sul piano militare, il terrorismo di matrice islamista va sconfitto sul piano politico, coinvolgendo in questa battaglia senza ambiguita’ i governi dei Paesi a maggioranza islamica e le istituzioni musulmane in Europa”.

“I sequestri di ostaggi italiani e occidentali da parte della galassia terrorista hanno avuto caratteristiche diverse da caso a caso”, prosegue il ministro. “Negli ultimi dieci anni, i nostri governi si sono comportati sempre allo stesso modo”, sottolinea il titolare della Farnesina, “combattiamo il terrorismo sul terreno, inclusi i diversi canali di ingenti finanziamenti, e cerchiamo di salvare la vita ai connazionali attraverso le attivita’ di intelligence nostre e dei nostri alleati. Queste attivita’ hanno portato nell’ultimo anno solo in Siria al rilascio, oltre che delle due volontarie lombarde, di altri 8 ostaggi occidentali. Queste attivita’ non possono che essere riservate”. Per Gentiloni, “sarebbe un gravissimo errore accreditare voci diffuse ad arte proprio da ambienti jihadisti”. Infine, il ministro ribadisce che “ci sono aree del mondo in cui non si deve andare” e che “oggi non possiamo permetterci imprudenze”. (AGI)

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