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Gesù antisemita

13883732_10208227712464616_1910414190_nPuò sembrare un titolo ad effetto provocatorio, ma non è così. La scoperta di Cristo di sangue romano imperiale ed egizio faraonico rimette in discussione la sua figura, vista finora dal mondo accademico e religioso come un ebreo oltretutto marginale. In quel periodo vi erano continui atti di rivolta contro Roma da parte degli ebrei, che sfociarono in 600mila morti nella prima guerra giudaica, con migliaia di crocifissioni e continui bagni di sangue per fermare le continue rivolte. Gesù, come abbiamo dimostrato con prove storico-documentali nel libro Cristo il Romano, era nipote di Marco Antonio, padre di Alessandro Heli, dalla cui relazione con Ottavia Minore, sorella di Cesare Augusto, nacque Giuseppe Heli o Giuseppe dei Vangeli. Dalla relazione di Marco Antonio con Ottavia Minore e dalla loro progenie ci siamo ritrovati con Gesù cugino di secondo grado sia dell’imperatore Claudio che di Nerone, e proprio quando Claudio era imperatore a Roma Gesù era nella capitale dell’urbe. Gaio Svetonio Tranquillo (70-126 d.C.), scrittore romano d’età imperiale, in un passo della biografia di Claudio, imperatore dal 41 al 54 d.C., riferisce di alcuni disordini provocati dai Giudei su istigazione di un certo Chrestus, per i quali l’imperatore e mise un mandato di espulsione.

Il testo, nell’originale latino presente in Vita Claudii, 25.4, recita: – Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantis Roma expulit, la cui traduzione in italiano è: “[Claudio] espulse dalla città i Giudei che per istigazione di Cresto erano continua causa di disordine”
Lo storico cristiano Paolo Orosio (Historiae adversus paganos VII, 6, 15-16), vissuto a cavallo tra il IV e V secolo d.C., parla di questo scritto di Svetonio che si riferisce all’espulsione da Roma dei Giudei avvenuta nel 49 d.C. su istigazione di un certo Chrestus, da alcuni visto come un sobillatore, da altri identificato con il Cristo dei vangeli (secondo questa seconda interpretazione, i Giudei “cristiani” sarebbero stati istigati dalla sua dottrina).

Il termine deriverebbe dal greco krestòs, che significa “buono”, “valente”, “virtuoso” , anche in senso morale. La lettura del termine Chrestus non è apparentemente così scontata: difatti in epoca imperiale era presente un’ambivalenza tra la lettera iota (pronunziata come un “i” italiana) ed eta (pronunziata come una “e”). Tale fenomeno comportava che la forma scritta Chrestus veniva nel parlato pronunziata come Christus.

L’apologeta cristiano Paolo Orosio (375-420 ca.), discepolo e collaboratore di sant’Agostino, riporta il passo di Svetonio nelle sue Historiae adversus paganos (ultimate poco prima di morire), rimanendone colpito e informandoci che di questa vicenda aveva parlato anche Giuseppe Flavio nelle sue opere:

Nel nono anno dello stesso regno, racconta Giuseppe che per ordine di Claudio i giudei furono espulsi dall’Urbe. Ma più mi colpisce Svetonio, che si esprime così: “Claudio espulse da Roma i Giudei in continuo tumulto per istigazione di Cristo”; dove non si riesce a capire se egli ordinò di infrenare e di reprimere i giudei tumultuanti contro Cristo, oppure se volle che anche i cristiani fossero espulsi con essi, come gente di religione affine” (Historiae adversus paganos VII 6,15-16).

Dalla testimonianza dello storiografo cristiano, veniamo a sapere che anche Giuseppe Flavio in un brano delle sue opere, riferiva dell’espulsione dei Giudei da Roma, avvenuta nell’anno 49 sotto il regno di Claudio. Negli scritti di G Flavio questo passaggio è stato tagliato dai padri amanuensi, a dimostrazione che era pericoloso e che volevano coprire il fatto che Gesù fu a Roma  e causa dell’espulsione dei giudei.

Orosio infatti ha il dubbio che i tumulti creati dai giudei siano addirittura contro Cristo, ma a parte questo, egli identifica Chrestus con Cristo. Che Gesù fosse soprannominato Cristo lo sappiamo da G. Flavio in Antichità giudaiche, XX, 200:

Così (il sommo sacerdote Anano) convocò i giudici del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era soprannominato Cristo, e certi altri, con l’accusa di avere trasgredito la Legge, e li consegnò perché fossero lapidati.

Le diatribe tra Gesù ed i farisei e gli ebrei sono evidenti nei vangeli in più versi, così come l’atteggiamento avverso del Cristo contro le leggi mosaiche e il dio di Mosè, adottato dagli ebrei Aton-Adonay che fu fuso con il dio egizio Yah (dio lunare), per creare il dio degli ebrei Yahweh. Gesù era un sacerdote del culto di Osiride e di Iside che fu sincretizzato con il dio egizio Api, ovvero Mnevis/Amon, toro nero dell’enneade, da Tolomeo I attraverso il culto di Serapide ad Alessandria d’Egitto, tanto da far dire all’imperatore Adriano che i cristiani erano gli adoratori del culto di Serapide. Ma quello che abbiamo scoperto con i nostri studi è che i cristiani non erano ebrei ma romani. Per questo Gesù disse agli ebrei:

Voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro”1.

Un Gesù che nel Tempio di Gerusalemme si scagliò contro l’usura dei cambiavalute ebrei nel tempio, come riportato dall’evangelista Marco, senza subire ritorsioni da parte dei legionari:

Così giunsero a Gerusalemme. E Gesù, entrato nel tempio, cominciò a scacciare quelli che nel tempio vendevano e compravano e rovesciò le tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi. E non permetteva ad alcuno di portare oggetti attraverso il tempio. E insegnava, dicendo loro: «Non è scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti”? Voi, invece, ne avete fatto un covo di ladroni!». Ora gli scribi e i capi dei sacerdoti, avendo udito queste cose, cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era rapita in ammirazione del suo insegnamento. E, quando fu sera, Gesù uscì fuori dalla città2.

Gesù aveva legami di parentela con l’imperatore Tiberio. Sia Pilato che i legionari sapevano ovviamente chi era e non potevano impedirgli di scagliarsi contro gli Ebrei usurai che traevano profitto dai prestiti di denaro o dal cambio della valuta. Un gesto di questo tipo da parte di qualsiasi altra persone, avrebbe provocato l’immediata reazione delle guardie del tempio che non avrebbero potuto esimersi dall’arresto e dal portare poi davanti al tribuno lo sconsiderato autore di un gesto così eclatante.

Ancora nel Vangelo di Matteo, Gesù si scagliò contro gli ebrei:

Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna? Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l’altare. In verità vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione3.

Questo passo trova riscontro nel racconto di T. Giuseppe Flavio in Guerra Giudaica, dove lo storiografo descrive la morte di Zaccaria subito dopo aver parlato della morte di Gesù da parte degli idumei e degli ebrei zeloti. Ebrei che volevano la testa di Gesù di sangue egizio-romano, nel processo con Pilato che invece non trovò alcuna colpa in lui e che oltretutto non aveva la facoltà di poterlo uccidere in quanto il Cristo Re era anche legato da rapporti di parentela con l’allora imperatore Tiberio, cognato della zia di Giuseppe, Antonia Minore.

Alla fine, nonostante Gesù cercò di fermare la rivolta a Gerusalemme per impedire un nuovo bagno di sangue da parte dei legionari romani, fu ucciso proprio da quegli ebrei che cercò invano di salvare come descritto da G. Flavio:

“A lui si affiancava degnamente Gesù, inferiore rispetto ad Anano, ma superiore agli altri. Debbo ritenere che dio, avendo condannato alla distruzione la città contaminata e volendo purificare col fuoco i luoghi santi, eliminò coloro che vi erano attaccati con tanto amore. E quelli che poco prima, avvolti nei sacri paramenti, avevano presieduto a cerimonie di culto di portata universale ed erano stati oggetto di venerazione da gente venuta nella città da ogni paese, era dato ora di vederli gettati ignudi in pasto ai cani e alle fiere. Su uomini siffatti io credo che la stessa virtù abbia lacrimato, lamentando di esser stata così calpestata dalla malvagità: tale fu la fine di Anano e di Gesù .”

Ecco cosa scrive G. Flavio poco prima che Gesù morisse assassinato dagli idumei:

Durante la notte scoppiò un violento temporale con venti impetuosi, piogge torrenziali, un terrificante susseguirsi di fulmini e tuoni e spaventosi boati di terremoto. Sembrava la rovina dell’universo per la distruzione del genere umano, e vi si potevano riconoscere i segni di un’immane catastrofe.” Ed ecco come l’evangelista Matteo ha retrodatato il terremoto di cui parla G. Flavio nei vangeli nell’inventata morte per crocifissione di Gesù.

“E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di dio!» .

Cristo il Romano è un libro rivoluzionario per le scoperte storico-documentali che contiene e che rischia di travolgere il cristianesimo ed il vaticano, ma di certo non il messaggio di amore e di apertura dei vangeli che possiamo sintetizzare in quell’ama il prossimo tuo come te stesso, e in un Gesù di sangue romano che si scagliò contro l’usura e le leggi ebraiche in più di un’occasione.

Alessandro De Angelis, scrittore ricercatore di antropologia delle religioni.

Per acquistare il libro: http://www.macrolibrarsi.it/libri/__cristo-il-romano-libro.php

1gv 8:44.

2mc 11:15-19.

3mc 23:33-36.

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