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Gesù vestito da romano ad Aquileia: altre prove archeologiche di Cristo il Romano

Abbiamo visto che i nonni materni di Gesù erano Simone, figlio di Boeto, e Anna Boeto, genitori di Maria. Vediamo ora se con i genitori di Giuseppe è possibile spiegare il motivo per cui i Mandei attendono l’avvento di una figura, Anosh-Uthra (Enoch), che «accuserà Cristo il Romano, il mentitore, figlio di una donna che non è dalla luce» e «smaschererà Cristo il Romano come mentitore; egli sarà legato dalle mani dei giudei, i suoi devoti lo legheranno e il suo corpo sarà trucidato»1.

Perché mai i Mandei chiamano Gesù “il Romano”? I Mandei continuano a sopravvivere in Iraq come setta gnostica eterodossa dei Nazorei, che parla un dialetto aramaico. Per capire se Gesù aveva effettivamente del sangue Romano non ci resta che indagare su suo padre Giuseppe che, nella Genesi, viene descritto come “sommo Nazar”. Anche Samuele e Sansone nei Numeri vengono individuati come Nazar, come anche il profeta Elia viene definito “Nazoreo”. La setta dei Nazorei, che ha poi dato origine ai Mandei, si definisce ancora oggi “Nasurai”. Le persecuzioni degli Ebrei iniziarono già nella seconda metà del I secolo d.C. e questo portò questa setta gnostica ad abbandonare la Palestina. La “setta dei Nazorei” veniva chiamata anche “setta dei Nazareni”, mai nominata nei vangeli, dove viene fatta oggetto di contraffazione attraverso la città di Nazareth, che non ricorre mai nell’antico testamento e di cui non vi è nessuna attestazione nella storia extraevangelica. Non solo, nella basilica di Aquileia troviamo Gesù vestito da romano come il “buon pastore”. La basilica fu edificata a partire dall’anno dell’Editto di Costantino (313) o pochi anni dopo, dal vescovo Teodoro con il diretto appoggio dell’imperatore Costantino.

Gesù Romano

Gesù romano si trova nel mosaico che si estende per più di 750 m², e le raffigurazioni principali del pavimento possono essere suddivise in quattro campate, partendo dall’entrata. Nei principali ritratti si possono riconoscere le effigi dell’imperatore Costantino e di altri membri della famiglia imperiale, tra cui la madre Elena e, tra i giovani, i quattro figli di Costantino stesso. L’Imperatore romano giunse più volte ad Aquileia tra il 313 ed il 333 d.C. e finanziò la città. Gesù viene rappresentato come Buon Pastore con la pecora sulle spalle, esattamente come il dio Mercurio del mondo greco-romano. Inoltre, dove si trovava l’altare, si vede la scena allegorica di Vittoria alata con corona e palma, raffigurazione di enorme importanza per la primitiva chiesa cristiana, che usciva vincitrice e di fatto diventava, dopo l’editto di Costantino, la principale religione dell’Impero romano. L’imperatore Costantino era figlio di Flavio Valerio Aurelio Costantino, conosciuto anche come Costantino il Grande e Costantino I, figlio a sua volta di Flavio Valerio Costanzo, meglio noto come Costanzo Cloro o Costanzo I, che secondo l’Historia Augusta era figlio di Eutropio, un nobile proveniente dalla Dardania settentrionale, nella provincia della Mesia Superiore, e Claudia, una nipote dei due fratelli e imperatori Claudio il Gotico e Quintillo. I due fratelli, secondo la Historia Augusta, sono in relazione con la Gens Flavia di Vespasiano, Tito e Domiziano. Costantino, secondo una tesi diffusa nella tradizione ecclesiastica di cui parla anche Eusebio di Cesarea, si sarebbe convertito al Cristianesimo in seguito alla vittoria di Ponte Milvio contro Massenzio, dopo aver pregato il Dio di Gesù Cristo e dopo la vittoria. Dopo la vittoria avrebbe fatto erigere nel centro di Roma una statua a lui dedicata con la croce in mano. Eusebio parla inoltre della visione di una scritta in hoc signo vinces (in questo segno vincerai) che l’imperatore avrebbe avuto in Gallia, mentre tornava a Roma nelle settimane precedenti la battaglia, mentre in una successiva versione, dice che Costantino avrebbe visto insieme a tutto il suo esercito le stesse parole accanto a una croce luminosa sovrimpressa sul sole e in base a un sogno successivo, avrebbe fatto redigere uno stendardo con la riproduzione del segno. Lattanzio parla dello stesso sogno, in seguito al quale Costantino avrebbe ordinato di incidere sugli scudi dei suoi soldati un “segno celeste di Dio” prima della battaglia. Il simbolo è composto da due lettere sovrapposte, ‘X’ e ‘P’, che corrispondono, rispettivamente, alla lettera greca ‘χ’ (‘chi’) e ‘ρ’ (‘rho’) e sono le iniziali della parola Χριστός, in greco “unto” (in ebraico “messia”). Quello che è certo è il fatto che fu Costantino convocare e presiedere il Concilio di Nicea nel 325 d.C., dove, per cercare di rendere più coeso un impero che si stava sfaldando a causa delle diatribe religiose dei vari presbiteri, favorì il cristianesimo come religione di stato, ribadendo l’incarnazione, morte e resurrezione di Gesù, in contrasto alle dottrine gnostiche, dichiarando inoltre la sua nascita virginale.. Si anatemitteranno inoltre i sostenitori di Ario che affermavano che la figura di Gesù era subordinata a quella di Dio, in quanto nato da lui e quindi non consustanziale. Ma da dove prende la sua discendenza romana Gesù?

Nel Vangelo di Luca leggiamo:

Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, figlio di Eli […]2.

Chi è questo misterioso Eli che compare nel Vangelo di Luca?

La nostra ricostruzione parte da lontano, dalla battaglia di Filippi del 42 a.C. tra le forze cesariane del triumvirato, composto da M. Antonio, G. Giulio Cesare Cesare Ottaviano Agusto e M. Emilio Lepido, contro Bruto e Cassio, i cesaricidi. Dopo la vittoria, M. Antonio chiamò a Tarso per i festeggiamenti la regina Cleopatra VII Tea Filopatore che, sicuramente, portò con sé il suo sacerdote alessandrino Simone, figlio di Boeto, tanto che lo ritroviamo a Tarso come governatore della città, carica datagli da Marco Antonio in persona:

Appiano, uno storico, ci parla di una somma di millecinquecento talenti che costrinse i cittadini di Tarso ad alienare i beni pubblici, ed a vendere i giovani come schiavi. Dopo la vittoria su Cassio e Bruto da parte di Marco Antonio e Ottaviano a Filippi, la città venne esentata dal pagare il tributo di guerra, e Antonio inviò Boeto a Tarso per ristabilire le finanze della città3.

  1. Antonio era cognato di G. Giulio Ottaviano, in quanto aveva sposato la sorella Ottavia Turina minore, figlia di G. Ottavio e della sua seconda moglie Azia maggiore, nipote di G. Giulio Cesare. Il marito di Ottavia Turina minore, Marcello, morì alla fine del 41 a.C., lasciando Ottavia incinta. All’inizio del 40 a.C. morì Fulvia, la moglie di M. Antonio, da cui aveva avuto due figli. M. Antonio e G. Giulio Ottaviano decisero di saldare il proprio legame con un matrimonio: fu così che, per motivi politici, Ottavia sposò Antonio. Prima di questo matrimonio, M. Antonio ebbe due figli da Cleopatra VII: Alessandro Elio e Cleopatra VIII Selene, due gemelli nati nel 40 a.C. Il matrimonio riuscì ad ottenere i risultati sperati: non solo M. Antonio rimase lontano da Cleopatra per quattro anni, ma, quando G. Giulio Ottaviano e M. Antonio entrarono in contrasto, Ottavia Turina riuscì a far riconciliare il marito col fratello e il triumvirato fu rinnovato per un ulteriore periodo di cinque anni. Ma con l’aiuto delle finanze egiziane M. Antonio raccolse un esercito e partì per la campagna contro i Parti, dove perse quasi tutti gli uomini durante la ritirata attraverso l’Armenia. Nel mentre G. Giulio Ottaviano, dopo l’allontanamento di Lepido, rimase solo al potere a Roma e questo lo favorì nel portare dalla sua parte l’aristocrazia tradizionalista romana, cominciando ad alienare le simpatie dei sostenitori di Antonio su di sé, accusandolo di immoralità per aver abbandonato la moglie ed i figli a causa della relazione con la regina Cleopatra VII. G. Giulio Ottaviano provò in tutti i modi a convincere M. Antonio a tornare in patria, ma egli rimase ad Alessandria con Cleopatra VII, dalla quale ebbe un altro figlio, Tolomeo XVI Filadelfo, nato nel 36 d.C.

La rottura tra G. Giulio Ottaviano e M. Antonio si ebbe dopo che quest’ultimo, in seguito alla conquista dell’Armenia nel 34 d.C., ottenuta con il contributo finanziario di Cleopatra VII, e alla celebrazione del trionfo ad Alessandria, incoronò Alessandro Elio sovrano dell’Armenia, Media e Partia, Cleopatra VIII Selene sovrana di Cirenaica e Libia e Tolomeo XVI Filadelfo sovrano di Fenicia, Siria e Cilicia. Roma non poteva lasciare che l’impero si spaccasse a causa di M. Antonio: mancava solamente il casus belli che G. Giulio Ottaviano riuscì a trovare nel testamento di M. Antonio che lasciava a Tolomeo Cesarione, figlio di Cleopatra VII e di G. Giulio Cesare, e a Cleopatra VII i territori orientali di Roma. Questa fu la causa che costrinse Ottaviano a dichiarare guerra all’Egitto nel 32 a.C., che così viene raccontata da Svetonio:

La sua alleanza con Antonio era sempre stata dubbia e poco stabile, mentre le loro continue riconciliazioni altro non erano che momentanei accomodamenti; alla fine si giunse alla rottura definitiva e per meglio dimostrare che Antonio non era più degno di essere un cittadino romano, aprì il suo testamento, da Antonio lasciato a Roma, e lo lesse davanti all’assemblea, dove designava come suoi eredi anche i figli che aveva avuto da Cleopatra4.

  1. Antonio e Cleopatra VII furono sconfitti nella battaglia navale di Azio il 2 settembre del 31 a.C. e la regina fuggì ad Alessandria con parte della flotta, seguita da M. Antonio. Il 1º agosto del 30 a.C. Ottaviano invase l’Egitto ed entrò nella capitale, costringendo M. Antonio al suicidio, sorte che toccherà anche a Cleopatra VII pochi giorni più tardi, che seguì l’esempio del suo amato.

Dopo il suicidio di M. Antonio e di Cleopatra VII, Augusto diede in sposa Cleopatra (VIII) Selene a Giuba II, re di Numidia, e Alessandro Elio a sua sorella Ottavia Turina minore, che aveva 29 anni più di Alessandro Eli. Quando Alessandro Elio aveva circa 15 anni, nel 25 a.C., nacque dalla loro unione Cleopatro (Cleopa come la madre Cleopatra VII) Giuseppe Eli.

Nulla sappiamo della sorte di Tolomeo Filadelfo, ma il fatto che Ottaviano non uccise Alessandro Elio e sua sorella gemella Cleopatra VIII Selene lascia supporre che abbia risparmiato anche lui.

  1. Antonio fu colpito dalla damnatio memoriae, e questo fece sì che i suoi figli non potevano avere nella tria nomina il nomen di Antonio, ma solo quelli della famiglia tolemaica di Cleopatra, da cui Cleopa e Tolomeo. “Bartolomeo” potrebbe essere quindi, a buona ragione, il figlio di Tolomeo Filadelfo, infatti Bar-Tolomeo vuol dire in aramaico “figlio-discendente di Tolomeo”, e lo troviamo annoverato tra i dodici discepoli di Gesù negli Atti degli Apostoli, e chiamato “Cleopa” anch’egli nel Vangelo dello Pseudo-Tommaso.

Nella I Apocalisse di Giacomo, Gesù dice a suo fratello Giacomo:

Il Signore disse: «Giacomo, io ti lodo camminare sulla terra le parole […] mentre egli getta via lungi da te il calice, cioè l’amarezza. Poiché alcuni di loro si ergono contro di te, giacché tu hai iniziato a conoscere le loro radici dall’inizio alla fine. Getta via lungi da te ogni iniquità e sta attento che essi non siano invidiosi di te. «Quando tu dici queste parole di percezione, fai coraggio a queste quattro: Salomé, Miriam, Marta e Arsinoe».

Arsinoe era un nome proprio di quattro principesse lagidi-tolemaiche, come Arsinoe IV, figlia di Tolomeo XII, faraone d’Egitto, e di Eupatra. Arsinoe IV era quindi sorellastra di Cleopatra VII, madre di Alessandro Elio (Eli), a sua volta padre di “Giuseppe” (Cleopa). Perché mai Gesù deve salutare Arsinoe? Salomé, Miriam e Marta sono sue parenti, Cleopatra VII era la nonna di Giuseppe, e Arsinoe IV era la sorella di Cleopatra VII.Quindi,se la figlia di Arsinoe IV aveva lo stesso nome della madre, ella risulta essere la cugina di Alessandro Elio (Heli), nonno di Gesù.

Secondo il Vangelo di Luca, il nonno paterno di Gesù si chiamava Eli. Così viene traslitterato nelle edizioni italiane. Letto così, il nome del padre di Giuseppe, padre di Gesù, sembrerebbe essere un nome teoforo ebraico contenente il teonimo “El”. “Eli” significherebbe dunque “Mio Dio”. Potrebbe ovvero essere un diminutivo di un nome teoforo iniziante con “Eli”, come “Eliachim” o “Eliezer”.

Tuttavia se così fosse, come potrebbe apparire di primo acchito a un’analisi superficiale, il nome dovrebbe comparire secondo un’analoga grafia anche nel testo latino di Luca, da cui viene tradotto quello italiano, e in quello greco da cui Sofronio Eusebio Gerolamo (san Gerolamo) tradusse la sua Vulgata.

Eppure il testo latino così recita:

III 23 Et ipse Iesus erat incipiens quasi annorum triginta, ut putabantur, filius Ioseph, qui fuit Heli,

Nella Vulgata Heli è un’anomalia, perché presenta un’aspirazione (una “h”) iniziale, a differenza della parola ebraica “El”. Si può trattare di un errore? No, dal momento che nei versetti successivi i nomi teofori vengono riportati sempre correttamente senza aspirazione iniziale.

III 23 Et ipse Iesus erat incipiens quasi annorum triginta, ut putabantur, filius Ioseph, qui fuit Heli,

24 qui fuit Matthat, qui fuit Levi, qui fuit Melchi, qui fuit Iannae, qui fuit Ioseph,

25 qui fuit Matthatiae, qui fuit Amos, qui fuit Nahum, qui fuit Esli, qui fuit Naggae,

26 qui fuit Maath, qui fuit Matthathiae, qui fuit Semei, qui fuit Iosech, qui fuit Ioda,

27 qui fuit Ioanna, qui fuit Resa, qui fuit Zorobabel, qui fuit Salathiel, qui fuit Neri,

28 qui fuit Melchi, qui fuit Addi, qui fuit Cosam, qui fuit Elmadam, qui fuit Her,

29 qui fuit Iesu, qui fuit Eliezer, qui fuit Iorim, qui fuit Matthat, qui fuit Levi,

30 qui fuit Simoen, qui fuit Iudae, qui fuit Ioseph, qui fuit Iona, qui fuit Eliachim,

Come si nota subito nomi come «Elmadam», «Eliezer» o «Eliachim» non presentano alcuna aspirazione iniziale.

Per sfatare ulteriormente il dubbio di un errore di S. Eusebio Gerolamo, si controlli ora il testo greco.

III 23 Καὶ αὐτὸς ἦν Ἰσοῦς ἀρχόμενος ὡσεὶ ἐτῶν τριάκοντα, ὢν υἱός, ὡς ἐνομίζετο, Ἰωσήφ τοῦ Ἡλεί,

In caratteri latini il versetto appare così:

III 23 Kaì autòs en Isûs archómenos hoseì etôn triákonta, òn yiós, os evomízeto, Ioséf tû Heleí,

Come si può notare, anche il greco riporta uno spirito aspro (che esprime un’aspirazione) dinanzi alla “e”, eta in questo caso, a differenza invece dei nomi teofori inizianti con “El” (scritto però con la epsilon) riportati nei versetti immediatamente successivi.

Si può affermare a questo punto che “Eli” (Heli) non è l’ebraico per “mio Dio” né un diminutivo di un teoforo contenente “Eli”. In ebraico non esiste il nome “Heli” (con aspirazione, resa in greco con lo spirito aspro e in latino con una “h” all’inizio di parola), ma esiste invece in greco, con la desinenza maschile singolare ος (os), al nominativo. Elio (Helios) è il dio del Sole e nome di Tolomeo Alessandro Elio, figlio di Marco Antonio e Cleopatra VII d’Egitto5.

Infatti quando Giuseppe, Gesù e Maria fuggono da Erode il Grande per rifugiarsi in Egitto, nel Vangelo arabo dell’infanzia del Salvatore si incontrano con il faraone:

Quanto segue l’abbiamo trovato scritto nel libro del pontefice Giuseppe vissuto al tempo di Cristo; alcuni dicono che egli sia Caifa. A Matarea. Si diressero poi a quel sicomoro che oggi è detto Matarea. Gesù  fece scaturire una sorgente a Matarea, nella quale la signora Maria lavò la sua camicia. […]. Indi discesero a Misr. Visto il Faraone rimasero tre anni in Egitto.

Il faraone poteva essere solamente Alessandro Elio che, dopo la morte di Ottavia Turina minore nell’11 a.C., decise di tornare a Menfi, in Egitto.

Giuseppe era quindi nipote di Cleopatra VII, e, non potendo usare il nomen del nonno paterno M. Antonio, sottoposto alla damnatio memoriae, veniva chiamato con quello della nonna Cleopatra VII, di cui Cleopa è un diminutivo. Questo è il motivo per cui troviamo in alcuni figli di Giuseppe e Maria, e nella stessa Maria l’epiteto Cleopa (Maria di Cleopa o Cleofa).

Maria, madre di Gesù, fratello di Giacomo, Giuseppe/Iose, Simone e Giuda, era Maria, moglie di Cleopa. Maria, moglie di Cleopa, e Cleopa/Alfeo erano genitori di Giacomo, Giuseppe, Simone/Simeone e Giuda/Taddeo. Quindi Cleopa era Giuseppe, indicato come padre di Giacomo, Giuseppe/Iose, Simone e Giuda nei vangeli dell’infanzia. Anche i fratelli di Gesù sono chiamati Cleopa in quanto figli di Giuseppe nipote di Cleopatra VII.

Maria, madre di Gesù, in un frammento copto, afferma di essere Maria di Cleofa. Maria era moglie di Alfeo/Cleofa/Cleopa secondo il padre della Chiesa Papia. Nell’antico oriente i giudei assumevano sovente un secondo nome greco assonante all’ebraico-aramaico originale: vedi per es. Saulo-Paolo, Sila-Silvano, Giosuè-Giasone… Alfeo e Clopa non sarebbero altro che diverse dizioni in greco del medesimo nome aramaico חלפי Halfai. La traslitterazione Ἁλφαῖος, Halfàios, appare più aramaicizzante, vicina alla resa fonetica del nome originale, mentre la traslitterazione Κλωπᾶς, Clopàs, appare più grecizzante, derivante dal nome greco Κλεόπατρος, Cleópatros che è Cleopatra abbreviato. Nella pronuncia italiana, come anche in quella greca, “Clopa” sembra molto diverso da “Alfeo”, ma non è così tenendo conto della fonetica semita dove la lettera ח (het) dell’originale Halfai ha un suono aspirato e duro che può averla fatta assimilare alla greca kappa, sebbene questa non abbia un suono aspirato. Anche l’originale lettera פ (pe) può rendere i fonemi sia della nostra effe (Alfai) sia della pi (Cleopa). Quindi Cleopa è l’aramaicizzazione del nome greco Cleòpatros, facendo sì che non venga esclusa la possibilità che il nome greco Clopa abbia servito come resa dell’aramaico Halfai. Schematicamente:

Ἁλφαῖος (Halfàios), resa fonetica del nome aramaico חלפי / (Halfai) \ Κλωπᾶς (Clopàs), resa ellenizzata sia del nome aramaico che greco Κλεόπατρος / (Cleòpatros) \ קלופו (Qlofò), resa aramaicizzata del nome greco

Sarebbe simile a quanto avviene nel caso di san Paolo:

Σαούλ o Σαῦλος (Saúl o Sàulos), rese fonetiche del nome aramaico-ebraico שאול / (Shaʾùl) \ Παῦλος (Pàulos), resa ellenizzata sia del nome aramaico-ebraico che latino Paulus / \ פאולו (Paʾolò), resa ebraica moderna del nome latino.

Cleopa è quindi il diminutivo del nome greco Cleopatro, portato al femminile da nove regine lagidi-tolemaiche, fra cui Cleopatra VII, madre di Alessandro Elio, Cleopatra VIII Selene, figlia di M. Antonio e di Cleopatra VII, e moglie di Giuba II, re di Mauretania, e Cleopatra IX, figlia di Giuba II e di Cleopatra VIII. Maria di Cleofa era moglie di Cleopa, padre di Simeone, iI Vescovo della Chiesa di Gerusalemme, dal 62 d.C., dopo Giacomo il Giusto, fratello del Signore, secondo lo storiografo Egesippo e il padre della Chiesa sant’Eusebio di Cesarea. Secondo il qumranologo e docente universitario prof. Robert H. Eisenman, Alfeo, Cleofa, Cleopa, Clopa e Giuseppe, padre di Gesù, erano la stessa persona, così come Maria, madre di Gesù, Maria, madre di Giacomo e di Giuseppe/Iose, e Maria di Cleofa.

Tratto dal libro in prossima uscita Cristo il Romano volume II: la nascita del cristianesimo

Alessandro De Angelis scrittore, ricercatore di antropologia delle religioni

Per l’acquisto del libro Cristo il Romano ed Exodus, dove viene svelata la vera identità di Mosè e la storia dell’Esodo:

https://www.macrolibrarsi.it/libri/__cristo-il-romano-libro.php

https://www.macrolibrarsi.it/libri/__exodus-libro.php

Qui la conferenza con lo storico Andrea Di Lenardo su Exodus

1

2

3tratto da: https://it.wikipedia.org/wiki/Tarso_(Turchia).

4 Svetonio, Augustus, 17.

5ricerca di Andrea Di Lenardo

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