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Gianni Pittella dopo Martin Schulz, chi è e perchè si candida

Bruxelles – Gianni Pittella è sulla rampa di lancio per diventare il prossimo presidente del Parlamento europeo. Lucano di Lauria, un centro da 13 mila abitanti sul piccolo tratto di costa tirrenica, ha da poco compiuto 58 anni ed è al Parlamento  europeo da quando ne aveva 41.  Alle ultime elezioni, nel Maggio del  2014, è stato il più eletto della circoscrizione dell’Italia  meridionale, con 234 mila preferenze, e in quanto veterano degli eletti  del più corposo gruppo nazionale all’interno del secondo più grande gruppo politico al Parlamento (31 eurodeputati italiani su 189), oltre  che ex vicepresidente vicario dell’assemblea nella legislature  precedente, è stato nominato capogruppo.

E’ quindi lui, con il suo  caratteristico accento del sud, che da due anni e mezzo espone il punto di vista del secondo più importante partito politico europeo, subito  dopo il leader parlamentare del Ppe, Manfred Weber, all’inizio di ogni  dibattito. Solo una settimana fa, a Strasburgo, il giorno prima della  decisione di Martin Schulz di lasciare il suo incarico per dedicarsi  alla politica tedesca, aveva detto in un’intervista all’Agi che  l’attuale presidente “ha aumentato l’autorevolezza del Parlamento  garantendone la stabilita’” sottolineando che  “avere tutti e tre i  presidenti delle principali istituzioni comunitarie della stessa  famiglia popolare, creerebbe uno squilibrio politico inaccettabile”. E  questo è il motivo per cui, una settimana dopo a Bruxelles, Pittella è stato acclamato all’unanimità dal suo gruppo come candidato alla  successione di Schulz. La sua, ha sottolineato, è una candidatura  “contro l’austerita’, contro questa Europa umiliata dagli egoismi  nazionali”. In questo momento, ha aggiunto, “serve una svolta progressista: dobbiamo cambiare questa Unione europea per salvare  l’Europa. Non accetteremo mai un monopolio delle presidenze delle  istituzioni europee per il gruppo della famiglia popolare. Una delle tre  presidenze, per una ragione semplice e naturale di equilibrio politico,  deve andare alla famiglia socialista”. 

L’avvicendamento era previsto  fin dall’inizio della legislatura, come vuole la consuetudine, a metà mandato: e la decisione era prevista per la sessione plenaria che  comincia a Strasburgo il 16 gennaio. Se in quella occasione a Schulz dovesse succedere un presidente del Parlamento della famiglia Ppe, il centro destra guiderebbe tutte e tre le istituzioni: la Commissione con  Jean-Claude Juncker e il Consiglio europeo con Donald Tusk. “Come  socialisti e democratici, sosteniamo il principio che l’equilibrio politico deve essere assicurato e rispettato”. Pittella, che nel 2013 fu uno dei contendenti di Matteo Renzi nelle primarie per la segreteria del Partito democratico, è un grande sostenitore del “sì” al referendum costituzionale di questa domenica: la vittoria del “no”, ha detto  all’Agi, sarebbe “il migliore alleato di Schaeuble e dei falchi dell’austerita’” nella “battaglia decisiva per l’Europa” che si sta  giocando, ormai da due anni e mezzo, nell’Unione europea.” Secondo Pittella, “non è la campagna elettorale di Matteo Renzi, ma  l’austerità ad essere antieuropea. Renzi vuole cambiare l’Unione  europea per salvare l’Europa, e il gruppo S&D è compatto su questa posizione: faremo fronte comune in questa che è la madre di tutte le battaglie”. Pittella sostiene Renzi anche in un’altra battaglia europea: minacciando il veto sul bilancio pluriennale “l’Italia ha giustamente  posto la questione dell’inadeguatezza dei fondi per garantire quanto  promesso ai cittadini sui giovani, i migranti,  le infrastrutture”. Il  Ppe deciderà il suo candidato la prossima settimana.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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