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Sono invisibili, silenziosi, assenti. Nessuno si accorge di loro ad eccezione dei genitori che si ritrovano con un problema serissimo da gestire: un figlio adolescente che non vuole uscire dalla sua stanza. E non c’entrano le tipiche crisi adolescenziali: il disagio è talmente profondo e radicato da spingere i ragazzi ad abbandonare la scuola, gli amici. A chiudere con tutto e tutti. Lasciando il mondo fuori dalla porta della propria camera. Questo disagio ha un nome, si chiama “hikikomori”, un termine giapponese coniato proprio nel Paese in cui questa patologia ha iniziato a diffondersi decenni fa e che oggi conta 500 mila ragazzi che ne soffrono. In Italia si comincia a parlare di loro, dei ‘ritirati sociali’.

I numeri in Italia

Ma non è solo un problema del Giappone: i ragazzi che decidono di ritirarsi dal mondo sono molti anche in Italia. Secondo l’associazione Hikikomori Italia Genitori Onlus, nata nel 2017, non ci sono dati certi sul numero degli adolescenti in ritiro sociale in Italia e non ci sono ancora studi ufficiali (uno degli obiettivi dell’associazione è arrivare a censire il fenomeno), ma si presume che siano circa 100.000. Per questo motivo ‘Associazione Hikikomori Italia genitori onlus ha organizzato per  il 10 maggio alle 14,30 nell’aula magna del liceo Manfredi Azzarita di Roma un seminario dal titolo “Il ritiro sociale degli adolescenti e la scuola come risorsa”.

Le cause

L’hikikomori è un meccanismo di difesa messo in atto come reazione alle eccessive pressioni di realizzazione sociale tipiche delle società capitalistiche economicamente più sviluppate. “L’hikikomori è il frutto si una società che esercita sui ragazzi una serie di pressioni che vanno dai buoni voti scolastici, alla realizzazione personale, alla bellezza fino alla moda”, ha spiegato all’Agi il presidente dell’Associazione, Marco Crepaldi. Ragazzi e ragazze si trovano così a dover colmare virtualmente il gap che si viene a creare tra la realtà e le aspettative di genitori, insegnanti e coetanei. Quando questo gap diventa troppo grande si sperimentano sentimenti di impotenza, perdita di controllo e di fallimento.

Come riconoscere la sindrome

I primi segnali arrivano generalmente dalla fase pre-adolescenza fino a quella adulta, don due passaggi chiave: l’inizio e la fine delle scuole superiori. “Le prime perché il ragazzo a confrontarsi con insegnanti e compagni di classe nuovi. La seconda perché è il momento in cui bisogna tracciare la strada che si vuole seguire nella vita”. Spesso la chiusura non è netta: il primo segnale preoccupante sono le frequenti assenze a scuola, tanto che l’assenteismo – che può durare anche anni – è frequentissima nei casi di hikikomori. Tra gli altri principali campanelli d’allarme ci sono:

    •       l’inversione del ritmo sonno-veglia

    •       l’auto-reclusione in camera da letto

    •       la preferenza per le attività solitarie

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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