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Giubileo, chiuse le porte, a Roma il piatto piange

Roma – Il Papa lo dedica ai poveri e gli operatori economici mugugnano: chiudono i battenti le porte sante diocesane del Giubileo straordinario della Misericordia, e Roma si fa i conti scoprendo che di fede ce n’è stata tanta, di soldi molti meno.

E’ il primo Anno Santo dell’universalità, questo che si avvia alla conclusione (l’ultimo atto è previsto tra una settimana esatta). Francesco lo inaugurò non a caso a Bangui, nel cuore dell’Africa serbatoio di fede e vocazioni, ben lontano dall’Urbe abituata dal 1300 a misurare la devozione anche in termini di quattrini. E quest’anno ce ne sono stati ben meno rispetto alle attese.

 

Se vuoi trovare Dio, cercalo dove Lui è nascosto: nei più bisognosi, nei malati, negli affamati, nei carcerati.

— Papa Francesco (@Pontifex_it) 13 novembre 2016

 

A ricordare lo spirito originario, il pontefice ha dedicato la sua riflessione ai temi della povertà e dell’ingiustizia sociale. Con toni quasi apocalittici, come quando ricorda la promessa biblica ai poveri: “per voi sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia”. E spiega, il Santo Padre: “La persona umana, posta da Dio al culmine del creato, viene spesso scartata, perché si preferiscono le cose che passano. E questo è inaccettabile, perché l’uomo è il bene più prezioso agli occhi di Dio”. Più prezioso di molto oro fino, o del crocifisso del ‘400 che, splendido, ricorderà a San Pietro quest’anno di preghiera e pellegrinaggio.

Pellegrinaggio ovunque: a Bangui come nelle diocesi di tutto il mondo. A Roma meno di quanto non ci si attendesse, però, e questo ha scontentato gli operatori del settore e chi puntava sull’effetto volano per l’economia capitolina. “Le aspettative non si sono tramutate in realtà nell’anno del Giubileo. Roma in 15 anni è sempre cresciuta nel turismo del 5% annuo, che nel 2016 non è stato raggiunto” sottolinea amaro all’Agi Stefano Fiori, presidente della sezione turismo di Unindustria.

Gli fa eco Edoardo Bianchi, presidente dell’Associazione dei costruttori edili romani. Anzi, il suo è un giudizio ancora più drastico: “è stato un fallimento, ma noi lo avevamo anticipato. I tempi stretti e i ritardi che si sono accumulati lasciavano prevedere questo finale”. Comunque anche ieri, di sabato, a Piazza San Pietro i fedeli erano presenti in 50.000. E il Papa oggi è stato chiaro: “quanto più aumentano il progresso e le possibilità, il che è un bene, tanto più vi sono coloro che non possono accedervi”.

Intanto si apprende che una nuova svolta è in corso nei rapporti con Pechino, ed ha un nome il futuro leader della chiesa cinese. E’ stato nominato per la diocesi di Hong Kong un vescovo coadiutore (cioè con pieni poteri e diritto di successione) nell apersona di monsignor Michael Yeung Ming-cheung. La Chiesa guarda sempre più alle periferie, e pazienza per il Pil.

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