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Giudice riapre caso Garcia Lorca, 'crimine contro l'umanita''

Roma – La sparizione e la morte di Federico Garcia Lorca potrebbero essere considerati ‘crimini contro l’umanita’. A 80 anni esatti dall’uccisione del poeta andaluso da parte delle forze golpiste del regime di Francisco Franco, un giudice argentino, Maria Romilda Servini, ha accettato la denuncia presentata dall”Associazione per il recupero della memoria storica’ (Armh) secondo cui la morte di Garcia Lorca potrebbe rientrare in questa categoria di crimine.
A raccontarlo all’agenzia spagnola Efe e’ stato il presidente dell’associazione, Emilio Silva che ha allegato alla denuncia un dossier che si basa su un documento del comando superiore della Polizia di Granada datato 9 luglio 1965, in cui
sarebbero ricostruite “in maniera affidabile” le circostanze della detenzione e dell’assassinio di Garcia Lorca. Il rapporto, che mostra per la prima volta la versione ufficiale del regime sulla morte del poeta, definisce Garcia Lorca “socialista e massone” e gli attribuisce “pratiche di omosessualita’, aberrazione che e’ arrivata ad essere vox populi”. Secondo il dossier inoltre, Lorca fu fucilato assieme ad un’altra persona.
Nell’agosto del 1936, dopo ‘l’alzamiento’ dei militari contro la Repubblica, il poeta andaluso era fuggito da Madrid per rifugiarsi a Granada, citta’ nella quale aveva la residenza, secondo quanto emerge dai documenti. Lorca si rifugia a casa di due amici, i fratelli Rosales Camacho, che sono pero’ legati al movimento falangista. Il poeta resta a casa dei due fratelli fino agli ultimi giorni di luglio o i primi di agosto, ricostruisce ancora il documento, finche’ non viene arrestato grazie ad un mandato emesso dal Governo civile. Lorca viene condotto in carcere e malgrado l’interessamento dei fratelli Rosales Camacho e perfino del capo locale della Falange non ottiene la liberta’.
Secondo la denuncia prodotta dall’associazione, Lorca fu arrestato da “forze dipendenti dal Governo civile” e condotto in auto nella localita’ di Viznar assieme ad un altro detenuto di cui non si conoscono altri dettagli e fu “passato per le armi” in un localita’ conosciuta come Fonte Grande. Sulla base delle informazioni contenute nel dossier, l’associazione ha presentato la denuncia al giudice con la richiesta che si possa configurare come “crimine contro l’umanita’”, chiedendo di poter leggere i documenti depositati al ministero dell’Interno. Il magistrato argentino, che da anni si occupa di inchieste sulla violazione di diritti umani in Spagna durante il franchismo, ha deciso di accettare la denuncia dell’associazione e lavorare al caso. (AGI)

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