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“Giuro di brandire le mie armi per difendere Cristo e la Patria”

In esclusiva la cerimonia di giuramento dei templari: “Vai, valoroso soldato di Cristo: metti in fuga i nemici della croce”

“Fratello Ivan, vuoi tu essere accolto nel Tempio come cavaliere di giustizia?”. La domanda, secca, ammette una sola risposta: il sì, convinto. E non potrebbe essere altrimenti visto che la cerimonia di investitura dell’Eques Iustitiae dell’Ordine dei cavalieri templari arriva dopo un lungo percorso di preparazione e il passaggio di diversi gradi: novizio, armigermiles e infine – appunto – eques.

Ivan attende di fronte al maestro del Tempio. Il rito che sta per compiere al buio di una cripta è “lo stesso di 700 anni fa”, quando i monaci cavalieri entravano nella milizia della Chiesa votata alla difesa della Terra Santa. “Tutto quello che facciamo ha un senso tradizionale”, scandisce il maestro fra Giorgio Mauro Ferretti. “Non lo abbiamo mai cambiato perché i riti, se modificati, perdono di potenza”.

Prende la parola il maestro. L’abbraccio dei monaci schierati al suo fianco accompagna Ivan nel giuramento. “Conosci e sei in grado di adempiere alle sette perfezioni del cavaliere: equitarenataresagittarecestibus certarescacis ludereversificare? – domanda il magister – Sai che non tutte queste perfezioni ti sono consentite? Sai che dovrai usare la tua spada a doppio taglio secondo le indicazioni del magistero? Ti impegni a risvegliare i valori della cavalleria e della tradizione dei poveri cavalieri di Cristo, detti Templari? Sei pronto a presidiare le chiese protette dall’Ordine mantenendole con decoro e aperte al culto dei fedeli?”.

Ivan si emoziona nel rispondere alle esortazioni. Piange. Al suo fianco gli altri cavalieri, vestiti del “candido mantello bianco”, lo attorniano in un cerchio che rievoca simbologie lontane nel tempo. Perdute, forse. Ivan pronuncia il suo giuramento solenne: “In nome di nostro signore Gesù Cristo, in nome di Melchisedek, in nome di nostra signora la Vergine Maria, su queste armi per il mio onore, per Dio che non mente, giuro solennemente (…) di rispettare la gerarchia e lo statuto dell’Ordine,(…) di operare in ogni tempo per la difesa del cristianesimo, (…) di rispettare i valori della tradizione, di assolvere alla missione dell’Ordine sostenendo deboli e gli oppressi”.

Un breve silenzio rompe la musica del promissione. Il magister impugna la spada “che rappresenta la catena di tutti i cavalieri”. La avvicina al proprio al volto, recitando l’antica formula latina: “Nos, fra Mauro Giorgio Ferretti, magister templi chatolicus orde equester templi, te, frater Ivan, distinguimus, renuntiamus et vulnus mandamus eques iustitiae catholicus ordo equester templi. In nomine Christi, in nomine Melchisedek, in nomine Domine Noster et Virginis Mariae“. Nel dirlo pone la spada prima sulla spalla sinistra, poi su quella destra e infine sulla testa del nuovo milite di Cristo (guarda qui il video esclusivo).

L’amen rimbomba dalle voci di tutti i partecipanti. Ivan ora è uncavaliere di giustizia, l’ultimo grado della gerarchia templare. D’ora in poi si impegnerà a “presidiare le innumerevoli chiese abbandonate” per impedirne “l’utilizzo ai satanisti e agli operatori del male”. Dovrà “osservare la regola che prescrive orazione, meditazione, silenzio e mortificazione”, mangerà la carne “non più di tre volte alla settimana” e “in mancanza della Santa Messa” reciterà “almeno un Pater, un Ave e un Gloria”.

È una missione. “L’onore appartiene ai prodi soldati di Cristo”, scandisce infine il magister. “Vai dunque intrepido e valoroso soldato di Cristo. Marcia sicuro animato da quella forza che ti viene dal cielo. Certo che né la vita né la morte non potranno separarti dall’amore di nostro Signore”.

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