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Gli attacchi alla Boldrini e il rischio di indicare il nemico

Articolo di Chiara Saraceno (Repubblica 1.8.16)

“”Non occorre essere femministe, né donne e neppure simpatizzanti politici per trovare inaccettabili i violenti attacchi ormai quotidiani cui esponenti leghisti, a cominciare dal segretario Matteo Salvini, sottopongono la Presidente della Camera Laura Boldrini. Anche se spiace che ci siano donne non solo a ridere compiaciute di fronte alla associazione tra Boldrini e una bambola gonfiabile (tipica fantasia maschile un po’ malata e infantile, che dovrebbe se non altro rendere sospettosa qualsiasi donna),ma anche tra chi avanza auspici insieme violenti e sessisti. Ieri la capogruppo leghista del Comune di Musile di Piave ha auspicato la sua «eliminazione fisica». Che a parlare e scrivere siano uomini o donne, si tratta di discorsi di odio che, mentre solleticano le pulsioni più incontrollate, evocano con sistematicità la liceità non solo di ogni insulto, ma potenzialmente anche di ogni azione aggressiva, di ogni violenza, fino alla eliminazione fisica. È inutile giustificarsi dicendo che si tratta di discorsi figurati, che si dice una cosa per intenderne un’altra, come ha fatto l’avvocato della consigliera veneta. Tantomeno si può trasecolare offesi, come per una accusa ingiusta, come ha fatto Salvini con me in un’altra occasione, quando ho stigmatizzato i suoi attacchi all’ex ministra Fornero come un incitamento alla violenza. Tra l’altro, le migliaia di minacce che la Presidente Boldrini riceve quotidianamente via mail, su Facebook, e in vari luoghi della rete testimoniano come non si tratti affatto di discorsi figurati, bensì di auspici, desideri, fantasie molto dettagliate, ove il suo essere donna sembra avere un effetto moltiplicatore della violenza degli aggressori.
Il potere pericoloso del discorso dell’odio sta proprio nel legittimare gli istinti più bassi a superare i confini tra il dicibile e l’indicibile, a spersonalizzare l’aggredito proprio quanto più si dettagliano i particolari dell’aggressione fantasticata, fino ad indurre qualche esaltato o psicolabile a superare i confini tra le parole e le azioni. Lo diciamo e lo sperimentiamo a proposito degli appelli dell’Is, che sempre più spesso incrociano non solo l’obbedienza di militanti, ma le fantasie di potenza di persone variamente disturbate. Ma non vale solo per l’Is. Vale per ogni discorso di odio che trova spazio sulla scena pubblica — nei blog, nella rete nascosta, ma anche in quella palese, oltre che nelle piazze. Non siamo sul lettino dello psicoanalista, dove è possibile elaborare questo materiale incandescente, esplorandone origini e significati e distinguendo fantasie da realtà, ma nell’arena pubblica.
Chi partecipa al discorso pubblico ed anzi ha (o intende avere) ruoli di orientamento dell’opinione pubblica, non solo non dovrebbe permettersi di utilizzare questo linguaggio. Dovrebbe anche fare ogni sforzo per aiutare a distinguere tra legittimi ed anche aspri dissensi e l’indicazione di nemici da abbattere, violentare, annientare.””

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