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Gli incontri segreti tra i social network e lo staff di Trump. Per convincerlo che non sono di parte

I dirigenti di Facebook e Twitter, come quasi tutto il gotha della Silicon Valley, votano per i Democratici, si sa. Credono nella società aperta di popperiana memoria e lavorano per un mondo sempre più interconnesso. Lo ha ammesso lo stesso numero uno di Twitter, Jack Dorsey, in una lettera allo staff del 7 giugno nella quale scriveva: “Non è un segreto che siamo in larga parte di sinistra, e abbiamo tutti inclinazioni, questo vale per me, per il nostro cda e per la nostra compagnia”. Ciò non vorrebbe, però, necessariamente dire che i social network siano orientati politicamente e lavorino per contrastare i Repubblicani. Eppure le piattaforme sono spesso state accusate di faziosità dal fronte conservatore, in particolare dopo alcune rivelazioni (anonime) come quelle pubblicate due anni fa da Gizmodo, secondo cui i responsabili della sezione ‘Trending News’ di Facebook decidevano deliberatamente di escludere articoli provenienti da testate di destra. Accuse che hanno persistito, tanto da spingere i top manager delle due reti sociali a organizzare incontri con alcuni vertici del ‘Gop’ per rispondere alle loro preoccupazioni. Incontri riservati che sono stati raccontati al Washington Post da alcuni partecipanti. 

Una cena al Cafe Milano

La scorsa settimana, scrive il Washington Post, Dorsey ha incontrato alcuni leader del partito repubblicano e alcuni notisti politici di destra al Cafe Milano, uno dei locali più frequentati dalla Washington che conta, dopo le dure reazioni causate dalla sua condivisione di un articolo che invitava gli elettori a votare per i Democratici alle elezioni di medio termine di novembre. Al tavolo c’erano Mercedes Schlapp, tra i principali consulenti per la comunicazione del presidente, Guy Benson, commentatore di Fox News, e Greta Van Susteren, presenza fissa nei talk show conservatori. Dorsey avrebbe difeso la compagnia dalle accuse di trattare in maniera iniqua gli utenti di destra (ovvero utilizzando la politica contro i messaggi di odio per censurare i conservatori) ma avrebbe ammesso che la piattaforma ha margini di miglioramento, leggiamo sul quotidiano della capitale. I suoi commensali avrebbero replicato sostenendo che il Ceo di una società che si professa neutrale non dovrebbe manifestare sul suo profilo personale le sue idee in modo così esplicito. Ci sarebbe stato anche chi avrebbe suggerito a Dorsey – se proprio ci tiene ad aumentare la “diversità” del suo personale – di assumere non solo più donne, più gay e più neri ma anche più conservatori. 

E la sera al Cafe Milano non sarebbe stata isolata. Dorsey avrebbe incontrato a cena a New York alcuni direttori di media conservatori locali e si sarebbe recato ben due volte a Capitol Hill per dialogare con alcuni esponenti di primo piano del ‘Gop’, tra cui Ted Cruz. Le critiche più ricorrenti sarebbero state dirette a Twitter Moments, un’applicazione disponibile in Usa che traccia le notizie e gli argomenti di interesse nazionale. Secondo gli interlocutori di Dorsey, Moments dipinge spesso le personalità e le cause della destra in maniera negativa o le esclude del tutto. Dorsey, secondo le fonti del Washington Post, avrebbe promesso una revisione, pur senza assumere impegni specifici.

Non è solo questione di pubbliche relazioni

La preoccupazione di Dorsey non è solo quella di costruire una relazione più serena con il partito oggi al potere. i Repubblicani, se insoddisfatti dalle sue rassicurazioni, potrebbero mettere mano alle leggi in maniera sfavorevole e i media di orientamento conservatore potrebbero alzare una campagna coordinata per convincere gli utenti di destra che i social network censurano i loro punti di vista. Brad Parscale, il responsabile della campagna elettorale per la rielezione di Trumop nel 2020, e Ronna McDaniel, presidente del Comitato Nazionale Repubblicano (Rnc), lo scorso mese hanno accusato esplicitamente Twitter di “nascondere” i contenuti di orientamento conservatore e affermato che Facebook “ha bloccato contenuti da giornalisti conservatori”. Accuse basate non su pregiudizi ma su episodi specifici. Lo scorso anno una parlamentare repubblicana era stata temporaneamente bloccata perché utilizzava Twitter per campagne antiabortiste. La decisione di Facebook di etichettare come materiale “sensibile” i canali di due video blogger pro-Trump, Diamond e Silk, aveva sollevato un polverone. Per non parlare della vasta eco del caso di James Damore, l’ingegnere di Google licenziato dopo aver diffuso una nota interna nella quale criticava le politiche della compagnia, ree di sfavorire i maschi bianchi eterosessuali.  

Facebook avvia un’indagine interna

Anche Facebook questo mese avrebbe organizzato colloqui tra i suoi dirigenti e il Rnc per replicare alle accuse di faziosità. Anche in questo caso una dichiarazione di Zuckerberg nell’audizione a Capitol Hill (“la Silicon Valley è un posto che tende estremamente a sinistra”) era stata letta dai Repubblicani come una conferma di quanto avevano sempre sostenuto. Il gigante di Menlo Park avrebbe avviato un’indagine interna per verificare se vi è veramente una discriminazione dei punti di vista conservatori nelle pratiche dell’azienda. E, in una nota, ha ribadito che i feed degli utenti sono “un riflesso delle pagine e delle persone che seguono” e che Facebook “non cancella contenuti sulla base del punto di vista politico, né impedisce alle persone di vedere quello che per loro più conta, perché fare così sarebbe contrario alla mission di Facebook e ai nostri obiettivi di business”. 

​”Quando metti queste piattaforme nel contesto di tutte le altre fonti di informazione disponibili per le notizie, nessuna altra piattaforma in nessuna altra fase storica ha consentito un simile pluralismo di voci”, commenta Michael Beckerman, presidente della Internet Association, che rappresenta le aziende del settore nelle controversie legali. Del resto l’ondata sovranista e nazionalista non avrebbe raggiunto dimensioni tali senza i social network. E lo stesso Trump non sarebbe Trump senza Twitter.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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