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“Gli italiani sono in via di estinzione”

L’Italia rischia di diventare un paese per vecchi. Nel 2016 il numero dei bambini non nati ha raggiunto le dimensioni di una città come Monza, mai così alto secondo l’ultimo rapporto Istat sulla popolazione e anche per il Population Division del Department of Economics and Social Affairs dell’Onu gli italiani “sono un gruppo etnico in via di estinzione”.

La fecondità – cosi si legge su Il Foglio – è scesa a 1,34 figli per donna, ma si deve considerare che le straniere fanno 1,95 figli e le italiane 1,27. Il rapporto fra nascite e decessi in Italia è negativo dal 1990 e l’ultima revisione aggiornata delle previsioni per la crescita – in base al rapporto del “Wold Population Prospect: The 2015 Revision” – parla di una popolazione ferma.


Quanti siamo? Ecco gli ultimi dati disponibili:

  • 2013 – 59.771 milioni.
  • 2014 – 59.789 milioni. 
  • 2015 – 59.798 milioni.

Crollano nascite:

  • A Milano – 17.681 nel 2006 contro i poco più di 10.000 nel 2016
  • In Val d’Aosta – dal 2008 al 2015 c’è stata una diminuzione del 24%
  • A Brescia – sono nati solo 1.546 bambini mai così male dal 1996
  • In Veneto –  calo del 20%

Bolzano, l’unica provincia italiana dove i bebè sono in aumento

In un’Italia in cui il segno meno per quanto riguarda le nascite sembra essere molto diffuso,la città di Bolzano fa eccezione. Qui la popolazione è aumentata dell’1,4% e in media le donne hanno 1,78 figli ciascuna. Un dato in controtendenza che viene raccontato sul Corriere.it da Monica Lazzarini, 41 anni, nata e cresciuta a Bolzano, che ha cinque figli.

Essere in tanti è bello anche quando c’è poco

“Il bello di una famiglia numerosa è anche la confusione dei bambini”, racconta, “io ho avuto un’infanzia solitaria: il mio unico fratello è nato che ero diciottenne… Il bello di avere tanti figli sono i giochi fatti insieme, io che canto con loro a tavola e mi sento la ragazzina che non sono stata. Essere in tanti è bello anche quando c’è poco, quando si scartano i regali di Natale e sono solo pensierini”.

Ecco come è stato possibile: 

Dal 2011, i nuclei familiari aiutati dagli enti locali nella provincia di Bolzano sono aumentati da 37mila a 47mila e i fondi da 45 milioni a 73 milioni di euro. I bambini da zero a tre anni ricevono un assegno che, dal 2013, vale 200 euro al mese. Non è per i ricchi, ma per chi non supera gli 80mila euro all’anno di reddito netto, “pari però al 90% delle famiglie”, spiega l’assessore provinciale Waltraud Deeg. L’importo si cumula con un assegno regionale più elastico sull’età e ha in media un valore di 110 euro mensili, e, col bonus nazionale, da 80.

Le mamme di Bolzano sono da tempo, a loro insaputa, il laboratorio del disegno di legge Lepri ora in discussione al Senato sull’’assegno universale’ per i figli, anche se la parola universale sembra piuttosto un’iperbole: copre 18 anni di vita, ma ammonta a 200 euro per figlio sotto i 30mila di reddito e a scende a zero oltre i 50mila. E 16 dei 23 miliardi necessari, gli unici trovati, arrivano col gioco delle tre carte dall’abolizione dell’esistente: assegni, detrazioni, bonus bebè.

La storia di Luana

Luana, 43 anni, mamma di due bimbi di 8 e 11 anni, è cresciuta a Bolzano, ha vissuto a Londra: “Ero direttrice artistica di una discoteca, poi mi sono trasferita vicino a Milano, per amore. Quando ci siamo lasciati, avevo due figli, non aveva senso restare lì, né potevo tornare a lavorare di notte. Mi è venuta la depressione post partum, ma Bolzano mi ha riaccolta a braccia aperte. Avendoci abitato per almeno 15 anni, ho avuto una casa popolare, bellissima, su tre piani, col giardino. Affitto: 50 euro, e spese condominiali ridotte. Finché non ho iniziato a guadagnare, ho pagato dieci euro di elettricità. A Bolzano, ti aiutano finché non cammini da sola”.

Che fine ha fatto il bonus mamme

Il bonus “Mamma domani” da 800 euro introdotto dalla legge di bilancio doveva entrare in vigore il primo gennaio ma ad oggi ancora non sono state comunicate le modalità per fare richiesta ed è probabile che quando l’impasse si sbloccherà ci saranno tempi lunghi per esaminare tutte le domande. A questi ritardi dedica un lungo articolo Repubblica che ha anche intervistato il ministro della famiglia, Enrico Costa, il quale assicura sui diritti maturati dalle madri entrate nell’ottavo mese di gravidanza o che hanno partorito nel primo trimestre del 2017.
“Appena l’Inps avrà messo messo a punto la struttura attuativa si potranno fare le domande“, ha spiegato il ministro, “e sono certo che l’Inps sta lavorando con impegno per fare tutto nel più breve tempo possibile”. I tempi stimati per potere presentare le domande sono di un paio di settimane, poi le modalità saranno comunicate su Internet e “non ci sarà nessun pregiudizio per le aventi diritto”. 

Leggi anche: Come funziona il bonus mamma domani 

Ma agli sportelli dell’Inps non ne sanno nulla

“Lei faccia conto che il bonus non ci sia”. L’operatore del call center Inps non usa giri di parole, si legge su Repubblica.it.  Chi ha chiamato è una ragazza all’ottavo mese di gravidanza. Ha sentito che grazie all’ultima legge di Bilancio ha per l’appunto diritto al contributo di 800 euro per le “prime spese” legate al lieto evento:

  • Gli esami pre parto
  • I farmaci
  • Il passeggino
  • La culla
  • I vestitini

Tutto a partire dal 1 gennaio 2017. Solo che ad oggi, del modulo per fare domanda, non c’è neanche l’ombra.

“Ah saperlo, quando arriverà”, risponde la funzionaria di un ufficio Inps della Capitale a un’altra mamma. Un’avvertenza però gliela dà: quando finalmente la procedura sarà disponibile arriveranno un fiume di richieste. “Ci vorranno sessanta giorni, minimo, perché le prime vengano approvate”. Nel frattempo, per passeggino e affini, la famiglia “domani” si dovrà arrangiare.

In arrivo la riforma degli asili nido e della scuola materna

Novità in arrivo per l’anno scolastico 2017-2018, da settembre prossimo – si legge su Il Messaggero – dovrebbe entrare in vigore la riforma che rivoluziona gli asili nido e le scuole materne. 

Ecco le principali novità:

  • Le educatrici dovranno avere una laurea triennale per il nido e magistrale per la materna.
  • Fondo di 670mila euro per adeguare il numero di strutture agli standard europei.
  • Ticket da 150 euro per le famiglie che decidono di iscrivere il bambino in una struttura educativa per l’infanzia.

Gli asili nido in numeri:

  • I bambini sotto i 3 anni di età in Italia sono 1,6 milioni.
  • I piccoli fuori dall’utilizzo delle strutture sono 1,3 milioni (o per scelta o per mancanza di possibilità).
  • 8.870 il numero degli asili nido complessivi (di cui 3.656 pubblici e 5.214 privati)

Per approfondire:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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