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Gli ospedali psichiatrici giudiziari non esistono più

Strutture spesso fatiscenti, dove i ricoverati venivano dimenticati in un lungo oblio senza terapie adeguate e senza speranza di uscire; “un vero e proprio oltraggio alla coscienza civile del nostro Paese”, come li definisce il movimento ‘Stop Opg’. Gli ospedali psichiatrici giudiziari, nome eufemistico per indicare i vecchi manicomi criminali, presto apparterranno al passato: chiudono gli ultimi due ancora funzionanti, Montelupo Fiorentino e Barcellona Pozzo di Gotto.

i mette così la parola fine a una storia dolorosa al centro di mille polemiche, inchieste, denunce, a quasi due anni dalla legge, datata 31 marzo 2015, che stabiliva la chiusura di tutti e sei gli istituti presenti in Italia, sostituendoli con una trentina di ‘Rems’, ossia strutture residenziali sanitarie gestite dalla sanità territoriale, che dovrebbero (ma il percorso è ancora lungo) garantire la detenzione ma anche adeguati percorsi terapeutico-riabilitativi.

Da manicomi a ‘ospedali psichiatrici giudiziari’

Una storia, quella degli Opg, che inizia nel 1904, con il regio decreto che disponeva il ricovero coattivo all’interno dei manicomi dei criminali giudicati infermi di mente. Nel 1975 gli ospedali psichiatrici giudiziari entrarono a tutti gli effetti nel sistema penale italiano, dipendendo dall’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia.

Il ricovero in Opg era previsto dall’articolo 222 del Codice Penale nei casi di: 

  • proscioglimento per infermità fisica,
  • intossicazione da alcol o droghe
  • sordomutismo

In questi casi il giudice era tenuto a ricoverare il soggetto in un manicomio giudiziario per almeno due anni. In caso di condanna, invece, il periodo minimo era dieci anni.

La legge del 2015

Dopo diversi anni di dibattiti, finalmente nel 2015 la legge che stabilisce la chiusura degli Opg: in quel momento erano sei, con oltre mille ricoverati, ad Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino, Napoli e Reggio Emilia. Ultimi residui della storia dei manicomi, superata con la legge Basaglia ormai 40 anni fa. Poi la progressiva chiusura: ancora nel marzo 2016 ne rimanevano aperti 4, con 90 persone detenute. Nel frattempo circa 550 ricoverati sono stati trasferiti alle Rems, e un centinaio rimessi in libertà.

Anche nelle Rems non tutto funziona, anzi: sempre l’associazione Stop Opg denuncia di avervi trovato spesso “situazioni che ripetono la logica custodiale degli Opg, seppure in piccoli numeri e dimensioni: sbarre, filo spinato, guardie giurate armate, poca o nessuna possibilità di attività esterne alla struttura per gli internati”.

Non più “pazzi criminali” ma pazienti

Ci sono però anche esperienze di Rems più “aperte”, inserite all’interno di altre strutture per la salute mentale, in stretto collegamento con la rete dei servizi sociali e sanitari e con il territorio di appartenenza, con un rapporto collaborativo e dialettico con la magistratura. Presto, comunque, si metterà la parola ‘fine’ alla storia degli Opg: a Barcellona Pozzo di Gotto lasceranno la struttura 13 internati, a Montelupo poco di più. Gli ultimi testimoni della vecchia concezione di “contenzione”, che potranno da “pazzi criminali” cominciare a essere considerati pazienti.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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