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Gli Usa accetteranno gli accordi sul clima solo se risponderanno alle 'idee di Trump'

Fonti autorevoli dell’amministrazioni Trump hanno fatto chiarezza nel caos che regna sovrano da sabato sera sulle reali intenzioni degli Stati Uniti, che a giugno, per bocca del presidente Donald Trump, hanno annunciato di volersi ritirare (processo che richiede 3 anni di tempo) dall’accordo sul clima ‘Cop 21’ di Parigi del dicembre 2015.

“Potremmo rientrare nell’intesa con accordi più favorevoli”

Sabato sera, la Casa Bianca ha smentito la retromarcia formale annunciata impropriamente dal commissario Ue all’Ambiente, Miguel Arias Canete, sostenendo che in realtà non c’è “alcun cambiamento nella posizione Usa sull’accordo di Parigi”, per poi aggiungere che, “come il presidente Usa ha ripetutamente chiarito”, gli Usa potrebbero “rientrare nell’intesa a condizioni più favorevoli”. Oggi, invece, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, il generale H. R. McMaster, ha dichiarato a Fox News che le porte restano aperte ad un accordo migliore:

“Le orecchie del presidente sono aperte se, in qualche momento, loro (gli altri 195 Paesi firmatari dell’intesa Cop 21 del dicembre 2015, ndr), potranno presentarci un accordo che risponda alle legittime preoccupazioni del presidente. Quello che lui ha detto è che ci stiamo ritirando dall’accordo di Parigi. Ma ha lasciato la porta aperta al rientro piu’ avanti se ci potrà essere un accordo migliore per gli Usa. Lui è disponibile ad ogni discussione che ci aiuti a migliorare il clima, che ci aiuti a garantire la sicurezza energetica e possa aumentare la nostra prosperità e quella dei lavoratori e delle imprese americane”.

Alla domanda esplicita se sia possibile che gli Usa rientrino, o meglio non completino il processo di uscita dal ‘Cop 21’, se riuscissero ad ottenere un’intesa migliore, McMaster ha replicato convinto: “Certamente, se ci fosse un accordo con benefici per il popolo americano”. McMaster ha quindi spiegato le ragioni del caos innescato dalle precipitose ed imprudenti parole del commissario Ue, prese come oro colato da alcuni media, costringendo ieri sera la Casa Bianca alla smentita/precisazione. Il generale ha infatti ribadito che Trump non intende formalmente “tornare indietro” sulla sua decisione (questa era la versione data ieri da Canete ed è qualcosa di inaccettabile per Trump, perché dovrebbe riconoscere di aver sbagliato) ma è pronto di fatto a rientrare in gioco se ottenesse condizioni migliori.

“Vogliamo essere produttivi e utili”

Prima di McMaster era intervenuto sulla stessa linea, chiarificatrice, il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson. Il capo della diplomazia americana ha dichiarato che gli Usa potrebbero rimanere a determinate condizioni “migliorative”: “Il presidente ha detto che è aperto a trovare le condizioni in base alle quali possiamo rimanere impegnati con gli altri su quello su cui tutti noi concordiamo che è una questione delicata”. Peraltro Tillerson ha ricordato come oltre al presidente, l’ultima parola sul dossier spetti al capo consigliere economico della Casa Bianca, Gary Cohn: “Penso che il piano preveda che Cohn consideri le alternative che possiamo adottare per poter lavorare con i partner nell’accordo sul clima di Parigi. Vogliamo essere produttivi ed utili”.

Del resto il Washington Post ricorda stasera come il ritiro dall’intesa di Parigi fosse una delle priorita’ dell’ex capo stratega della Casa Bianca, Steve Bannon, liquidato ad agosto dal capo di gabinetto della Casa Bianca, John Kelly, generale in congedo dei Marine, con l’aiuto dello stesso McMaster, che non ha mai nascosto di non tollerare l’influenza del ‘Rasputin’ del presidente. Liquidato Bannon, che dal suo megafono, il sito ultraconservatore Breitbart, attacca l’entourage del presidente ogni volta che, secondo lui, lo spinge a scelte sbagliate, è stato tolto l’ostacolo interno maggiore ad un ripensamento sull’accordo di Parigi. Basta che Trump salvi la faccia e non sembri una sua marcia indietro, come ha chiarito McMaster.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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