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Gli Usa non separeranno più le famiglie clandestine dai bambini. Il problema ora sono i ricongiungimenti

L’ondata di indignazione internazionale, le proteste di numerosi membri del Congresso (e – pare – le pressioni della first lady) hanno spinto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a firmare un ordine esecutivo che fermi la separazione dei bambini stranieri dai genitori che provano a varcare illegalmente – cioè senza chiedere ufficialmente asilo – la frontiera con il Messico. Il problema è ora il ricongiungimento con le famiglie di circa 2.300 piccoli di età inferiore ai 12 anni, ora detenuti in centri speciali, che sono già stati da esse allontanati. Il governo non ha una strategia chiara su questo punto e, come riporta il Guardian, per ora il fardello è sulle spalle delle organizzazioni non governative che prestano assistenza ai minori non accompagnati che sono rimasti sul territorio statunitense.

Manca un protocollo chiaro

Ai loro genitori, ha spiegato a Die Zeit un avvocato dell’Ong Kids in Need of Defense, Megan McKenna, è stato fornito un numero di telefono speciale che però non potrebbe essere contattato dal carcere o dall’estero. Il punto è che i clandestini in oggetto sono stati o imprigionati o respinti alla frontiera. Spetterebbe dunque ai piccoli identificare i loro genitori. Cosa non sempre possibile dato che, riporta sempre il legale, nelle strutture che ospitano i minori sono finiti bambini così piccoli (il più giovane localizzato dal legale avrebbe addirittura 9 mesi) che è per loro impossibile farlo. “Il governo deve assicurare che ci sia un protocollo chiaro che consenta la costante comunicazione tra il bambino e il genitore”, spiega McKenna, “è l’unica cosa umana da fare. È incredibile non stia già accadendo”. 

Un altro problema è che degli adulti (in arrivo non solo dal Messico ma da numerosi Stati latinoamericani, come il Guatemala o il Salvador) si occupa la Homeland Security e dei minori il dicastero della Salute, due dipartimenti che non si starebbero coordinando a sufficienza, rendendo i ricongiungimenti un rebus ancora più complicato. Infatti non esiste una struttura pubblica che classifichi i nuclei familiari, e ogni persona diventa quindi un file differente e isolato negli archivi dell’amministrazione. E che certe separazioni diventino permanenti è possibile, anche per il solo fatto che gli immigrati clandestini possono essere condannati a consistente pene detentive. “Capita” ed è già accaduto in passato, ha raccontato al Guardian John Sandweg, che guidò l’agenzia usa per l’Immigrazione e i Controlli doganali dal 2013 al 2014. ​

Le Ong cercano di capire quali siano i genitori del singolo bambino attraverso sistemi di localizzazione online o l’analisi sequenziale dei dati, un metodo che diventa però una lotteria: sulla carta, se la registrazione di un bambino coincide temporalmente con l’arresto o il respingimento di un adulto, è più probabile che tra i due ci sia un legame familiare. Più organico l’approccio adottato dai legali del Texas Civil Rights Project, che ogni giorno si recano al tribunale di McAllen, dove parlano con i clandestini che attendono di essere interrogati e ne raccolgono i dati personali, compresi nome ed età dei bambini con i quali stavano viaggiando. 

Basi militari per ospitare 20.000 minori

Per i minori giunti clandestinamente dopo la firma dell’ordine esecutivo, ovvero quelli che non rischiano la separazione dai loro genitori, la prospettiva è quella di essere imprigionati insieme a loro. Il governo ha infatti chiesto alla corte distrettuale di Los Angeles di modificare il pronunciamento del 1997 che limita a venti giorni la detenzione per bambini e adolescenti, i quali potrebbero quindi sì restare insieme alle famiglie ma in stato di prigionia. A tale scopo il Pentagono ha fatto sapere che metterà a disposizione le basi militari per ospitare fino a 20.000 minori. Una soluzione simile era stata già adottata nel 2014 dall’amministrazione Obama, con 7.000 bambini sistemati nelle basi di Texas, California e Oklahoma. In quel caso, però, della logistica si occupò prevalentemente il dipartimento della Salute. Non si è capito ancora, in questo caso, se spetterà ai militari occuparsi di tutte le procedure. ​

Pesanti accuse sui centri di detenzione

Come sempre, non tutte le Ong sono uguali. Accanto a quelle che stanno cercando di rimettere in contatto i clandestini con i loro figli, ce ne sono altre – alcune religiose, altre laiche – che incassano ricche commesse dal governo per gestire i centri di detenzione provvisoria per i bambini senza garantire loro sicurezza e condizioni di permanenza dignitose. Un’inchiesta di Reveal e The Texas Tribune ha rivelato che l’appalto per ospitare alcuni dei minori stranieri separati dalle famiglie è stato affidato ad organizzazioni private no profit che negli anni scorsi sono risultate, nel migliore degli scenari, non essere all’altezza. In altri, gli ispettori dello Stato del Texas hanno riscontrato veri e propri abusi, in particolare l’assenza di necessarie cure mediche per i bambini.

Uno aveva un’ustione, un altro un polso rotto, un altro ancora una malattia sessualmente trasmessa”, si legge nell’inchiesta, “in un’altra struttura, lo staff diede a un bambino una medicina al quale era allergico nonostante un avviso sul braccialetto medico”. Gli ispettori hanno inoltre riscontrato casi di “contatti inappropriati” tra i bambini e i dipendenti del centro, uno dei quali avrebbe dato loro riviste pornografiche. L’addetto di un altro centro per bambini immigrati in Florida era stato invece condannato a dieci anni per aver scambiato foto sessualmente esplicite con i minori e aver inviato loro messaggi telefonici dello stesso tenore. Tale struttura, che aveva chiuso dopo lo scandalo, ha riaperto di recente aggiudicandosi un contratto pubblico da 30 milioni di dollari per ospitare 1.000 bambini. E – riferiscono Reveal e The Texas Tribune – non si tratta dell’unica organizzazione che, nonostante i precedenti, è tornata in questi giorni nel business.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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