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Gli Usa valutano l'opzione militare contro Pyongyang

Gli Stati Uniti e la Corea del Sud stanno considerando “opzioni di risposta militare” contro la Corea del Nord dopo il lancio di un nuovo missile balistico intercontinentale, il secondo dopo quello effettuato lo scorso 4 luglio. A riferirlo è il Pentagono, con un cambio di registro che non si può ignorare. Questa volta la possibilità di una dura risposta di Washington è più di un’allusione, anzi, non era mai stata così esplicita.

Il nuovo missile di Pyongyang, mai così potente

Il missile è caduto nella Zona Economica Esclusiva nipponica, ovvero entro 200 miglia dalla costa del Giappone. Il generale Joe Dunford, capo degli stati maggiori congiunti Usa e l’ammiraglio Harry Harris, capo delle forze Usa nel Pacifico, hanno parlato con il capo di stato maggiore della Difesa di Seul, il generale Lee Sun Jin. “Nella chiamata Dunford e Harris hanno confermato l’impegno inviolabile dell’alleanza tra gli Usa e la Cora del Sud”, ha reso noto l’ufficio del generale Dunford.  

Il missile Hwasong-14 lanciato il 4 luglio aveva una gittata superiore ai 5.000 chilometri ed era dunque in grado di colpire l’Alaska e le Hawaii. Secondo la rete Nhk, che cita il ministero della Difesa di Tokyo, il missile lanciato ora è invece partito da un sito nella provincia centrale di Jagang introno alle 23 ora locale (le 17 in Italia). A conferma che si tratti di un nuovo Icbm, o di una versione potenziata dell’Hwasong-14, non tanto il dato che il missile ha volato per 45 minuti ma soprattutto che ha raggiunto un’altitudine apicale di oltre 3.000 km, ancora maggiore dell’Hwasong-14 lanciato il 4 luglio (2.500 km) che volò per 37 minuti. La traiettoria quasi completamente verticale è un modo di dimostrare al mondo che si è raggiunta la capacità di avere un missile intercontinentale, in grado di raggiungere bersagli anche ad oltre 6.000 km, ma senza colpirlo effettivamente a tale distanza, perché questo equivarrebbe ad innescare un conflitto termonucleare.

L’ultimo tassello che manca a Kim jong-Un

Nei giorni scorsi il Pentagono aveva più volte segnalato l’imminenza di un nuovo test missilistico nordcoreano in violazione di una lunga serie di sanzioni Onu, che però non hanno mai arrestato né il programma missilistico né quello nucleare nordcoreano. A questo punto l’ultimo tassello che manca a regime di Kim jong-Un per diventare a tutti gli effetti una potenza nucleare di primo piano è quello di realizzare una testata atomica miniaturizzata per poterla inserire nell’ogiva di un missile Icbm e all’interno di un cosiddetto ‘veicolo di rientro’ in grado di proteggere l’ordigno alle alte temperature e alle turbolenze del rientro in atmosfera prima di colpire l’obiettivo al suolo. Secondo il Pentagono questo ultimo passo potrebbe essere raggiunto da Pyongyang già il prossimo anno. A quel punto la Corea del Nord entrerebbe nel club delle potenze atomiche dotati di missili Intercontinentali come Usa, Russia, India e Israele cui si aggiungono Francia e Gran Bretagna con i più’ temibili Slbm, ossia missili balistici intercontinentali lanciati da sottomarini e non da postazioni a terra. 

Per approfondire:

Armi segrete ma missili all’avanguardia, cosa sappiamo dell’arsenale segreto nord coreano

Cosa è esattamente un missile balistico intercontinentale

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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