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Gobekli Tepe e il diluvio universale

Pochi sanno che sono stato il primo a teorizzare, al mio docente universitario di religione dei popoli primitivi, la nascita dei due culti solari del sole e della madre terra, legandoli alle catastrofi naturali dovute alla caduta di asteroidi e all’esplosione dei supervulcani. Due eventi legati da un fattore comune: l’offuscamento dei raggi del sole e la formazione di un’era glaciale. Nel 2009, nel mio libro “Oltre la mente di Dio”, ebbi la conferma della validità della mia tesi, grazie ai risultati di nove istituzioni di ricerca pubblica e tre gruppi di ricerca privati che individuarono in Nord America, sull’isola di Santa Rosa, insieme con archeologi e geologi dell’università dell’Oregon, California, Northern Arizona ed Oklahoma, una “pioggia” di nano diamanti con reticolo cristallino esagonale contenuta in sferule di carbonio ed una abbondanza di iridio sotto quattro metri di sedimenti, risalenti più o meno a 12.900 anni fa. Questi recenti ritrovamenti sono le testimonianze e gli indicatori di un impatto cosmico avvenuto in un remoto passato, poiché queste microstrutture cristalline si formano solamente ad altissime temperature e pressione.

Douglas J. Kennet, archeologo dell’Università dell’Oregon, afferma che la Lonsdaleite si forma solo durante questi impatti; infatti questo tipo di diamante si ritrova solamente nelle meteoriti o nei crateri da impatto. I frammenti del meteorite si sarebbero dispersi in una vasta area del Nord America, come dimostrano i crateri ritrovati in questa zona, arrivando fino al Belgio, per infine provocare la fine della prima civiltà americana dei paleo-indiani Clovis, e dei Mammoth.

Dai carotaggi della Groelandia si è notato un improvviso aumento della temperatura di venti gradi Celsius che determinò la deglaciazione del Nord America ed il successivo instaurarsi dello Younger Dryas, o piccola era glaciale.

Difatti l’enorme temperatura che si sviluppò a seguito dell’impatto determinò lo scioglimento di enormi ghiacciai, compresi quelli che tenevano separate le acque del lago Agassiz (un lago situato nella regione dei grandi laghi in Canada), facendo in modo che un enorme quantità di acqua dolce si riversasse nell’oceano Atlantico, alterando il meccanismo della pompa salina. Questo portò al blocco della Corrente del Golfo con il successivo instaurarsi dell’ultima era glaciale, probabilmente causata dallo scivolamento verso meridione di un’enorme quantità di aria freddissima intrappolata sopra il Circolo Polare Artico che si scontrò con le correnti di aria calda e con le acque oceaniche riscaldate, generando una tempesta globale che riversò in gran parte dell’emisfero boreale miliardi di metri cubi di neve che congelarono a causa delle bassissime temperature.

Quest’ipotesi è suffragata dal fatto comprovato che sono stati ritrovati Mammoth con la proboscide alzata e cibo ancora in bocca, come sorpresi dall’area freddissima di questa tempesta che li congelò istantaneamente.

Enormi quantità di acqua dolce dei ghiacciai e di acque oceaniche evaporarono nell’atmosfera conglomerandosi al diossido di zolfo ed a ceneri laviche, eruttati da numerosi vulcani che si riattivarono in seguito all’impatto del meteorite che rilasciò con esso un’immensa quantità di polvere. Il materiale cadde sottoforma di pioggia resinica per moltissimi giorni rendendo sterili i terreni e generando in oltre duecento regioni del pianeta la “leggenda del diluvio universale”, che trova, ora, una sua concretizzazione.

Gran parte di questi miti e leggende ci raccontano di una pioggia sporca e appiccicosa che cadde ininterrottamente per moltissimi giorni.

L’impatto del meteorite causò lo spostamento dell’asse terreste di almeno 2.000 chilometri tale da farle assumere la sua posizione odierna: 23 gradi di inclinazione sull’eclittica ed un conseguente sensibile rallentamento della velocità di rotazione terrestre.

A riprova di ciò moltissimi astronomi di civiltà antiche del centro America, dell’Egitto e della Mesopotamia avevano calcolato la durata del loro anno in 360 giorni a differenza degli attuali 365, in quanto i loro dati astronomici provenivano dalle civiltà preesistenti all’impatto cosmico.

Altra prova consiste nel fatto che numerosi miti di molti popoli ci narrano di epoche remote in cui non vi erano stagioni, il che ci testimonia una condizione propria nel caso in cui l’asse terrestre non fosse inclinata. Ora,  il  sito archeologico di Gobekli Tepe, nella Turchia meridionale che  risale a 11 mila anni orsono, ci offre una testimonianza del ricordo di tale evento cosmico da parte di una civiltà  avanzata, che riuscì a tagliare e sollevare  i celebri pilastri a T, dove sono scolpite figure di animali “strani”  come scorpioni, serpenti, avvoltoi, che potrebbero rappresentare simboli astronomici delle costellazioni  dello Zodiaco  come gli “animali” dipinti nelle caverne di Lascaux. Due studiosi della facoltà di ingegneria  dell’Università di Edimbugo,  Martins Sweatman e Dimitrios Tsikritsis, hanno ipotizzato che  le  cinte di Gobekli Tepe  descrivono, in linguaggio astronomico, la catastrofe del 10.900 a. C., rimasta  infissa nella memoria collettiva dei posteri dei sopravvissuti all’evento.

 I due studiosi unendo gli studi di geologia, archeologia e  paleo-astronomia, che   mostra come si presentava  il cielo in   passato, hanno cercato di identificare  le costellazioni  descritte dagli “animali” sul pilastro 43, partendo dalla raffigurazione dello scorpione e fingendo che rappresentasse proprio l’attuale costellazione dello Scorpione. Da qui  hanno ricostruito la posizione degli altri “animali” che raffiguravano le costellazioni (antropomorfizzazione) vicini nei giorni di quell’evento catastrofico che causò lo sterminio di massa di tantissimi esseri viventi, con la distruzione di un’antica civiltà. La “volpe” raffigurata qui sotto, può essere il simbolo di una cometa dalla lunga coda, le posizioni delle costellazioni che sarebbero raffigurate  in quella stele   si sono verificate in quattro date: nel 2000 della nostra era, nell’equinozio d’autunno del 4850 a.C., nel solstizio d’estate del 10.950 a.C., oppure nell’equinozio di primavera del 18mila a.C. La data del 12900 a.C., coincide con il ritrovamento della Lonsdaleite, avvallando così lo studio dei due ricercatori, che supporta a sua volta la mia scoperta che mai ha avuto diffusione mediatica, così come quella ancor più grande di un Cristo di sangue romano-tolemaico in quanto nipote di Alessandro Heli, figlio di Marco Antonio e della regina Cleopatra d’Egitto, oppure della scoperta di Mosè figlio del faraone Amenhotep III e fratello di Akhenaton. Ringrazio quindi tutti i mass media, che ostinatamente, continuano a fare censura sulle scoperte del sottoscritto, nonostante siano a conoscenza di esse, avendo mandato i miei studi più volte sia alla redazione di Focus che a quella di Mistero di Italia . Rinnovo quindi ancora una volta l’invito ai mass media, affinché si superi la congiura del silenzio sulla più grande scoperta di sempre.

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Alessandro De Angelis, scrittore, ricercatore di antropologia delle religioni.

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