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Gozzano: come i Legionari “risucchiavano” la vita ai seminaristi (Prima parte)

Di Francesco Zanardi –

11-12-13 anni, personalmente non ricordo molto di quell’età, anche se non ignoro che quella è l’età più bella ed importante, dove non si ha ancora una consapevolezza, dove tutto incuriosisce e viene appreso con entusiasmo, il cervello immagazzina, confronta, valuta milioni di pensieri, stati d’animo, emozioni, esperienze, quelle che poi formeranno il carattere dell’adulto.

La recente notizia del rinvio a giudizio dell’ex rettore del seminario minorile dei Legionari di Cristo, padre Vladimir Resendiz Gutierrez, accusato di violenza sessuale ai danni di due seminaristi (un terzo risulterebbe prescritto) ha portato sconcerto a Gozzano dove molti, sia in infanzia che in età adulta, avevano avuto a che fare con i legionari. Tra i tanti commenti qualcuno affida alla pagina Facebook Sei di Gozzano se un pensiero significativo che descrive quella che è, di fatto, un’impressione ”Quelle poche volte che li vedevi in giro.. mi colpivano le loro facce tristi.. poveri ragazzi…”.

Parlando di un rinvio a giudizio per presunti abusi sessuali, quell’impressione affidata alle pagine di Facebook fa ovviamente pensare che le “facce” fossero “tristi” per via degli abusi sessuali subiti ma, leggendo le testimonianze, emergono ben altre costrizioni alle quali quei piccoli Legionari erano sottoposti.

Parliamo di infraquattordicenni, cittadini non responsabili per lo Stato fino al compimento del 14° anno di età: per lo Stato Italiano hanno particolari diritti e tutele, proprio al fine ultimo che è l’integrità e la tutela che, in quella particolare fascia di età, è così importante e delicata da poter compromettere pesantemente la corretta formazione della persona.

Diritti e tutele che sembrano essere venute meno, sfuggendo di mano anche ai genitori che, dietro all’indottrinamento quasi militare dei figli, non hanno potuto vedere, capire quanto questi fossero a rischio, quanto fosse venuta meno qualunque forma di tutela nei confronti dei figli.

Le regole del seminario erano rigidissime, i giovani ospiti non potevano avere, come è normale a quell’età, un “migliore amico”, dovevano essere autorizzati per poter contattare la famiglia, gli era imposto il “divieto di critica” nei confronti dei superiori, dovevano denunciare in segreto i compagni che trasgredivano le regole.

Nelle dichiarazioni, una delle presunte vittime racconta la vita quotidiana del seminario minorile di Gozzano

“… era vietato in tutti i casi e in qualsiasi modo toccarsi tra ragazzi e ciò comprendeva proprio tutto difatti anche durante le partite di pallone quando avveniva un goal non si poteva esultare neanche dandosi un cinque con le mani né tantomeno abbracciarsi o simili… io ero in una spirale senza uscita perché noi avevamo l’obbligo di obbedienza e del rispetto delle regole e dei superiori e quando lui mi chiedeva di andare in questi luoghi cioè le aule vuote o la parte ripostiglio nella parte vecchia del seminario, io capivo che mi sarei ritrovato a subire i suoi atti ma non potevo disobbedire dinanzi a tutti, perché le sue richieste mi venivano fatte davanti ai miei compagni quindi era impensabile che io mi rifiutassi” “… ci veniva ripetuto che non potevamo lamentarci con l’esterno e soprattutto con i genitori delle cose che non ci andavano bene del seminario perché questo era considerato come un tradimento, bisognava sempre dare una visione bella e tenere il brutto all’interno per non danneggiare il seminario e infondo anche i padri che comunque in ultima analisi avevano sempre ragione… inoltre… era presente una forte censura. Si doveva scrivere una volta alla settimana alla famiglia e si poteva ricevere una volta alla settimana una telefonata sempre dalla famiglia… naturalmente le lettere erano tutte, sia in entrata che in uscita, consegnate aperte. Io non ho mai raccontato a nessuno dei miei compagni niente di quello che facevo che potesse essere poi raccontato ai padri, perché la delazione (fare la spia di nascosto) era incoraggiata tra noi cioè se si andava a raccontare le malefatte di altri si guadagnavano dei punti e inoltre tra le cose che davano punteggi vi erano l’obbedienza, la fedeltà l’aspetto esteriore ed altre caratteristiche per le quali se dopo 4 settimane si erano guadagnati tutti 10 si riceveva uno scudetto che si appuntava e tutti potevano vedere che si era il migliore e quindi si aspirava ad avere questo scudetto… ricordo che veniva fatto capire che noi che frequentavamo quel seminario eravamo degli eletti che il signore aveva così deciso e se decidevamo di abbandonare il seminario tornavamo ad essere dei nessuno, difatti ricordo che durante la mia frequentazione quelli che abbandonavano non venivano più nominati, come se non fossero esistiti, come se fossero dei traditori. Ci inculcavano che dio aveva deciso che noi frequentassimo il seminario, che saremmo diventati preti e che avremmo fatto per sempre parte della Legione e non potevamo fare una vita diversa da quella che stavamo facendo. Proprio per questo io ancora adesso ho gli incubi in cui sogno di tornare nella congregazione e non mi fanno andare via e mi tengono con la forza. Al ritorno in omissis (indica ritorno a casa) e alla scuola li, nonostante io non avessi mai avuto problemi ad inserirmi con gli altri, ho avuto tantissime difficoltà ad integrarmi, parlavo poco e mi sentivo diverso dagli altri ed ho cominciato ad entrare in depressione ed ho anche pensato al suicidio perché non vedevo soluzioni alla mia condizione…”

Questa era la vita quotidiana per quei bambini, alla quale si aggiungono per alcuni di loro i presunti abusi sessuali attribuiti a padre Vladimir Resendiz Gutierrez. All’epoca, proprio per la posizione che rivestiva (rettore), esercitava una notevole sopraffazione psicologica sui giovani ospiti che, unita alla rigidità delle regole, incideva notevolmente per non dire in toto, sulla loro libertà di autodeterminazione.

Ma oltre a Gutierrez ci si domanda quale sia stato il ruolo della Congregazione. Ci si domanda se questa aveva gli strumenti per prevedere quanto è accaduto, se poteva impedirlo e, se così fosse: non intervenendo, potrebbe aver cagionato il reato?

La risposta in parte ci arriva dal noviziato della Legione di Cristo di Salamanca (Spagna) in un documento datato 9 gennaio 1994 a firma di padre Antonio Leon Santacruz, all’epoca istruttore dei novizi. Nel documento, parte del fascicolo personale di Vladimir Resendiz Gutierrez, il suo istruttore annota “un caso in  particolare” che gli fu commentato dallo psicologo di Gutierrez; “Si tratta di un ragazzo con fortissimi impulsi sessuali, e con bassissima capacità di controllarli”.

Continua…

Francesco Zanardi

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