TwitterFacebookGoogle+

Grazie alle sentinelle e al Ministro Alfano il dibattito sulla parità dei diritti si riaccende ed entra nel vivo

Si è riacceso con inaspettata intensità il dibattito sulle parità dei diritti delle coppie di fatto.
Venerdì scorso sono state pronunciate parole tanto attese nell’autoironico e laconico annuncio del Presidente Renzi: “Sulle nozze gay faremo la legge. Non è una battuta, è la verità”.
Sabato esce la dichiarazione chiarificatrice del Ministro dell’Interno Alfano: «Quando ci sarà una nuova legge io la farò applicare».
Ieri ecco il post del Sindaco di Roma Ignazio Marino su Facebook: “Sabato prossimo procederò personalmente alla trascrizione di matrimoni celebrati all’estero tra persone dello stesso sesso sui registri comunali. Una scelta di rispetto per le tante famiglie non riconosciute. Si arrivi presto a una legge in Parlamento“.
E infine, sempre ieri, sono stati resi noti da Repubblica i risultati delle rilevazioni condotte dalla società Demos secondo le quali la maggioranza degli italiani si pronuncia favorevole alle nozze tra persone dello stesso sesso (con il benestare del 70% degli elettori grillini, del 64% di quelli di Forza Italia del 56% di quelli del Partito Democratico).

E dire che la settimana era iniziata tutt’altro che sotto l’insegna dei colori dell’arcobaleno, con le sentinelle silenziosamente in piedi in ottanta piazza italiane per rivendicare (stando al loro manifesto) “libertà di espressione e diritti naturali dell’uomo“.
Lunedì si era già passati a contare gli scontri, gli interventi della polizia e le aggressioni, poi scoperte essere non attribuibili agli attivisti omosessuali e simpatizzanti che hanno protestato pacificamente domenica 5 ottobre durante le manifestazioni in piazza, ma a un gruppo di disturbatori di estrema sinistra.

Da Perugia veniva raccontata la brutta storia di Stefano Bucaioni, ragazzo sposatosi all’estero con i suo compagno, che si era visto notificare la conclusione dell’indagine preliminare in merito al suo bacio in segno di protesta durante la manifestazione delle sentinelle lo scorso 29 marzo: «disturbo della quiete pubblica».
Martedì poi è stata la giornata del Ministro Alfano e dalla sua circolare con la quale ha chiesto ai prefetti di annullare la trascrizione dei matrimoni omosessuali celebrati all’estero nel registro delle unioni civili del comune. Atto considerato corretto e doveroso dallo stesso Alfano: «Da Ministro dell’Interno altro non ho fatto che fare applicare la legge. Poiché i sindaci agiscono nella trascrizione dei matrimoni come ufficiali dello Stato civile e, non prevedendo le leggi italiane matrimoni fra persone dello stesso sesso, io ho fatto applicare la legge». Atto invece non considerato eseguibile da Rete Lenford perché la legge attuale prevede infatti che la trascrizione possa essere negata solo per contrarietà all’ordine pubblico e anche e sopratutto perché, dopo che un atto è stato trascritto, solo l’autorità giudiziaria può pronunciarsi sulla sua cancellazione, non un Prefetto né il Ministro dell’Interno.
Mercoledì infine è la volta dell’Europarlamentare nonché sindaco leghista di Borgosesia Gianluca Buonanno, già protagonista di molte sparate contro i gay, che attacca e insulta il presidente Arcigay Flavio Romani: “Sei sei frocio rimani frocio, non è un problema mio… coglione”.

Il susseguirsi di questi eventi ha però generato inaspettate reazioni a catena diffuse di vario tipo che hanno fatto sì che il clima mutasse improvvisamente, già da martedì stesso.

Mentre lo stesso Alfano si interrogava sulla “violenza inaudita” ricevuta “avendo soltanto applicato la legge”, arrivavano prima la stoccata del Presidente del PD Matteo Orfini: “Caro Alfano, invece di annullare le trascrizioni dei matrimoni gay preoccupiamoci di renderli possibili anche in Italia” e immediatamente dopo la petizione online per chiedere al Ministro il ritiro della circolare, che ha ottenuto fin da subito un grande riscontro (quasi 6.000 firme).
Mentre l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e il presidente Piero Fassino il giorno successivo chiedevano un incontro «urgente» con Alfano e Renzi in merito alla circolare della discordia, Condividilove annunciava su Facebook: “Alcune persone in questi giorni sono restate in piedi. È successo perché il loro odio non ha trovato posto in un paese che, ancora non lo sa, ma sta guardando al futuro”.
Anche Anna Paola Concia, paladina storica dei diritti LGBT in Italia, interveniva in un intervista su questo giornale, evidenziando la necessità dell’approvazione di un testo di legge già presente in Parlamento (il famoso ddl Cirinnà approdato il 2 luglio di quest’anno in Senato).

La reazione delle istituzioni toccate direttamente da Alfano, i sindaci, non si è fatta certo aspettare.
Inizia il Sindaco di Bologna Virginio Merola con una chiara presa di posizione: “Io non ubbidisco: si assumano la responsabilità di negare ancora una volta diritti riconosciuti dal diritto europeo. Non posso accettare che lo stato nazionalizzi in senso discriminatorio e anti europeo i diritti civili”.
Il giorno successivo è la volta del Sindaco di Milano Giuliano Pisapia: “Oggi pomeriggio ho firmato personalmente, in qualità di ufficiale di Stato Civile, la trascrizione di sette matrimoni tra persone dello stesso sesso che si sono celebrati all’estero. Si tratta di un atto ne pieno rispetto della legge che prevede questo obbligo quando si tratta di matrimoni celebrati legittimamente secondo le norme dei Paese in cui si sono svolti”.

Nel frattempo anche l’Estonia riconosce la parità dei diritti, quelli civili, per le coppie dello stesso sesso. Primo fra gli ex-stati membri dell’Unione Sovietica, ora indipendente e parte dell’Unione Europea. Un segnale forte, questo, per la risaputa avversione di Putin e per i rischi di innesco di una possibile reazione a catena all’interno di altri paesi dell’area di influenza russa.

Insomma, nell’arco di una settimana il cielo si è capovolto, verrebbe da dire.
A conferma di ciò, ecco arrivare Venerdì le parole di Renzi: “Faremo la legge“.
“E’ la verità”. Questa volta, forse resosi conto di quanto la tematica sia ormai di interesse comune e spinto anche dagli attriti tra istituzioni e nel governo, sembra avere un tono determinato.
Che il governo continui a non essere compatto anche dopo l’esternazione renziana di venerdì, lo confermano le dichiarazioni tra gli altri del ministro alfaniano Lupi, che conferma la visione del Nuovo Centro Destra, affermando che la legge sulle unioni civili non è una priorità («Prima di fare una nuova legge bisogna che i sindaci rispettino le leggi che già esistono») e del Ministro Giannini, che ribadisce la posizione di Scelta Civica («… non ritiene la regolamentazione delle nozze gay una priorità, sebbene rappresentino un elemento importante della realtà sociale»)

Sebbene quindi di unità di intenti, di dialogo e di trattativa finora ci sia ancora ben poco, la settimana appena conclusa sarà ricordata come quella dell’apertura della trattativa per il riconoscimento della parità dei diritti, che avrà il fine di decidere quali diritti già esistenti per le coppie sposate sia il caso di estendere a tutte le coppie di fatto.

La manifestazione delle sentinelle in piedi, in sostanza, ha sortito l’effetto esattamente contrario ai suoi propositi: ha fatto sì che si alzasse un sipario quando in pochi si aspettavano che sarebbe accaduto ora e in maniera così repentina.

Original Article >> http://www.giornalettismo.com/archives/1631113/si-riaccende-dibattito-parita-diritti/

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.