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Guache e gollisti addio, in Francia è l'ora degli outsider

Fine di un’epoca in Francia. Per la prima volta nella storia della V Repubblica, il duopolio destra-sinistra che per sessant’anni ha caratterizzato la vita politica del paese potrebbe andare in soffitta: stando alle intenzioni di voto dei francesi, i candidati che si giocheranno la vittoria finale al secondo turno per le elezioni presidenziali sono due outsider: il centrista Emmanuel Macron e la leader del Front National Marine Le Pen. Se i sondaggi fossero confermati dunque, nessun esponente della tradizione gollista o della ‘gauche’ tradizionale arriverà a disputare la sfida finale per la conquista dell’Eliseo. 

L’inedito è assoluto, se si guarda a ritroso alla storia delle elezioni presidenziali dell’ultimo sessantennio, a partire dal 1958, quando sull’onda della questione algerina, Charles De Gaulle fa approvare la nuova costituzione dando di fatto inizio alla V Repubblica. Nell’ultima tornata  elettorale, quella del 2012, il socialista Francois Hollande battè il Repubblicano Nicolas Sarkozy, che aveva vinto nel 2007 contro (la socialista) Segolene Royal. Nel 2002 lo scontro, traumatico per i francesi che videro per la prima volta arrivare al ballottaggio la destra xenofoba e razzista, era stato tra Jacques Chirac (erede stretto della destra Repubblicana) e Jean Marie Le Pen, con la schiacciante vittoria del primo. Lo stesso Chirac aveva battuto sette anni prima Lionel Jospin, mettendo fine all’era Mitterand, iniziata nel 1981 e durata 14 anni. Mitterand, che  ‘regna’ per due settennati, nel 1974 aveva perso contro il gollista Valery Giscard d’Estaing. E prima ancora a vincere era stato George Pompidou, anche lui molto vicino a De Gaulle, prima della rottura traumatica con il generale. Insomma, in 59 anni, non era ancora accaduto che un candidato dei due schieramenti tradizionali fosse escluso dalla corsa per la presidenza.  

I gollisti senza un sostituto per Fillon

La destra repubblicana, erede della tradizione gollista, non è riuscita a sbrogliare la matassa della controversa candidatura di Francois Fillon, all’inizio gran favorito per la corsa all’Eliseo e poi azzoppato dalle inchieste sul ‘PenelopeGate’, il presunto lavoro fittizio della moglie e dei figli svelato dal ‘Canard Enchaine’. Fillon, malgrado sia formalmente indagato, resiste. A costo di mettersi contro buona parte dei suoi, ma anche una grossa fetta di opinione pubblica moderata che non ha digerito gli attacchi alla magistratura e alla stampa (Fillon ha parlato delle inchieste come di un “assassinio politico” nei suoi confronti). Il ‘piano B’ di cui si è parlato per settimane, ovvero una sostituzione in corsa del candidato del centrodestra che potesse prendere il posto di Fillon con qualche chance di vittoria, è fallito. Alain Juppè, a lungo considerato il possibile cambio in corsa, ha deciso di non scendere in campo e anzi ha ribadito il suo appoggio all’ex primo ministro. A nulla è valso il pressing insistente di Nicolas Sarkozy e dei suoi per convincere lo stesso Fillon a fare un passo indietro. Tant’è. Fillon naviga in bonaccia, fermo al 20% delle intenzioni di voto dei francesi, e con ogni probabilità non riuscirà a superare la boa del primo turno.     

L’eterno scontro che lacera i socialisti

Ma se i gollisti piangono, i socialisti non ridono. Il partito è lacerato, a rue Solferino, sede del Psf, va in scena l’eterno scontro a sinistra tra riformisti e radicali. La vittoria alle primarie di Benoit Hamon, candidato di sinistra e fortemente critico rispetto alle politiche del quinquennio di Hollande, ha messo in crisi l’ala destra del partito che lo accusa di eccesso di radicalismo e ormai flirta apertamente con Macron. Le defezioni tra i maggiorenti del partito sono quotidiane e i pezzi da novanta del socialismo storico che hanno pubblicamente concesso l’endorsement al leader di ‘En marche!’ sono sempre piu’ numerose. Ultimo, lo storico sindaco di Parigi Bertrand Delanoe, che ha fatto sapere che voterà per Macron fin dal primo turno per arginare il rischio di consegnare la Francia all’estremismo populista della Le Pen. Lo stesso Hamon non è riuscito a saldare l’asse alla sua sinistra con Jean-Luc Melenchon, che ha rifiutato ogni forma di alleanza con i socialisti. I due rimangono a spartirsi un voto di sinistra sempre più minoritario e di testimonianza, attestandosi rispettivamente al 14% (Hamon) e al 10-12% (Melenchon).  

Il nuovo duello è tra europeisti e nazionalisti

Nella crisi delle due fazioni si inserisce il candidato ‘nuovo’, Emmanuel Macron. I denigratori sostengono che le sue idee buone per tutte le stagioni si scontreranno con la fatica del governo e aggiungono che la sua ‘equivicinanza’ tra destra e sinistra alla fine, anzichè essere una forza si rivelerà il suo tallone d’Achille. Ma Macron tiene saldo il timone al centro, prova a sedurre l’elettorato di sinistra con la promessa di forti investimenti sulla scuola e sul sociale, quello di centrodestra con qualche strizzata d’occhio su migrazione e sicurezza e rassicura le cancellerie del Vecchio Continente con il mantra della fede europeista. Nei giorni scorsi Macron ha ottenuto la benedizione di Angela Merkel, e dopo il voto olandese che ha scongiurato la vittoria del partito nazionalista di Geert Wilders rimane il punto di riferimento delle forze antipopuliste. Quelle stesse forze che Marine Le Pen considera l’establishmente da abbattere, il male assoluto. Macron e Le Pen, secondo tutti i sondaggi, si disputeranno l’Eliseo al ballottaggio, con il primo nettamente favorito.

La fine dell’alternanza tradizionale

Le ragioni del crollo della destra e della sinistra francese sono da ricercarsi più nello specifico francese che non nella crisi storica delle due grandi componenti politiche e idelogiche del Novencento. I socialisti, penalizzati dal quinquennio di Hollande, uno dei presidenti meno amati della storia di Francia, si sono ulteriormente spaccati dopo la vittoria a sorpresa di Hamon alle primarie, che ha messo in fortissimo imbarazzo l’ala moderata che fa capo all’ex premier Manuel Valls. La destra, data per sicura vincitrice, ha pagato la posizione di debolezza di Fillon dopo le rivelazioni della stampa e le conseguenti inchieste della magistratura sul lavoro della moglie e dei figli. Che per le due fazioni storiche la ricreazione sia finita, come avrebbe detto De Gaulle, è ancora tutto da vedere. Quello che è quasi certo è che, almeno per i prossimi cinque anni, l’alternanza tradizionale tra destra e sinistra non ci sarà.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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