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Guerra Iraq sbagliata, Commissione Gb accusa Blair

Roma – Invadere l’Iraq fu una decisione precipitosa” che ha “alimentato il terrorismo” e le cui conseguenze negative sono visibili ancora oggi. Questa la conclusione a cui e’ giunta la commissione d’inchiesta voluta quasi sette anni fa dal governo britannico per fare chiarezza sulle decisioni che portarono Londra a unirsi agli Stati Uniti nella guerra contro il regime di Saddam Hussein. Leggendo l’attesissimo rapporto davanti alla stampa al centro congressi Queen Elizabet II a Westminster, Sir John Chilcot, presidente della commissione, ha spiegato di aver valutato se fosse “giusto e necessario” invadere l’Iraq e “se il Regno Unito avrebbe potuto essere – e dovuto essere – piu’ preparato per gli accadimenti che seguirono” (in Iraq morirono 179 soldati britannici). “Abbiamo concluso – ha detto – che il Regno Unito si uni’ all’invasione in Iraq prima che le opzioni pacifiche per il disarmo fossero tutte esplorate. L’opzione militare in quel momento non era ‘ultima risorsa’”. Secondo Chilcot lo schieramento dei militari britannici non fu ben preparato e comunque l’invasione militare non ottenne i suoi obiettivi. Insomma, l’invasione britannica in Iraq nel 2003 fu una iattura che ha avuto conseguenze negative fino al giorno d’oggi, ha aggiunto John Chilcot, secondo cui l’ex presidente iracheno Saddam Hussein non costituiva una minaccia nel marzo 2003, quando Usa e Gb cominciarono l’intervento armato. Le conseguenze di quella guerra pero’ sono state devastanti: “Sono morti piu’ di 200 cittadini britannici come conseguenza di quel conflitto, e molti di piu’ sono rimasti feriti”. E in Iraq, “l’invasione e la conseguente instabilita’ hanno causato, a partire dal 2009, la morte di oltre 150mila iracheni, probabilmente molti di piu’, la gran parte civili. Piu’ di un milione hanno dovuto lasciare le loro case . E tutto il popolo iracheno ha sofferto enormemente”. L’autore del rapporto ha ricordato la precaria situazione in cui si trova oggi l’Iraq e non ha mancato di citare il devastante attentato compiuto sabato notte, a Karrada, quartiere prevalentemente sciita a Baghdad, in cui sono morte oltre 250 persone.

Secondo la commissione d’inchiesta inoltre, alla vigilia della guerra in Iraq nel 2003, l’ex premier britannico, Tony Blair, presento’ come certi alcuni dati di intelligence e valutazioni “fallaci” sul fatto che Saddam Hussein possedesse armi di distruzione di massa. “Non furono messi in dubbio, mentre avrebbero dovuto”, ha detto ancora Chilcot. Non solo: l’allora premier britannico, che voleva portare il Regno Unito a invadere l’Iraq a fianco degli Usa, era stato avvertito delle rischiose conseguenze della guerra: “Era stato messo in guardia che un’azione militare avrebbe aumentato la minaccia di al-Qaeda al Regno Unito e agli interessi britannici. Era stato anche avvertito che un’invasione avrebbe potuto far finire le armi e le capacita’ militari irachene nelle mani dei terroristi”, ha detto Chilcot. “Rammarico, scuse e pena, piu’ di quanto possiate immaginare”, e’ stata la replica di Tony Blair. Dimesso, lontano dalla verve mostrata al tempo della sua ascesa alla guida del Labour e della Gran Bretagna, l’ex premier ha commentato il rapporto parlamentare che lo inchioda per la guerra in Iraq sottolineando che, “il rapporto chiarisce che non vi furono menzogne, il Parlamento e il governo non furono ingannati e non si tratto’ in segreto l’impegno ad andare in guerra”. In risposta alle conclusioni del rapporto Chilcot, Blair ha detto di aver agito “in buona fede” e “in quello che ritenevo fosse il miglior interesse della Gran Bretagna”. In un comunicato diffuso dal suo ufficio, l’ex premier ha aggiunto: “Io non credo che la rimozione di Saddam Hussein sia la causa del terrorismo a cui assistiamo in Medio Oriente e altrove”. Per Jeremy Corbyn, numero uno del Labour che fu di Blair, l’intervento in Iraq “su un atto di aggressione militare lanciato su un falso pretesto, cosi’ come stabilito dall’inchiesta, ed e’ stato a lungo ritenuto illegale”. Proprio in questi giorni, dopo il referendum sulla Brexit dello scorso 23 giugno, Corbyn ha fra l’altro dovuto fronteggiare l’insurrezione di una parte del partito laburista, soprattutto quella piu’ fedele a Blair, che ne ha chiesto le dimissioni per la sua gestione della campagna referendaria. Corbyn, come il primo ministro David Cameron, ha parlato ai Comuni indossando una cravatta nera, un simbolo di lutto per i tanti militari britannici caduti durante la guerra nel paese mediorientale, nel 2003. Prima del suo intervento, il leader del Labour e’ stato criticato da molti dei suoi stessi parlamentari, che sapevano che avrebbe appunto attaccato Blair commentando i risultati dell’inchiesta. Corbyn e’ sempre stato un pacifista convinto e piu’ volte ha sottolineato la sua ammirazione per le teorie del terzomondismo. (AGI)

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