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Hacker Sony: la Cina si oppone "a ogni forma di terrorismo"

(AGI) – Pechino, 22 dic. – La Cina si oppone a ogni forma di cyber-terrorismo, sia commesso da Stati che da singoli individui. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri di Pechino, Wang Yi, in un colloquio telefonico con il segretario di Stato degli Stati Uniti, John Kerry, nelle scorse ore. “La Cina si oppone a ogni Paese o individuo che usa strutture di un altro Paese per rivolgere cyber-attacchi contro un terzo Paese”, ha spiegato Wang Yi, che non ha menzionato direttamente la Corea del Nord, accusata di essere dietro l’attacco informatico al film satirico della Sony Pictures Entertainment, “The interview”, che vede al centro il dittatore nord-coreano, Kim Jong-un. Durante la telefonata, il ministro degli Esteri cinese ha poi sottolineato i “significativi e proficui” risultati raggiunti dai due Paesi durante l’incontro tra i presidenti avvenuto a Pechino, il mese scorso, a margine del vertice dei leader dei Paesi Apec. Venerdi’ scorso, in un’intervista alla CNN, Obama aveva spiegato di non ritenere un atto di guerra l’attacco informatico alla Sony Pictures per bloccare l’uscita di “The Interview”, ridimensionando l’episodio a un fatto criminale. “Penso si tratti di un atto di cyber-vandalismo molto costoso – aveva dichiarato il presidente degli Stati Uniti – Lo prendiamo molto sul serio. Risponderemo in maniera appropriata”. Una delle opzioni comprende il re-inserimento della Corea del Nord nella lista degli Stati sponsor del terrorismo, da cui era stata depennata sei anni fa, dopo i primi progressi nei colloqui a sei sul disarmo nucleare di Pyongyang. La Corea del Nord aveva risposto dichiarandosi estranea all’attacco informatico, ma promettendo di rispondere a un’eventuale controffensiva statunitense prendendo di mira le istituzioni come la Casa Bianca e il Pentagono e gli Stati Uniti in generale. “Non sappiamo chi siano” i pirati informatici, scrive in un editoriale l’agenzia di stampa nord-coreana KCNA, “ma si tratta sicuramente di sostenitori e simpatizzanti della DPRK”, la Repubblica Democratica Popolare di Corea, con capitale Pyongyang. La replica di Wang Yi arriva dopo che nei giorni scorsi, il quotidiano Global Times aveva utilizzato toni molto duri nei confronti del film satirico, spiegando in un editoriale che “non c’e’ nulla di cui andare fieri” per Hollywood in un film che ironizza sul presidente della Corea del Nord. Il giornale cinese in lingua inglese incolpava gli Stati Uniti di “colpire i leader di altri Paesi solo perche’ sono liberi di criticare o di ridicolizzare i loro stessi leader”. Tra i Paesi bersaglio dell’ironia statunitense, il quotidiano segnala proprio la Corea del Nord, oltre all’ex Unione Sovietica e all’Iran. “In alcune occasioni – continuava il quotidiano – anche la Cina e’ ritratta negativamente. Ora che il mercato cinese e’ diventato un a miniera d’oro per i film americani, Hollywood ha cominciato a mostrare un volto piu’ amichevole, per attrarre un numero maggiore di spettatori cinesi”. (AGI) .
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