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Homo bilderbergenis

Di ilsimplicissimus –
Ha fatto un certo rumore la notizia che una giornalista del Daily Mail è riuscita ad infiltrarsi in qualità di cameriera alla riunione che il gruppo Bilderberg ha tenuto quest’anno a Torino. Pochi hanno compreso che il realtà si trattava solo di un pezzo di colore, visto che a parte qualche qualche schizzo su questi grandi vecchi e pessimi giovani c’è poco da dire: sebbene ci sia una certa segretezza sui discorsi che vi si svolgono, Bildergerg non è una società segreta, è semplicemente un’accozzaglia di grandi ricchi, di vecchi e nuovi potenti, di influencer invitati che siano giornalisti, cantanti, creatori di videogiochi, economisti, sedicenti guru che partecipano a un rito del potere

Certo fra i singoli possono correre strategie e complotti, programmi e piani assieme al vino rosso, ma nel complesso per sapere ciò che si dicono non c’è alcun bisogno di penetrare nelle costosissime fortezze temporanee nelle quali si ritira annualmente questo consiglio di amministrazione del mondo, basta guardare la televisione, leggere i giornali o guardare film e fiction: il loro messaggio è infatti affidato all’informazione e alla comunicazione di cui detengono il monopolio. Da lì possiamo capire cosa vogliono che la gente pensi, in quali balle vogliono che creda e a quali favole debbano dare retta riguardo alla propria condizione e al proprio futuro, anzi in un certo senso si tratta delle stesse cose in cui essi stessi sono costretti a credere per dare una qualche legittimità al loro potere, trasformando il proprio interesse in necessità ineluttabile, in legge della storia, della natura, ell’economia.

Paradossalmente il vero aspetto segreto del Bilderberg è quello più visibile, ovvero che esista e che se ne parli con tanta aura di segretezza. E’ dare l’impressione che un che un vertice di riccastri, di banchieri, miliardari della rete, eminenze grigie, ong abbia il potere di governare l’intero occidente facendo strame delle aspirazioni delle persone e degli strumenti con i quali esse vengono incanalate, ossia le regole della democrazia e gli Stati. E’ come se questa assemblea di ometti per la più parte di straordinaria mediocrità ( basti pensare al capo della Cia che non sa come trovare un bar) ci dicesse che la nostra opinione non conta nulla, che loro sono loro e noi non siamo un cazzo per impressionare l’uomo della strada. Magari vanno lì solo a parlottare di nulla, a bere, mangiare e a fare sfoggio di vacuo elitarismo, come avviene in maniera più modesta in moltissime feste riservate, ma l’importante è che la gente creda in un potere sovranazionale capace di spazzare via qualsiasi ostacolo gli venga venga frapposto e si intimidisca, si arrenda alle loro deliranti ricette, si convinca della segretezza esoterica dei loro discorsi. Temo che se li potessimo ascoltare rimarremmo molto delusi e mutatis mutandis non sentiremmo cose diverse da quelle che si dicevano i furbetti del quartierino.

In realtà se anche vero che nelle mani di pochi, non eletti da nessuno, si concentrano poteri immensi si tratta di un mondo sotto assedio: l’ospite più eminente del consesso, e probabilmente anche il più intelligente nonostante i 95 anni suonati, ossia Henry Kissinger, alias Stranamore già alcuni anni fa, nel 2014 se non vado errato, avvertiva della fine di un ordine mondiale che questo consesso in qualche modo rappresenta “definito quasi esclusivamente dai concetti occidentali” e retto sostanzialmente dall’economia di mercato al posto degli stati e della loro tutela della cittadinanza. Una logica che si pensava infallibile, ma che ha già fatto una vittima illustre, ovvero la Ue la quale ha pensato di superare gli stati nazionali senza creare in sé gli “attributi della statualità” generando così un “vuoto di autorità all’interno e uno squilibrio di potere lungo i suoi confini”.

Purtroppo manca a Kissinger una lucida pars construens perché poi parla di aggregazioni regionali su vasta scala al posto degli stati, non si sa bene con quali criteri e sistemi di governo facendo intendere che le questioni sociali, la solidarietà, l’uguaglianza, i diritti sono quanto mai marginali e illusori. Dunque è per questo che si trova a suo agio nelle riunioni del Bilderberg dove dilettanti di storia e di politica si esercitano in fantasie da bottegai di vertice: sospetto che i contenuti siano tenuti il più possibile segreti non tanto per proteggere gli arcana imperii quanto per impedire che la gente avverta il tasso di stupidità e di vacua supponenza che circola in queste fortezze del potere.

Homo bilderbergenis

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