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Homo Faber

Lezione magistrale di Umberto Galimberti al Festival Filosofia, Carpi (MO) 17.9.17 (Grazie a una amico che ha registrato e sbobinato la lezione, durata un’ora, di Galimberti)

“”Allora homo faber, sappiamo tutti che l’homo faber è venuto prima dell’homo sapiens, ed era una condizione imprescindibile che ciò accadesse per la sopravvivenza dell’ umana specie perché, a differenza degli animali, l’uomo non ha istinti. Mentre l’animale appena nasce sa quello che deve fare, perché è governato dall’istinto, gli uomini non hanno istinti, questa è anche la ragione perché gli uomini, prima di essere autonomi, necessitano di anni e anni di educazione, cosa abbastanza trascurata sia da genitori che insegnanti, comunque richiesta, perché non avendo istinti non abbiamo nessuna possibilità di condurre la vita in maniera automatica e armonica con la natura, come invece accade agli animali….Per cui anche la definizione che l’uomo è un animale ragionevole non è una buona definizione. Perché all’uomo manca la caratteristica prima dell’animale che è l’istinto. L’istinto è una risposta rigida agli stimoli, questo che cosa significa? che se io faccio vedere un pezzo di carne a una mucca, la mucca non lo percepisce come cibo e lo trascura, se io gli faccio vedere un covone di fieno invece ci si butta a mangiare e poi a ruminare. Noi non abbiamo istinti, neppure il famosissimo istinto sessuale è istintivo, perché non è un rapporto rigido quello stimolo. Chiunque di noi può fare l’amore con un tacco a spillo per esempio, che sembra non sia concesso agli animali, oppure può consegnare una pulsione sessuale a una meta non sessuale e farne un’opera d’arte, fa una poesia, fa una scultura, quello che poi si chiama sublimazione. Quindi noi non abbiamo istinti, cioè non abbiamo risposte rigide, quest’aggettivo è importante. Risposte rigide agli stimoli, abbiamo invece delle pulsioni a meta indeterminata. Questo fa si che l’uomo non sia armonico con la natura, ma per vivere ha bisogno di crearsi una seconda natura che si chiama cultura, dove per cultura dobbiamo intendere non solo i libri, non solo le cose che sappiamo pensare e fare, ma soprattutto le istituzioni, perché le istituzioni sono quel complemento alla mancanza di istinti, non avendo noi istinti abbiamo bisogno di istituzioni che regolino il nostro comportamento. E allora il fatto che ci si trovi in un contesto civile ed istituzionale è molto importante. Le istituzioni vanno rispettate perché se no l’uomo si trova in un contesto di indeterminazione, non sa come deve vivere, non sa come deve fare. Non essendo regolato dagli istinti, se mancassero le istituzioni, non è regolato da niente. Le istituzioni poi si costituiscono all’interno di una società, perché l’uomo è sociale, ha il linguaggio. Siccome nessuno parla da solo ma parla sempre con un altro, l’altro è essenziale alla sua costituzione. Queste cose le avevano capite i Greci, molto meno i Cristiani, perché i Greci anteponevano la città all’individuo. Il primato era della città, della comunità. Aristotele dice che nessun uomo è sufficiente a se stesso, ma per vivere ha bisogno degli altri uomini e chi è solo, dice sempre Aristotele, o è solo o è Dio. E a proposito di Dio, dice che Dio non può essere felice perché è “monacos”, cioè solo. Quindi la struttura sociale è essenziale e viene prima dell’individuo, ma per questo è sufficiente che noi si faccia esperienza della costituzione della nostra identità. L’identità non ci è data per il fatto che siamo nati, l’identità è un dono sociale, la nostra identità è il frutto del riconoscimento. Se la Mamma dice continuamente al suo bambino, sei cattivo poi la Maestra gli dice sei un cretino, il bambino costruisce un’identità negativa, se gli dice sei bravo e lo incoraggia ogni volta, costruisce un’identità positiva. L’identità è un dono dell’altro, non ce l’abbiamo per natura, l’identità è un dono sociale. Quindi anche noi abituiamoci a pensare che la società viene prima dell’individuo. E’ chiaro che per noi Cristiani bisogna fare un capovolgimento mentale, perché il Cristianesimo ha messo in circolazione che l’individuo viene prima della società, perché per il Cristianesimo la cosa più importante è salvare l’anima, tant’è che Agostino dice che consegna allo stato il compito non di realizzare il bene comune, ma di togliere gli impedimenti che si frappongono alla salvezza dell’anima.. e Rousseau, dal canto suo, nel 1700 scrive: il Cristiano non può essere un buon cittadino, lo può essere di fatto ma non di principio, perché a lui gli interessa salvare la sua anima e non gli importa granchè della società. Forse è ancora vero oggi, dopodichè quando ci lamentiamo dell’individualismo, del narcisismo, dell’egoismo, questi sono i derivati del primato dell’individuo responsabile di tutti questi vizi, sostanzialmente il Cristianesimo. Fatta questa premessa torniamo al nostro tema dell’homo faber. Ha un senso nel quale è possibile dire che la tecnica, l’elemento tecnico, è la base, è l’essenza dell’uomo, è inutile fare dei discorsi particolarmente spiritualistici a questo livello, e la tecnica inizia quando l’uomo non riusciva a prendere una banana, prende un bastone e tira giù la banana. Il primo gesto tecnico è questa forma di sopravvivenza dell’uomo, per cui l’uomo è un animale tecnico se vogliamo usare la parola animale e, che questa sia la verità dell’essenza umana, ce la dice Platone, San Tommaso d’Acquino, Herbert, Kant, Nietzsche: non avendo istinti gli uomini sono stati salvati dalla tecnica, dalla capacità di compiere azioni al di là della loro insufficienza istintuale. ( come al solito le campane, quando si parla male del cristianesimo…..) Protagora racconta che Zeus diede a Epimeteo, che è il fratello di Prometeo, ( epi in greco vuol dire topo, quello che pensa dopo. Lo stupido, l’improvvido) il compito di dare ai viventi le loro qualità, la loro dote istintuale, ed Epimeteo, essendo stato prodigo, diede a tutti gli animali i loro istinti, giunto all’uomo si trovò a mani vuote, e allora Zeus prese pietà di questi viventi a cui non era stato dato nessun istinto, invitò Prometeo ( pro in greco vuol dire colui che pensa prima, in anticipo,) e gli disse di dare ai mortali la propria virtù che è quella di pre-vedere. Questa virtù è importantissima, Hobbes nel 1600 dice che gli animali mangiano quando hanno fame, l’uomo è affamato anche dalla fame futura, cioè ha fame e provvede alla fame futura anche quando ha lo stomaco pieno, perché prevede si vuoterà questo stomaco e avrà ancora fame, quindi la previsione è la condizione umana, a differenza di quella animale, gli animali mangiano quando hanno fame, noi prevediamo la fame anche quando siamo sazi. Dico che la previsione è una cosa importante per la semplice ragione che oggi con la tecnica ci troviamo in quella situazione assolutamente terrificante costituita dal fatto che noi siamo in grado di fare cose che oltrepassano la nostra capacità di prevedere gli effetti delle cose che facciamo, che se i Greci saggiamente avevano incatenato Prometeo, noi lo abbiamo scatenato, perché oggi la tecnica è in grado di fare cose di cui non è possibile prevederne gli effetti, gli effetti si conosceranno quando le faremo, possono essere anche disastrosi questi effetti. La nostra capacità di fare è superiore alla nostra capacità di prevedere, allora voi capite la saggezza Greca quando Zeus consegna a Prometeo il compito di consegnare agli uomini la previsione, se non siamo in grado di prevedere ci muoviamo a mosca cieca. Con questo, ciò che cominciate a intravedere è la drammaticità dell’espansione tecnica. Il problema della tecnica nasce nella cultura Greca, non poteva essere diversamente perché nella cultura Cristiana non poteva nascere un problema della tecnica. I Greci si domandano; ma è più forte la tecnica o sono più forti le leggi che governano la natura? e…perché si pongono questo problema? Perché per i Greci la natura è quello sfondo immutabile che nessun uomo e nessun Dio ha creato, è sempre stato e sarà. Questa immutabilità della natura costituisce quella costante guardando la quale è possibile costruire città secondo natura e la conduzione della vita umana secondo natura. Per il Cristianesimo invece la natura è stata creata da Dio e perciò stessa è buona, se voi leggete la Genesi, vedete che Dio scandisce in 7 giorni la creazione della natura, e tutte le sere dice che la natura è buona. Non solo la natura è buona ma è stata consegnata ad Adamo per un suo dominio. Quando Dio allontana Adamo dal paradiso terrestre dice: dominerai sugli animali della terra, sui volatili del cielo, sugli animali delle acque marine, dominerai. Queste categorie del dominerai è diventato l’imput della cultura Cristiana, quindi la natura, ad origine, fin dall’inizio è stata percepita come materia prima. Non ci si deve scandalizzare oggi se trattiamo la natura come materia prima, è un altro imput Cristiano questo. Il Greco non avrebbe mai pensato che la natura potesse ridursi a materia prima, perché la natura è quello sfondo immutabile che nessun uomo e nessun Dio fece, sempre stata e sarà. Il problema è che quando noi ci lamentiamo delle cose dobbiamo sempre andare a cercare l’origine delle cose, perché fin che non ci smobilitiamo dall’origine le cose continueranno ad accadere nella modalità in cui accadono, e… l’origine… questa dominerà…. questa categoria del dominio. Al punto che nel 1600 Bacone, quando fa nascere la scienza in senso moderno, scienza e matematica, dice che con la scienza e con la tecnica noi, le virtù preternaturali che Adamo ed Eva avevano prima del peccato naturale, soprattutto concorriamo alla redenzione, concorriamo alla redenzione per la semplice ragione che attutiamo le pene del peccato originale, che come loro ricordano ( loro sono le persone anziane perché i giovani non hanno fatto Catechismo e non sanno un bel niente di queste cose) mi rivolgo soprattutto a loro che hanno una buona memoria e ricorderanno che le pene del peccato originale erano: la fatica del lavoro ( guadagnerai il pane con il sudore della fronte) e il dolore, quello era assegnato alle donne ( partorirai con dolore). Bene, l’una e l’altra cosa verranno rimediate dalla scienza e dalla tecnica diceva Bacone , perché la scienza e la tecnica ridurranno la fatica del lavoro e ridurranno il dolore, quindi concorrono alla redenzione dell’uomo. La scienza nasce nell’orizzonte teologico, e ogni volta che sentite una contrapposizione tra scienza e religione, sono increspature di poco conto. La scienza è fortemente Cristiana, perché nasce dall’imput: dominerai, dominerai. Il Greco invece si pone il problema. Ed è Eschilo (ancora prima che nasca la filosofia, la tragedia greca, che è già filosofia, filosofia raccontata in termini poetici) con la potenza dei tragici di cui noi non abbiamo più né memoria né sensibilità, pone il problema: è più forte la tecnica o la natura? Il problema lo pone a Prometeo perché Prometeo aveva consegnato agli uomini il fuoco, la tecnica, la capacità del calcolo rendendoli (dice Eschilo), da indifesi e muti a padroni delle loro menti. Bene, la risposta di Prometeo a questa domanda è molto ferrea. Dice la tecnica è di gran lunga più debole delle leggi che governano la natura. Quindi il Greco subordina la tecnica alla natura, ritiene che sia più debole e di questo ne da conferma anche Sofocle, che nella sua tragedia dice che l’aratro fende la terra, ma la terra si ricompone dopo il suo passaggio e anche la nave fende le acque del mare, ma la calma trasognata delle acque ricompone la quiete. La natura è più forte della tecnica. Si era più forte della tecnica ma semplicemente perché al tempo di Platone la tecnica era semplice ed elementare, quindi possiamo fare un balzo in avanti di 2000 anni ed arrivare dal 500 A.C. al 1500-1600 D.C. quando compare la scienza moderna con Cartesio, Galileo, Bacone i quali capovolgono il modo di pensare in maniera radicale. Quando dico scienza e tecnica dobbiamo liberare la nostra mente da una mentalità, anche questa, che lavora automaticamente ma che non funziona cosi. Come non è vero che l’uomo è un animale ragionevole perché gli manca la prima caratteristica degli animali che è l’istinto, così non è vero che la scienza è dura e che la tecnica è buona o cattiva a secondo dell’uso che se ne fa. Questo è il modo di pensare abituale, ma la filosofia non ha altro compito se non quello di smontare i luoghi comuni, e un luogo comune è proprio questo. Non è che la tecnica è l’applicazione della scienza, e la tecnica può essere buona e cattiva a secondo dell’uso che se ne fa, la tecnica non è un’applicazione, è l’essenza della scienza, perché lo sguardo scientifico non è uno sguardo contemplativo, la scienza non guarda il mondo per contemplarlo, la scienza guarda il mondo per manipolarlo, per cui l’intenzione tecnica è già nello sguardo scientifico. Sarebbe come se in un bosco ci andasse un poeta o un falegname , i due non vedono le stesse cose. Il falegname vede già armadi, sedie, tavoli. Lo sguardo della scienza è manipolativo non contemplativo, quindi la tecnica è l’essenza della scienza. Quanto al fatto che sia buona o cattiva, anche questo lasciatelo perdere, non è così. Se un bambino sta 10 ore con il suo telefonino a giocare, non è che se fa dei buoni giochi o dei cattivi giochi è buona o cattiva la tecnica, le 10 ore è male, è male in sé, non è che è male a secondo del contenuto tecnico. La tecnica poi non ci lascia liberi. Io non sono libero di non avere il telefonino, perché questo equivale a un’esclusione sociale, quindi mi obbliga ad avere un telefonino, mi obbliga ad avere un computer, mi obbliga, mi obbliga, mi obbliga a perdere la memoria, perché tanto ce l’ha la macchina la mia memoria…. Ecco… piccolo inconvenienti, ma non sono neanche le cose più tragiche che la tecnica può fare. C’è di peggio, arriviamo a questo peggio. A partire da Cartesio e Galileo, i quali fanno un’operazione stupenda, inventano la scienza moderna che funziona ancora oggi così. Dice Cartesio e Galileo: non dobbiamo fare come i Greci che contemplavano la natura nel tentativo di catturarne le leggi onde costruire la città secondo natura. Noi dobbiamo fare un’altra procedura: anticipiamo delle ipotesi, sottoponiamo la natura a esperimento, se la natura conferma il nostro esperimento, assumiamo le nostre ipotesi come leggi di natura. Si capisce? Non contempliamo la natura, anticipiamo delle ipotesi sulla natura, cioè la natura si deve comportare secondo noi così, facciamo l’esperimento, se è così le nostre ipotesi diventano leggi di natura, le assumiamo come leggi di natura. Leggi eterne? No, quando ne escogiteremo di più comprensibili, di più sbrigative, allora terremo quelle. Oggi la fisica di Galileo è una fisica che non serve più a niente dopo che si è passati alla fisica atomica di Plain, fa parte della storia della fisica, ma non è più scena, è storia, perché la tecnica non teme le proprie smentite. Questo è un altro potere immenso della tecnica, perché se la religione dice Dio non esiste, crolla la religione, se si perde la distinzione tra bene e male, crolla la morale, se si perde la distinzione tra giusto e ingiusto, crolla l’ordine giuridico, se si toglie la distinzione tra vero o falso crolla la logica, tutta la nostra impostazione culturale è dualistica, all’infuori della tecnica che non ha la sua negazione. Perché il fallimento tecnico non è la negazione della tecnica, ma è la sollecitazione a che la tecnica trovi il suo errore. Chernobyl, può essere salvato l’ambiente solo attraverso procedure tecniche, quindi la tecnica non teme la sua negazione a differenza di tutte le altre impostazioni mentali umane, che sono sempre dualistiche: bene male, giusto ingiusto, vero o falso, santo empio, la tecnica no, la tecnica si alimenta dei suoi errori e sviluppa se stessa dal superamento dei suoi errori. L’errore non è un contraltare della tecnica, è il suo gradiè, perciò che lo fa avanzare, sotto questo profilo la tecnica è eterna. Non può crollare come ideologia, non può crollare come religione, non può crollare come l’ordine costituito, è eterna, per sua stessa struttura. Bene, a questo punto se le azioni umane diventano leggi di natura, dobbiamo dire che l’Umanesimo non è una faccenda di opere letterarie, non sono le umane littere, l’essenza dell’Umanesimo è la scienza, la tecnica, la tecnoscienza, perché con quella io posso dominare il mondo e Cartesio lo dice in modo molto chiaro, attraverso la tecnoscienza l’uomo diventa padrone e signore del mondo. Questo è l’Umanesimo. L’Umanesimo è la scienza, non sono i campi umanistici, quelli fanno da corredo, da ornamento, l’essenza dell’Umanesimo è la scienza. Questo lo capiscono bene un secolo dopo gli Illuministi quando fanno l’enciclopedia con un repertorio di tutti i macchinari scientifici. E’ stato impostato il metodo che funziona ancora oggi così, il metodo scientifico è questo; ipotesi, esperimento, verifica dell’esperimento, legge di natura. Vogliamo fare un altro passo innanzi, arriviamo a Hegel. Passi innanzi li fa sempre la filosofia, per questo la si elimina da tutte le scuole, se no c’è il rischio che la gente pensi, e se pensi ti nasce il senso critico e diventa più complicato indurti no? Scrive 2 cose importanti, dice 1°) fino adesso abbiamo pensato che la ricchezza delle nazioni fosse costituita dai beni, Hegel dice guardate bene che d’ora innanzi non saranno i beni a costituire la ricchezza delle nazioni, d’ora innanzi saranno gli strumenti, perché i beni si consumano, mentre gli strumenti producono beni. Chi ha le macchine ha una ricchezza maggiore di chi ha i beni che si fanno con quelle macchine e questo lo dice quarant’anni dopo che era nato il primo libro di economia politica: l’opera di Adam Smith nel 1789/90, non ricordo la data, che è: l’origine e la natura della ricchezza delle nazioni. Ma poi c’è un altro argomento Hegeliano, questo decisivo, fa capire bene. Dice: 2°) quando il fenomeno aumenta quantitativamente, quantità, non abbiamo solo un fenomeno di aumento quantitativi, ma abbiamo anche un aumento qualitativo del paesaggio, cioè l’aumento della quantità determina la variazione della qualità. Che cosa significa? Significa che se qui venisse un terremoto di 2 gradi della scala Mercalli forse non lo sentiamo neanche e continuiamo a fare questa conferenza, ma se venisse un terremoto del nono grado della scala Mercalli, cambia notevolmente il paesaggio, cambiamento qualitativo per l’aumento quantitativo di un fenomeno. La quantità aumentando determina la variazione della qualità. Il primo a utilizzare questo strumento Hegeliano è stato Marx, che è anche il più intelligente tra i più grandi lettori di Hegel. Il quale dice: tutti siamo abituati a pensare che il denaro è un mezzo per soddisfare i bisogni e produrre i beni. Ma, dice Marx, se il denaro aumenta quantitativamente, fino a diventare la condizione universale per soddisfare qualsiasi bisogno e per produrre qualsiasi bene, allora il denaro non è più un mezzo, ma diventa lui il fine, per ottenere il quale si vedrà se soddisfare i bisogni e in che misura produrre i beni. Questo capovolgimento dei mezzi in fini, che i filosofi chiamano eterogenesi dei fini dove il fine diventa mezzo e il mezzo diventa fine questo capovolgimento se noi lo applichiamo alla tecnica, se la tecnica è la condizione universale per realizzare qualsiasi scopo, la tecnica non è più un mezzo ma è il primo scopo, per ottenere il quale si sacrificheranno tutti gli scopi, perché senza la tecnica anche gli scopi diventano sogni e restano sogni. Io non so se ricordate, ma quelli vecchi come me se lo ricordano quando Gorbaciof incontrò Regan nella capitale dell’Islanda, e Gorbaciof chiese a Reagan di non fare lo scudo stellare perché l’Unione Sovietica non aveva nulla da contrapporre a questa misura. Anni dopo crolla l’Unione Sovietica, non perché sia stato Paolo Sesto o Giovanni Paolo Secondo o perché la gente moriva di fame o perché non poteva uscire, adesso se escono li mandiamo indietro, ma loro son buoni, sono liberi, non possono uscire dalle loro terre. Adesso se escono son botte da orbi (bene), allora che cosa succedeva, non per queste ragioni umanitarie, ma vi siete mai chiesti perché l’Unione Sovietica nel 1960 non è crollata? Perché nel 1960 aveva una tecnica superiore a quella del suo antagonista americano. Se voi ricordate nel 1960 ha mandato per prima nello spazio lo Sputnik quando l’America non era ancora in grado di farlo e allora nel 1960 il fine, che era l’espansione del Comunismo non poteva crollare, perché sostenuto da una tecnica di quel tipo, ma quando nel 1989 la tecnica sovietica era infinitamente al di sotto della tecnica del capitalismo americano, lo scopo, l’espansione del comunismo, non poteva più realizzarsi, il comunismo è crollato punto. Ma non per ragioni umanitarie, ma perché il supporto tecnico non era in grado di sostenere l’idea. Si capiscono ste cose? Allora a questo punto la tecnica comincia a diventare “il dominante” il vero soggetto della storia. Che l’uomo non sia più soggetto della storia è un secolo che lo dicono i filosofi, a cominciare da Oswald Spengler, Heidegger, Jaspers, Gunther Anders, Kant ma siccome la filosofia non la studia nessuno neanche la profezia dei filosofi viene ascoltata. E’ un secolo che non siamo più i soggetti della storia, anzi sotto un certo profilo, l’uomo ha finito di essere soggetto della storia paradossalmente con Stalin e con Hitler e con Mussolini, quando ancora si pensava che un uomo può risolvere i problemi della storia, adesso non lo pensa più nessuno che un uomo possa risolvere i problemi della storia. L’Umanesimo è decisamente finito, e il soggetto della storia lo è diventato la tecnica. Io mi limiterò qui ad accennare brevemente lo scenario politico, lo scenario etico, per farvi vedere questo dominio incontrastato della tecnica, primo la politica. La politica è stata inventata da Platone che l’aveva definita “Tecnica Regia” . Cosa vuol dire Tecnica Regia? Diceva Platone che le tecniche sanno come si devono fare le cose, la politica decide se e perché si devono fare, quindi è lei che governa le tecniche, oggi il sistema è capovolto, perché la politica non decide più, o almeno decide, ma per decidere guarda l’economia. L’economia per decidere i suoi investimenti, guarda le risorse tecnologiche, allora a decidere è la tecnica. La decisione si è spostata dalla politica all’economia e dall’economia alla tecnica. Economia e tecnica sono regolate dalla stessa nazionalità, annuncio qui una cosa importantissima su cui insisteremo successivamente che sarà il colpo di grazia dell’Umanesimo. Quando io dico tecnica, non dico telefonini, computer, microfoni, autoparlanti, macchine del caffè, frigoriferi, automobili, questa è tecnica, tecn…scusate tecnologia. La tecnica è una forma di pensiero, una forma di razionalità molto elementare che consiste in questo: raggiungere il massimo degli scopi con l’impiego minimo dei mezzi, questo è razionalità. Quello che la scuola di Francoforte chiamava ragione strumentale. La scuola di Francoforte vuol dire Adorno, Horkheimer, Marcuse, tutta gente dimenticata, comunque molto importante che aveva già previsto questo scenario. Cosa vuol dire razionalita? Io vivevo a Milano e insegnavo a Venezia, se passavo da Verona facevo un percorso razionale, se passavo da Bologna per andare a Venezia facevo un percorso irrazionale. Per la tecnica tutto ciò che è irrazionale deve uscire di gioco. Sei innamorato? Dal punto di vista della razionalità tecnica è sufficiente che tu dica “ ti amo” e qui finisce il discorso, non c’è da aggiungere altro, la cosa è chiara, l’hai detta, invece noi sappiamo che quando l’uomo si innamora dice ti amo, ma quanto mi ami? perché mi ami? che cosa succede nelle tue parole e nei tuoi comportamenti? sono pieno di te e…… non finiscono mai di parlare, cioè c’è tutta questa enfasi linguistica che dal punto di vista tecnico è ridondanza enfasi e perdita di tempo. Si capisce questa cosa? Siccome l’uomo è anche irrazionale, questa parte va progressivamente eliminata e il regime della tecnica diventa “il regime” dei nostri comportamenti, questo è pericolosissimo. La razionalità della tecnica, non gli strumenti tecnologici, che seguono lo stesso criterio ( una volta il telefonino era grande così e svolgeva una sola funzione, adesso è piccolo così e ne svolge 1000) seguono la stessa logica, massimo raggiungimento dei fini con l’impiego minimo dei mezzi, ma è il principio razionale della tecnica che butta fuori tutto ciò che è ridondanza, enfasi, espressione emozionale, disturbo della razionalità, tutta questa roba viene eliminata,… cioè …l’uomo… perché l’uomo è sta roba qua, compresa la sua follia. La politica allora non è più il luogo della decisione, infatti i politici cosa fanno? Vanno in televisione perché non hanno altro da fare, le decisioni vengono prese a livello economico, l’economia fa le sue scelte a partire dalle risorse tecnologiche. La tecnica elimina la democrazia, perché mette sul tavolo problemi e questioni che oltrepassano la competenza media di ciascuno di noi. Una volta ad Atene volevano fare la guerra contro i Persiani, non avevano abbastanza legname, scrive Platone nella Repubblica che gli Ateniesi si rivolsero ai Tebani e gli chiesero se potevano dargli il legname tagliando le piante del monte Citareo, i Tebani dissero si, noi ve le diamo le piante e sappiamo anche che voi Ateniesi pagate bene, ma dovete sapere che una volta tagliate tutte le piante sul monte Citareo, non potranno più partire le navi, perché la Bora non sarà più attutita dalle piante del monte Citareo, allora si fa un’assemblea e il problema lo si capisce, perché è alla portata di tutti. Se oggi invece mi dicono: dobbiamo aprire o tenere chiuse le centrali nucleari?, io per decidere con competenza dovrei essere un fisico nucleare, siccome non lo sono un fisico nucleare come faccio a decidere? decido su base irrazionale, e cioè decido perché ho una certa fede, decido perché appartengo a un partito, decido perché mi fido di quell’uomo li perché mi piace, dice una cosa e io sono del suo parere, mi fido perché un bel discorso mi ha suggestionato, mi fido per ragioni retorico-sofistiche. Se pensate che Platone nei 34 dialoghi che ha scritto ben 14 sono contro Retri e Sofisti è perchè aveva capito benissimo che Retri e Sofisti, il cui equivalente oggi è la TV e internet, ci persuadono, senza argomentare, senza dimostrare, ecco, allora la democrazia è impossibile, perché la democrazia è possibile solo se la scelta è compresa e decisa a livello di argomentazioni e non a livello di suggestioni. Se vi dicono che gli organismi geneticamente modificati sono possibili o no, Io, siccome sono amico di Veronesi, Veronesi dice che non sono assolutamente pericolosi, posso anche dire no, non sono pericolosi come dice Veronesi, ma, questo non è un argomento….e quindi noi decidiamo a mosca cieca, ecco cosa vuol dire fare cose di cui non siamo in grado di prevederne gli effetti. La tecnica elimina anche tutte quelle belle riunioni che si chiamavano scioperi, in cui c’è una certa partecipazione emotiva, il piacere di essere insieme, di trovarci in una stessa condizione, di avere un nemico. Oltre a rivendicazioni da fare, mettere lì questa massa in maniera tale da far riflettere la controparte. Lo sciopero di massa, la psicologia delle masse, sono stati scritti tanti libri a partire dalla fine dell’800 fino ad oggi. La tecnica non le prende neanche in considerazione queste cose perché, siccome il mondo si muove su apparati tecnici, è sufficiente che un piccolo settore su una catena di apparati, si sottrae al suo lavoro ( 10 controllori di volo di Linate si sottraggono al loro lavoro) e tutta la delegazione di aerei Italiani si blocca. Allora non abbiamo più bisogno di scioperi, abbiamo bisogno solo di convincere 10 persone. Questo potere che gli americani chiamano: no men in power ( il potere di non fare) elimina tutte le cose di massa, le cose di massa restano solo come espressione antropologica umanistica di conforto, di sentirci in tanti, ma non riescono più a ottenere. Anche perché è successa anche un’altra cosa ancora più pesante, vi chiedete perché i giovani (me lo chiedevano ieri degli amici ad Assisi) non si rivoltano, sono rassegnati, non fanno niente in termini di rivoluzioni, eppure è stato molto peggio nei giovani del 68, perché i giovani del 68 tutto sommato erano dei Borghesi, avevano studiato all’università e avevano inventato una rivoluzione che aveva smobilitato almeno un po’ i costumi, oggi più niente. Pensate se noi dessimo un lavoro co.co.co. a un giovane 68 o un lavoro a progetto o un lavoro di 3 mesi, sarebbero saltati gli apparati, perché; ancora una volta Hegel ci spiega che la rivoluzione è possibile quando c’è il conflitto tra due volontà, il Servo e il Signore, all’epoca del 68 Agnelli e la Classe Operaia, il conflitto tra due volontà. Oggi con la globalizzazione non c’è più il conflitto tra due volontà, perché sia il Signore sia il Servo stanno dalla stessa parte e hanno come controparte il mercato. E che fai con il mercato? (capito il problema?) cosa fai con il mercato? Come dice il mio amico Romano Maber, il mercato è nessuno, e poi aggiunge: è vero che nessuno è sempre il luogo di qualcuno come ci ha insegnato Omero, ma dove vai a prenderlo questo qualcuno?. Il mercato è una razionalità, il mercato sono due assi Cartesiani: domanda, offerta, punto di incrocio, prezzo. Non c’è più il conflitto tra due volontà, finita la rivoluzione, non la puoi più fare. Il mercato è tecnica, tecnica monetaria, è regolato dallo stesso principio della razionalità monetaria. La morale, la morale sta ancora peggio poveretta, (voglio farla breve altrimenti parlo troppo) abbiamo conosciuto di fondo 3 morali: la morale Cristiana, è stata una grande morale perché sulla morale Cristiana si è organizzato tutto, si è organizzato tutto l’ordine giuridico Europeo, è una morale dell’intenzione, lei guarda, giudica a partire dall’intenzione con cui tu compi l’azione ( in interiorità de ominis) la tua interiorità. Per cui anche l’ordine giuridico che continua a lavorare con l’etica Cristiana, che cosa dice; che se tu ammazzi uno volendolo tu sei un colpevole, se invece non volevi ammazzarlo e ti è capitato di ammazzarlo il tuo omicidio è colposo, intenzionale, preterintenzionale è tutta roba Cristiana nell’ordine giuridico. Ma nell’età della tecnica cosa importa a me delle intenzioni con cui si compiono le azioni.? che importanza ha sapere le intenzioni che aveva Oppenheimer quando hanno inventato la bomba atomica?…nessun interesse. Molto più interessante conoscere gli effetti della bomba atomica e forse è molto più interessante conoscere gli effetti delle tue azioni e giudicarti a partire dagli effetti delle tue azioni, se si usasse quest’etica e tutti quelli che muoiono di amianto e coloro che avevano le ditte fatte di amianto qual è la loro risposta? ma allora non si conosceva….allora cosa succede? che si facevano prove senza la capacità di prevedere, oppure la conoscevano ma non sono giudicati in base agli effetti di tutti quei morti, ma sulla loro intenzione…non lo sapevano. Vedi come cambiano le cose? Cambiano in maniera radicale. La nostra etica era quella di Kant, Kant aveva costruito un’etica sulla base esclusiva della ragione, diceva che l’etica… dove formula con quella bella frase: l’uomo va trattato sempre come un fine e non come un mezzo, può servire sia per quelli che credono che quelli che non credono, quindi non la si poteva appoggiare a una religione. Lui credeva in Dio, però costruì un’etica su una base esclusivamente razionale, e per farla breve la formula con quella bella frase: l’uomo va trattato sempre come un fine e mai come un mezzo, senza accorgersi che qui Kant riprende un bel motivo Cristiano che consiste nel fatto che l’uomo è al vertice dell’universo, quindi il fine, mentre per il Greco l’uomo non era assolutamente al vertice del creato. Platone dice: o uomo meschino non pensare che questo universo sia stato creato per te, tu piuttosto sei giusto se ti aggiusti all’universa armonia. Se recuperassimo la sapienza Greca, forse cominceremmo a cambiare la mentalità anche per la risoluzione di problemi ecologici. Tu sarai giusto se ti aggiusti all’universa armonia, non al fine, perché se tu sei al vertice del creato puoi fare tutto quello che vuoi. Purtroppo siamo tutti Cristiani, anche io che sono Greco ho una cultura Cristiana nel fondo della mia anima. E voi, Atei o Cristiani che siate, il Cristanesimo non è solo una religione, è una cultura, un deposito millenario, un modo di pensare. ….Avanti….quest’etica non si è mai realizzata, che l’uomo venga trattato come un fine e non come un mezzo non si è mai realizzata, se vediamo un emigrato lo spelliamo vivo, ma un uomo va trattato come un fine? se lavora si, cioè se rende profitto si, ma il fatto che sia uomo non gli da nessun diritto. Ma Kant lo sapeva, non era stupido, sapeva di enunciare delle morali a valore regolativo, cioè come fini da realizzare, non necessariamente cose da realizzare immediatamente, una tendenza diceva lui. Ma anche se si fosse realizzata la morale di Kant, regge nell’età della tecnica? l’uomo va trattato come un fine, e tutto il resto che cos’è? un mezzo? ma nell’età della tecnica l’arnia è un mezzo o un fine da salvaguardare? l’acqua è un mezzo o un fine da salvaguardare? e le piante? gli animali? la flora? la fauna? l’atmosfera? la biosfera? tutti mezzi sono? con cui possiamo fare qualsiasi cosa? oppure sono fini da salvaguardare? Ma voi capite che difficoltà farli diventare fini? Perché non abbiamo nessuna morale che si faccia carico degli enti di natura, abbiamo solo delle morali miserabili che servono solo a limitare i conflitti tra gli umani. Questo abbiamo pensato per 2000 anni, giustamente, perché la terra era grande e la popolazione era poca, gli uomini che c’erano si ammazzavano anche, quindi non era un problema la terra. Ma oggi la terra è un problema, è un fine di cui dobbiamo farci salvaguardia e invece non lo facciamo, perchè abbiamo ancora quel modo di pensare che la moralità è semplicemente quella che deve ridurre i conflitti tra gli umani, non abbiamo una morale che si fa carico dei debiti di natura. Le morali poi funzionano se diventano contenuto di psiche collettiva. Se io stupro una ragazza, ricevo una riprovazione da tutti i Credenti, non Credenti, Laici e Cristiani che siano, tutti mi riprovano. Se inquino non ho la stessa reazione si, dicono che non si deve inquinare però insomma ….e infatti si inquina. Non c’è la stessa riprovazione perchè? perché la difesa della terra non è diventata psiche, l’etica della terra non è diventata psiche e se non diventa psiche collettiva non si ha nessuna reazione. Vedete che fatica che si fa ogni volta che si riuniscono a Tokio o a Parigi per vedere un po’ di limitare i danni alla terra? Ma non abbiamo la morale, non l’abbiamo, e nell’età della tecnica è urgente. Kant all’epoca sua, sembra che la terra avesse 800 milioni di abitanti, e quindi si poteva anche ….per quanto la si inquinasse, non succedeva niente, adesso invece siamo 7 miliardi e 600 milioni…non parliamo del problema demografico….andiamo avanti. L’ultima morale è quella di Max Weber, nel primo decennio del secolo scorso inventa la morale della responsabilità, dice la morale dell’intenzione non può funzionare, quella Cristiana nell’età che lui chiamava industriale, dobbiamo proporre una morale della responsabilità. E’ bella la responsabilità, perché vuol dire che tu rispondi delle tue azioni sulla base del controllo degli effetti, effetti. Allora dice: la morale che dobbiamo attuare è quella della responsabilità ossia, tu compi delle azioni e sarai giudicato sugli effetti delle tue azioni. Però….Weber è troppo intelligente, apre una parentesi e dice, aprendo una parentesi (finchè gli effetti sono prevedibili) e chiude la parentesi. Ed è proprio della scienza e della tecnica produrre degli effetti imprevedibili. Questo non solo per quello che ha inventato gli antibiotici per caso, effetti imprevedibili, una muffa per averla lasciata fuori dal frigorifero. No, effetti imprevedibili proprio come metodo. Io non so se qui fuori, ma ci saranno senz’altro dei ricercatori che lavorano nell’ambito biologico, biochimico, che sanno benissimo come vanno le cose. Quando Veronesi diceva facciamo le ricerche sul cancro, finanziabili….giustamente diceva così, se conoscete il bassissimo livello culturale degli italiani, questi pensano in modo finalistico, cìoè un fine, il cancro. Diamogli i soldi e si fa la ricerca. Ma le ricerche come si fanno? Lo scienziato non è che va a cercare gli elementi del cancro, tu scienziato ti occupi di questa molecola, per quanto? per una decina d’anni, tu di questo neurotrasmettitore, tu di questa cellula, e via di seguito. Se poi dalla deposizione di questi saperi salta fuori qualcosa di vantaggioso per l’uomo, economicamente attrezzato, e se sei povero non è interessante, allora se abbiamo degli effetti benefici, ma non come scopo della ricerca, ma come effetto di procedure, questa distinzione tenetela ben presente, come effetto di procedure. Se voi chiedete a uno scienziato di laboratorio, che cosa stai cercando? sto studiando questa molecola, da quanto tempo? da 10 anni, a che scopo? lui ti risponde: non lo so, e non lo sa davvero. Non lo so, perché la sua etica gli dice che bisogna conoscere tutto quello che si può conoscere, a prescindere da qualsiasi scopo. La scienza è afinalizzata, non ha uno scopo, e meno male che è così, dopodichè dall’unione di queste ricerche afinalizzate, se salta fuori qualcosa di positivo benissimo, se non salta fuori niente vabbè, si comincia da un’altra parte. Ma la scienza non ha davanti a se un obiettivo, per cui il suo fare è afinalizzato, è imprevedibile…non si vede all’inizio, si vede alla fine come effetto di procedure, non come scopi da raggiungere. E allora se capiamo queste cose vediamo che la tecnoscienza non ci lascia intendere. Chiudo con una considerazione di un filosofo a me molto caro che si chiama Gunther Anders che ha scritto un libro bellissimo intitolato: “L’uomo è antiquato”, purtroppo costa un po’, e quando i libri costano nessuno più li compra e le idee muoiono. L’uomo è antiquato, cosa dice Gunther Anders? Gunther Anders era un filosofo allievo di Heidegger ed era un Ebreo, i suoi genitori erano scappati in America e lui con loro, era andato a lavorare alla Ford e scrive al suo Maestro: Maestro lei mi ha insegnato che l’uomo è il pastore dell’essere, ma io qui alla Ford sono il pastore delle macchine. Il mio compito è girare gli occhi e dire : luce bianca, luce rossa, luce blu e muovere le mani indicativamente in modo che di là dallo specchio vedano che tutto è normale, il mio lavoro consiste in questa ginnastica afinalizzata e devo ritenermi anche funzionale perché mi pagano per questa mia ginnastica afinalizzata e determino l’invidia di disoccupati che desiderano arrivare a questa mia ginnastica afinalizzata. Questo scriveva Gunther Anders, pensateci se non è così. Ho ricevuto una lettera nella rubrichetta che tengo al sabato su una rivista femminile di repubblica di una ragazza in un Call Center che si definiva una scimmia ammaestrata, una scimmia ammaestrata che doveva rispondere immediatamente al telefono, non doveva parlare assolutamente con i suoi vicini di banco, veniva pagata a centesimi di secondo del tempo che intratteneva il cliente una volta superato il minuto, che è difficilissimo superare il minuto, le pause per i bisogni fisiologici ogni 4 ore, mangiare un quarto d’ora….ma dico, abbiamo eliminato la schiavitù?….sei un funzionario di apparato ragazza mia, ancora non ti rendi conto….Ma terminiamo il discorso, Gunther Anders diceva che noi capiremo la tecnica quando capiremo il Nazismo., perché il Nazismo rispetto all’età della tecnica dice Gunther Anders è breve, lo dico tra virgolette perché è una frase un po’ forte che però io penso non sia neanche sbagliata, dice che il Nazismo è stato un teatrino di Provincia rispetto all’età della tecnica, perché l’età della tecnica ha introdotto una mentalità che è peggiore dei 6 milioni dell’ Olocausto, dice lui da Ebreo. E in cosa consiste questa mentalità nata nel Nazismo che presiede l’età della tecnica? consiste in questo: ve lo dico con un esempio così facciamo prima. Gitta Sereny, che è una giornalista, è andata nel campo di concentramento di Treblinka a intervistare ( con 170 interviste) Franz Stangl che era il direttore del campo di concentramento di Treblinka e gli ha chiesto per 170 volte: cosa provavi tu a fare quello che facevi? e lui non risponde mai, a un certo punto Gitta Sereny ha il sospetto che Franz Stangl non risponde mai, non perché si vergogna o non sa cosa dire, ma perché non capisce la domanda. Che cosa provavo? A un certo punto Franz Stangl risponde….scusi ma io non capisco la sua domanda, lei mi chiede che cosa provavo? ma io non ero incaricato di provare qualche cosa, il mio compito era un altro; che alle 11 arrivavano 3000 persone che dovevano essere soppresse entro le 5 del pomeriggio, alle 5 del pomeriggio ne arrivavano altre 3000 che dovevano essere soppresse entro l’indomani, questo era il mio lavoro, non di provare qualcosa. ….,Ecco fermiamoci qui… lui era un bravissimo funzionario, lui lavorava molto bene, lui eseguiva bene il suo lavoro, il contenuto del suo lavoro non è interessante, non rientra nell’etica. Quelli che nel Bresciano costruiscono le mine anti-uomo come li chiamiamo? operai? delinquenti? io li chiamo operai perché magari se gli offri un’altra opportunità di lavoro magari meglio rimunerata…accettano…ma il contenuto del lavoro, che è quello di far saltar per aria la gente, non rientra nell’etica del lavoro, per l’etica del lavoro è che queste bombe e queste spolette devono essere fatte bene, perché quando uno ci mette su un piede salta per aria, questo è il contenuto positivo del lavoro, non il contenuto tragico del lavoro. Capite cos’è l’età della tecnica? Tu devi fare bene il come fai il lavoro, non il contenuto del lavoro. Gunther Anders ha scritto a quello che ha buttato la bomba su Hiroshima e gli ha chiesto: ma che cosa provavi tu a buttare giù sta roba? e quello, ( dopo un po’ di tempo il New York Time gli ha detto, dai adesso rispondi, è una vita che ti fa questa domanda Gunther Anders) cosa provavo? Nothing, this was my job, niente questo era il mio lavoro. Il suo lavoro non era (intanto Gunther Anders gli disse: tu non sapevi neanche chi erano i giapponesi, non sapevi neanche dove era il Giappone, usi e costumi non li conoscevi, capisco che non provavi niente su quelli di cui non sapevi niente), ma perché sei bravo? sei bravo perché lui ha mirato, non ha buttato le bombe sbagliando nel mare o chissà dove, li proprio a Hiroshima e Nagasaky, lui è bravo, la tecnica ti giudica così. Quando voi andate a lavorare, siete in un apparato tecnico e dovete fare azioni descritte e prescritte dall’apparato, non potete avere delle variazioni, e se avete delle variazioni e cominciate a entrare in conflitto con l’organizzazione, subito incominciano a dirvi: guarda che se le cose van così perdi il posto, se non vuoi perderlo vai da quelli psicologi che si chiamano “cognitivisti”, loro ti riducono la dissonanza cognitiva, ovvero, il tuo modo di pensare non è quello dell’apparato, e siccome non puoi cambiare l’apparato, devi cambiare il tuo modo di pensare, dopo stai bene. La psicologia del conformismo, oggi ideazione, è qualcosa di inquietante, ogni senso critico è qualcosa di inquietante, lo capite questo punto? Dopo salta fuori il pensiero unico, cosa credete? Non ci si stia già avviando verso il sentimento unico? quando ad esempio nella trasmissione della Maria de Filippi obbligano i giovani a dire come si amano, cosa provano e cosa sentono, e loro esternano la loro intimità, scambiando la spudoratezza per sincerità, perché questo è quello che si vende in televisione, si crea il sentimento unico, e quando tu hai il sentimento unico, e tutti sentiamo alla stessa maniera, non ci resta che l’indicazione di Nietzsche, si va spontaneamente in manicomio. Quando voi trovate una persona che vi dice: guardi questo non è di mia competenza, voi, se pur in buone maniere, vi trovate di fronte a Franz Stangl, cosa c’è di simile a chi vi da questa risposta dietro il vetro e Franz Stangl? che la tua responsabilità è solo nei confronti del tuo superiore, mai nelle conseguenze delle tue azioni. Quindi abbiamo una limitazione della responsabilità nell’età della tecnica. La tecnica ti chiede di eseguire bene le azioni descritte dall’apparato, bene a quelle azioni li, e tu rispondi bene al tuo mansionario, rispondi al tuo superiore, non rispondi al tuo interlocutore che sta di fronte a te al di là del vetro, il quale dice non è di mia competenza. Si certo non vi ammazzano, ma il risultato è uguale, restate li con il vostro problema come prima. Chiudiamo con una frase di Heidegger, essendo un filosofo nazista queste cose le aveva capite prima, essendo anche intelligente, senz’altro uno dei più grandi filosofi del 900 anche se era nazista purtroppo, grazie al fatto che ha partecipato a questo scenario, all’inizio, che l’età della tecnica non avrebbe altro fatto che rendere universale il sistema teorico Nazista. Il quale dice: inquietante non è che il mondo si traduca in un universo tecnologico, ancora più inquietante è che non siamo affatto preparati a questa radicale trasformazione del mondo. Inquietante non è che il mondo si traduca in un enorme apparato tecnico, ancora più inquietante è che non siamo preparati a questa radicale trasformazione del mondo, ma la cosa più inquietante (qui siamo al terzo grado di inquietudine) è che non disponiamo di un pensiero alternativo al pensiero capace solo di far di conto, un pensiero capace solo di calcolare. Non abbiamo un altro pensiero se non questo…calcolare economicamente, calcolare tecnicamente a rapporto mezzi – fini, e tutto quello che esce da questo calcolo diventa insignificante. Ricordo una volta che sono andato da Milano a Venezia, è salita una ragazza con una piccola arpa, che comunque occupava un po’ di posto, c’era lì un signore molto elegante che ha preso a parlare con lei, ed era molto interessato, ha parlato per mezz’ora e questa ragazza era molto gratificata che qualcuno parlasse della sua arte e alla fine del discorso questo signore gli chiede a questa ragazza: scusi, io la vedo molto entusiasta ma….dov’è il business?….pensiero calcolato…tutto il resto è chiacchere…sovrabbondanza…insignificanza..l’uomo è davvero antiquato, non vi do nessuna speranza perché non sono Cristiano, ma è inutile illudersi, perché il compito dei filosofi è quello di descrivere il mondo, e se voi vivete in un mondo che è questo, con le categorie Umanistiche, siete proprio disagiati in questo mondo e se per risolvere il problema bisogna entrare nel mondo così com’è, e non come ce lo sogniamo…basta così per oggi.””

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