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Hong Kong, cristiani divisi: avanti con la protesta o no?

Hong Kong, le proteste per la democrazia(©Ansa) Hong Kong, le proteste per la democrazia.

GEROLAMO FAZZINI –
Milano –

Non è un momento facile per i cristiani di Hong Kong. Se nei giorni scorsi molti fedeli delle varie denominazioni presenti in città (cattolici, protestanti e anglicani) si sono uniti alle proteste degli studenti, da settimane in piazza per chiedere democrazia, col tempo sono emerse sensibilità diverse. Specie ora, dopo che il governo di Hong Kong ha cancellato i previsti colloqui con i rappresentanti degli studenti.

 

Padre Franco Mella, missionario del Pime, di stanza in città dal 1974, è sempre stato storicamente in prima fila nelle battaglie per i diritti politici. Domenica 28 settembre, su richiesta della Federazione degli Studenti cattolici, ha presieduto la Messa per gli studenti radunatisi fuori dagli uffici del governo all’Admiralty, dove avevano passato la notte. Vi ha preso parte anche il vescovo emerito di Hong Kong, cardinale Joseph Zen, 82 anni. Al sito www.pime.org padre Mella ha spiegato: «La comunità cristiana sta vivendo in modo attivo, anche se con preoccupazione, questi giorni di cambiamento. Il cardinale Zen, l’altro ieri, aveva detto che gli studenti avrebbero dovuto abbandonare la piazza invece di insistere a occupare, perché quando il lupo deciderà di mostrare i suoi denti non si potrà più trattare. È stata una critica diretta nei loro confronti, ma ormai le decisioni sono prese dalla gente stessa. Così, ieri sera, dopo che gli studenti all’Admiralty avevano manifestato la loro delusione per l’ultima mossa del governo, ho preso la parola per manifestare il sostegno di gran parte dei cristiani nei loro confronti, cantando “Bella Ciao”».

 

Uno dei motivi che ha generato delusione nel campo dei filo-democratici è che l’annuncio ufficiale della cancellazione dei colloqui sia venuto proprio dalla numero due di Hong Kong, quella Carrie Lam, segretaria generale del governo, di cui è nota l’appartenenza alla Chiesa (ha pure studiato dalle suore cattoliche). Molti, tra i protagonisti della protesta, la ritenevano un possibile valido interlocutore, ma così non è stato, sebbene la Lam si sia affrettata a precisare, secondo quanto riferisce l’agenzia AsiaNews, che l’esecutivo «rimane aperto al dialogo».

 

E allora: dare credito al governo o proseguire a oltranza con la mobilitazione, come i leader della protesta propongono? Il mondo cristiano si trova davanti al bivio e, come detto, le posizioni non sono univoche.

 

Un missionario europeo di lungo corso, riparato dietro l’anonimato, racconta: «In tanti anni di presenza a Hong Kong non ho mai sperimentato qualcosa di così profondamente divisivo, anche fra cittadini, cattolici e preti. Un amico della nostra parrocchia pochi giorni fa mi diceva che non solo la contrapposizione tra opinioni politiche si sta approfondendo e radicalizzando, ma si stanno rompendo molte amicizie. Due domeniche fa, durante un’omelia il celebrante si è dichiarato a favore degli studenti; alcuni fedeli si sono alzati protestando ad alta voce e sono usciti di chiesa».

 

Un altro religioso (anch’egli protetto dall’anonimato), interpellato da Popoli, testata dei Gesuiti italiani, sulla posizione del mondo cristiano ha risposto: «Sembra non esserci un approccio complessivo alla crisi. Dei due cardinali, uno, il vescovo emerito Joseph Zen, appoggia chiaramente la protesta, mentre l’arcivescovo in carica, John Tong Hon, rinnova gli appelli alla calma e al rispetto per le vite umane. Uno dei leader anglicani si fa particolarmente sentire contro il movimento degli ombrelli e il boicottaggio delle lezioni da parte degli studenti. Ma i cristiani di base sono più inclini a promuovere i diritti di uguaglianza e giustizia».

 

Una cosa è certa: il mondo cattolico (e più in generale quello cristiano) ha dato un contributo decisivo alla maturazione di una coscienza civica in Hong Kong. Accanto ai “padri nobili” della protesta – il già citato Zen, Martin Lee, fondatore e a lungo leader del Partito democratico e Jimmy Lay, imprenditore ed editore dell’Apple Daily, una delle poche voci libere in Hong Kong – vanno ricordate figure come Jackie Hong, membro della commissione Giustizia e Pace della diocesi. Jackie è stata tra gli stretti collaboratori di padre Franco Mella e del suo confratello Gianni Criveller nella traduzione in cinese, qualche anno fa, di un classico di don Milani, “L’obbedienza non è più una virtù”, che molti degli studenti scesi in piazza conoscono.

 

Ma anche il 17enne Joshua Wong, leader del movimento “Scholarism”, tra i protagonisti della “rivoluzione degli ombrelli” (com’è stata chiamata la pacifica protesta in corso), viene da una famiglia cristiana. La sua iniziativa e, in generale, la portata della mobilitazione in atto e il forte coinvolgimento di studenti delle superiori e universitari, ha sorpreso molti. Come ha spiegato ieri ai microfoni di una radio cattolica italiana padre Criveller, missionario e studioso: «Molti pensavano che i giovani di Hong Kong fossero attratti esclusivamente dall’i-Phone e dai prodotti della tecnologia o inseguissero solo ideali di successo economico. Al contrario, hanno mostrato grande senso di responsabilità, coscienza civile, oltre a un sorprendente spirito di sacrificio, resistendo anche alle provocazioni di chi ha usato violenza contro di loro».

Fonte

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