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Hong Kong, la sottile linea rossa del presidente Xi Jinping

Alta tensione a Hong Kong nel giorno in cui l’ex colonia britannica ha celebrato i 20 anni sotto la sovranità cinese. Ci sono state manifestazioni di protesta, scontri e arresti e il presidente cinese, Xi Jinping, ha lanciato il più forte altolà da quando è alla guida del gigante asiatico: mettere in discussione la sovranità della Cina sulla regione amministrativa speciale, ha avvertito, è “inammissibile” e ogni atto che ponga una sfida all’autorità del governo centrale cinese ‘oltrepassa una linea rossa’.

Un monito rivolto soprattutto ai giovani di Hong Kong che hanno animato le manifestazioni pro-democratiche di questi giorni, giovani che, ha sottolineato Xi, devono avere una “piena comprensione” della Costituzione cinese. Ieri, meno di un’ora prima del discorso del presidente cinese in un centro congressi poco distante, attivisti democratici e favorevoli all’indipendenza di Hong Kong erano stati aggrediti da manifestanti filo-cinesi e portati via dalla polizia. Almeno 26 i fermi e tra loro anche Joshua Wong, il giovanissimo leader della ‘rivoluzione degli ombrelli’ del 2014.

“Qualsiasi tentativo di mettere in pericolo la sovranità e la sicurezza della Cina, sfidare il potere del governo centrale e l’autorità della Legge Basica di Hong Kong (la Costituzione) è un atto che attraversa una linea rossa ed è assolutamente inammissibile”, ha detto Xi Jinping. Il presidente cinese, all’ultimo giorno di visita nell’ex colonia britannica, parlava di fronte a duemila funzionari, al Convention and Exhibition Center di Bauhinia Square, dopo la cerimonia di insediamento del nuovo leader della regione amministrativa speciale cinese, Carrie Lam Cheng Yuet-ngor, subentrata a Leung Chun-ying con la vittoria alle elezioni del 26 marzo scorso.  Il presidente ha invitato Hong Kong a non lasciarsi distrarre da “distorsioni”: “Dal suo ritorno alla madre patria, Hong Kong è stata prospera e stabile”. E ha definito Hong Kong come una società pluralista, dove quindi sono presenti punti di vista diversi e anche “grandi differenze” su temi anche di primo piano; ma nella visione cinese non bisogna ridurre tutto alla politica, ma concentrarsi sullo sviluppo.

Da quando giovedì Xi Jinping è arrivato a Hong Kong, la megalopoli di quasi otto milioni di abitanti è stata teatro di numerose manifestazioni contro l’aumento dell’ingerenza cinese nel territorio. La formula ‘un Paese, due sistemi’ è stata l’idea con cui il Partito Comunista riusciì a recuperare Hong Kong nel 1997, garantendo così agli abitanti e al Regno Unito che la regione avrebbe mantenuto il sistema in vigore nei 150 anni in cui era stata una colonia britannica. E tuttavia questi diritti si sono andati erodendo negli ultimi anni e alcuni impegni che il regime comunista aveva assunto quando ha recuperato Hong Kong non si sono realizzati, a cominciare dalle elezioni a suffragio universale (al momento solo sulla carta).

Il presidente cinese si è riferito a queste critiche, da parte dei gruppi studenteschi e liberali, per riconoscere che sono sorti “nuovi problemi” sull’applicazione della formula e ha osservato che la città “deve migliorare il suo sistema per mantenere la sovranità nazionale e i suoi interessi di sicurezza e sviluppo”. Xi tra l’altro potrebbe fare pressing su Carrie Lam perché introduca la contestata legge di sicurezza nazionale, molto criticata dai gruppi a difesa delle liberta’. “Ora che Hong Kong è tornata alla Cina, la cosa più importante è rispettare fermamente la sovranità e gli interessi di sicurezza e sviluppo della Cina”, ha insistito. E in questo senso, ha offerto l’aiuto e la forza economica del gigante asiatico come “opportunita’” per rivitalizzare Hong Kong, in un momento in cui la sua competitività internazionale è molto appannata.  “Creare deliberatamente differenze politiche e provocare confronti non risolverà i problemi. Al contrario, impedirà pesantemente lo sviluppo economico e sociale di Hong Kong”.

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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