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Hotel Giubileo, così la Chiesa guadagna dal business esentasse dell’accoglienza a Roma

Milioni di pellegrini nella Capitale vengono ospitati in seminari, collegi e monasteri. Così gli ordini religiosi si buttano nel turismo di massa offrendo ventimila posti letto. Ma, come scoperto dai radicali, una casa per ferie su tre non paga l’Imu.

di Luca Sappino e Michele Sasso –
Febbraio 2016. A Roma arrivano un milione di pellegrini insieme alle spoglie di Padre Pio. L’urna del santo nel suo cammino da San Giovanni Rotondo (in provincia di Foggia) alla Capitale è un grande evento del Giubileo della Misericordia: otto giorni per un programma fitto di messe, veglie ed esposizione delle spoglie del frate venerato per i suoi miracoli.

Una pacifica invasione da tutta Italia di un milione di fedeli desiderosi della “Grande bellezza” romana, ma anche di mangiare, bere e dormire.

A soddisfare gran parte di queste esigenze terrene ci ha pensato “la santa accoglienza”. Un sistema di case per ferie, seminari, collegi, convitti ex conventi che fanno leva sulla sacralità di questi luoghi, l’ottima posizione (molti sono nel cuore della Capitale) e i prezzi concorrenziali.

Qualcuno ci aggiunge anche la missione umanitaria, come spiega dalla pagine web la residenza “Madri Pie” a pochi passi del colonnato di San Pietro: «La scelta di soggiornare da noi contribuirà alla crescita dei bambini peruviani grazie ai progetti di adozione a distanza».

Un’offerta di cinquecento strutture ed oltre 20mila posti letto per il “Grand Hotel Giubileo“, intercettando una ricca fetta di turismo religioso made in Italy: quasi 5 miliardi di giro d’affari all’anno per alberghi, tour e visite guidate di chiese e monumenti. Così la Chiesa cattolica controlla ogni anno un traffico di 40 milioni di presenze.

TUTTI A ROMA
Per gestire i flussi di devoti desiderosi di unire fede e vacanze ogni Diocesi ha un ufficio pastorale per il turismo, tempo libero, sport e pellegrinaggi. Una concorrenza serrata con l’Opera Romana Pellegrinaggi che dal 1934 fornisce assistenza «a coloro che intendono mettersi in cammino per visitare i principali Santuari in Italia e all’estero».

Spalle larghe grazie alle convenzioni con 2.500 agenzie e una rete con migliaia di referenti sul territorio. L’Opera ha sede nella Città del Vaticano e gode di un regime di extraterritorialità che significa, in pratica, non dover presentare bilanci e sfuggire alle leggi italiane in materia fiscale.

A dirigerla è monsignor Liberio Andreatta, uno degli uomini più ricchi della chiesa: immobili, terreni, case coloniche e aziende agricole figurano nel suo patrimonio personale. Proprio lui è stato richiamato di corsa nel 2013 dopo la gestione catastrofica del suo predecessore che ha lasciato un buco di 3,5 milioni.

Epicentro del tour operator di Dio sono ovviamente Roma e il Vaticano. Uno sforzo di accoglienza promosso anche dal portale della Diocesi dove si trovano i banner per arrivare a ” Casa bonus pastor “: 89 camere a ridosso delle mura vaticane con aria condizionata, wi-fi e tv satellitare. Nel cuore di Trastevere c’è invece la casa di ” Santa Francesca Romana “, un palazzo medioevale con chiostro alberato e una cappella privata «per chi cerca l’essenza della spiritualità e sa cogliere il fascino dell’antichità».

In tutto il Paese si contano 300 mila santuari, collegi, convitti, monasteri, chiese, parrocchie, istituti religiosi, seminari, ospizi e orfanotrofi. Non si conosce il numero preciso di quelli abbandonati o caduti in disuso. A Roma, dove atterranno quasi 20 milioni di turisti all’anno, la conversione è partita per prima.

Il tema è sentito anche oltretevere, tanto da spingere papa Francesco a prendere posizione: «I conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi. Non sono nostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati» ha detto durante la visita del centro Astalli per i migranti a settembre 2013.

NIENTE IMU NELLE CASE PER FERIE
Meglio i turisti mordi e fuggi di chi scappa dalla guerra e dalla fame. Il più capillare network è quello delle case per ferie: 297 diverse location dalla periferia al centro storico. Con un peccato originale, svelato dai radicali del consiglio capitolino: 93 non sanno cosa sia l’imposta Imu, mentre altri 59, ossia il 24 per cento, la versano a intermittenza. Pagano regolarmente soltanto 94. Meno di quattro su dieci.

A scoprirlo è stato il consigliere comunale Riccardo Magi, presidente dei radicali italiani, lo scorso agosto. Dopo un anno e mezzo di domande e carte bollate. «Sono quasi sempre alberghi a tutti gli effetti, che chiunque può prenotare su Internet», commenta Magi: «La legge prevede l’esenzione Imu se non c’è scopo di lucro, ma qui ci sono offerte che danno idea della modalità commerciale. Con il nostro dossier abbiamo svelato l’evidenza di un’evasione sistematica. Ed è eclatante».

Tra le case per ferie censite ci sono anche quelle con piscine e campi da tennis, come Villa Irlanda, di proprietà del Pontificio Collegio Irlandese, che ospita visitatori dalla sua fondazione nel 1628.

Nel rapporto del Campidoglio i numeri non tornano: il sito internet ne riportava 297 ma agli uffici ne risultano appena 273. I proprietari sono invece 246. Dentro ci sono la Casa accoglienza Piccole Ancelle di Cristo Re, Mysterium Christi, Nostra Signora dell’Atonement, il Centro religioso Boemo Velehrad, le Figlie della croce, la Family house e Villa Fatima  e nella centralissima via della Scrofa la Domus Internationalis Paulus VI.

Di tutte queste il 38 per cento non ha mai pagato l’Imu, mentre il 24 per cento la versano a intermittenza. Meno di quattro su dieci versano regolarmente la tassa comunale Tasi. Un terzo (80 su 246) non l’ha mai pagata. Per la Tari, la tassa sui rifiuti, soltanto 208 esistono nella banca dati, 30 sono «privi di codice fiscale o partita Iva» e 91 non rientrano in nessun database.

Gli introiti dell’Imu sugli immobili commerciali della Chiesa dovrebbe essere tra i 500 milioni e 1 miliardo di euro per tutta l’Italia. Ma come nel caso della città eterna vengono raccolte solo le briciole.

SOTTO IL TETTO DELLE SUORE
Nella centralissima piazza Farnese c’è il convento delle suore brigidiane. A guidare l’ordine dal 1979 ci pensa l’Abbadessa madre Tekla Famiglietti, amica di Andreotti e mente dell’incontro di Fidel Castro con papa Raztinger. Irpina come lei è Mario Agnes, già presidente dell’Azione Cattolica e fratello di Biagio, ex manager della Rai.

Le suore a Roma hanno tre strutture, altrettante tra Assisi, Napoli e Rieti. Tutte trasformate in albergo. Dormire in piazza Farnese nelle stanze dove visse e morì nel 1373 Santa Brigida di Svezia costa 150 euro a notte per una doppia. Più complicato prenotare: se si paga con la carta di credito c’è un sovrapprezzo, ma per gli ospiti sono messi a disposizione i pass per partecipare alle udienze del Papa.

Suonando al grande portone verde, senza alcuna insegna ma con un citofono ottonato, una suora risponde gentile: «Mi spiace ma è tutto pieno fino a giugno». Proviamo a chiedere una stanza, una doppia, per la prima settimana di aprile, ma niente: quei giorni la struttura è tutta presa da un gruppo di pellegrini.

Altra magnifica piazza, altre suore, altra offerta. La Casa Generalizia della Congregazione delle Suore Oblate del Bambino Gesù è situata a ridosso della Basilica di Santa Maria Maggiore. Siamo in via Cavour, a poche centinaia di metri da Via dei Fori Imperiali, sul confine del rione Monti e alle spalle di una delle basiliche papali. Qui, nella struttura delle Suore Oblate, ecco la Domus Nova Bethlem : un hotel vero e proprio. Il periodo per cui proviamo a chiedere una doppia è lo stesso, la prima settimana di aprile. La sistemazione è di lusso, quadri alle pareti, wi-fi in tutte le stanze, cassaforte, tv, tappezzerie curate. Sul tetto c’è un roof garden. Il prezzo è però molto competitivo, «ma già scontato», dice il portiere dietro il banco accoglienza: 125 euro a notte, colazione inclusa.

La sorpresa è però che gli albergatori dicono di non temere la concorrenza del santo network. «Con l’Opera pellegrinaggi c’è un accordo», spiega a “l’Espresso” Giuseppe Roscioli di Federalberghi: «Uno scambio visibilità che dovrebbe pareggiare un po’ i conti. Anche se sappiamo che è una battaglia troppo grande per noi», è la frase che scappa rispetto alla versione ufficiale.

In una città dove si contano quattromila alberghetti abusivi, stanze affittate in nero ed offerte esentasse con 18 mila annunci sulla piattaforma Airbnb per affittare case private i problemi sono ben altri.

http://espresso.repubblica.it/inchieste/2016/03/21/news/grand-hotel-giubileo-il-business-esentasse-di-roma-1.252781?ref=HRBZ-1

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