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I 17 scenari del post voto

Roma – Il referendum costituzionale come Attila flagello di Dio, ‘dove passa lui non cresce più l’erba’. In molti, in queste settimane, sia dentro l’Italia sia fuori dai confini nazionali si sono dilettati a delineare scenari apocalittici per il ‘day after’. Il ‘catastrofismo’ sul giorno dopo sembra essere l’ultima moda di commentatori, politici e una parte dell’informazione. Quanto all’entità della catastrofe che attende il nostro Paese non c’è molta differenza se a vincere saranno i Sì o se a prevalere dovessero essere i No.

Che farà il Parlamento se vince il Sì e se vince il No

In entrambi i casi si profilerebbe una sorta di tsunami che potrebbe travolgere a seconda dei casi i mercati finanziari, la tenuta dell’euro e dell’Europa stessa, l’economia italiana, o addirittura potrebbe rappresentare l’avvento di una dittatura peggiore di quella di Pinochet.

Fatto sta che a due settimane dalla consultazione popolare, le previsioni più fosche e più disparate stanno caratterizzando l’ultima parte della campagna referendaria:

  1. – Addio investimenti l’Italia si ferma. Secondo Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, se vince il No si dovrà dire addio agli investimenti, l’Italia si fermerebbe. La vittoria del No sarebbe un segnale che l’Italia non vuole cambiare, perchè tutto rimarrebbe com’è: non possiamo permettercelo.
  2. – Pericolo precari. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha lanciato l’allarme sui precari. La cosa che sconvolge è che ci siamo trovati a incontri sindacali in cui ci è stato detto da esponenti del governo: ‘abbiamo il problema di confermare i precari a dicembre, però a seconda di come sarà il referendum decidiamo se avrete le risposte o no, ha rivelato Camusso, che tuttavia ha aggiunto: “Dire che se vince il No c’è il baratro è sbagliato”.
  3. – Volatilità dei mercati. Per la Banca d’Italia il differenziale fra la volatilità implicita del mercato italiano e quella dell’area dell’euro è elevato; gli indicatori segnalano un forte aumento della volatilità attesa per il mercato italiano a ridosso della prima settimana di dicembre, in corrispondenza con il referendum sulla riforma costituzionale, è l’avvertimento di palazzo Koch, contenuto nel rapporto sulla stabilità finanziaria.
  4. – Stop soldi da investimenti esteri. L’ambasciatore Usa in Italia, John Phillips, non ha dubbi: il No al referendum sulla riforma costituzionale sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia, perchè il Paese deve garantire stabilità politica. Sessantatre governi in 63 anni non danno garanzia.
  5. – Fallimento di Italia e Europa. Secondo Handelsblatt, il principale quotidiano tedesco che si occupa di economia, il rischio è che Renzi perda al referendum di dicembre. Ma se fallisce Renzi fallisce l’Italia, per il quotidiano, e se fallisce l’Italia fallisce l’Europa e dopo la Brexit nessuno vuole rischiare altri scossoni.
  6. – Italia fuori da euro e disintegrazione Europa. Catastrofiche in caso di vittoria del No le previsioni di Wolfgang Munchau, condirettore del Financial Times, il principale quotidiano economico britannico, secondo cui se vince il No l’Italia andrà fuori dall’euro. Il 5 dicembre l’Europa potrebbe svegliarsi con l’immediata minaccia della disintegrazione.
  7. – Titoli bancari a picco. Per il Wall Street Journal un eventuale esito negativo del referendum porterebbe a una caduta dei titoli bancari italiani e a un ulteriore indebolimento dell’euro. Per il principale quotidiano finanziario Usa, in caso di vittoria del No e conseguente caduta dell’esecutivo Renzi, il risultato più auspicabile sarebbe quindi un governo tecnico, che farebbe meno danni e spaventerebbe meno gli investitori rispetto a un ipotetico governo dei 5 Stelle.
  8. – Rischio per crescita. Per la società di rating Goldman Sachs il referendum italiano costituisce un rischio materiale per le previsioni di crescita del nostro Paese.
  9. – Addio Pd e vittoria M5S. Per Massimo D’Alema, schierato a favore del No, se vince il Sì scompare il Pd e vanno al governo i 5 Stelle.
  10. – Una dittatura guidata da serial killer. Negli ultimi giorni si assiste ad una escalation dei toni da parte di Beppe Grillo, secondo il quale, in caso di vittoria dei Sì, saremmo oltre la dittatura. “Sono dei serial killer della vita dei nostri figli tra 20 anni. Siamo oltre la dittatura di Pinochet, perchè se fosse una dittatura e il Pinochet si facesse riconoscere, allora uno si organizza, va in clandestinità, fa il carbonaro, reagisce, fa delle cose. Qui siamo con un involucro di nulla riempito di nulla che sta svendendo il futuro di tuo figlio”.
  11. – Deriva autoritaria e dittatura della sinistra. Per l’ex premier Silvio Berlusconi il 4 dicembre si decide del futuro di una riforma pericolosa, che, qualora entrasse in vigore, potrebbe dar vita a una deriva autoritaria, potrebbe dar vita alla dittatura di un uomo solo al comando, ad una dittatura della sinistra.
  12. – Dopo vittoria No si fa la vera riforma. Silvio Berlusconi è convinto che “Renzi ha la maggioranza, la conserva anche se artefatta e non saremo noi a poterlo mandare a casa”. Secondo il leader di Forza Italia, quindi, “l’importante è che subito dopo le elezioni ci si possa sedere attorno a un tavolo per fare la riforma della Costituzione che serve veramente all’Italia”. 
  13. – Tornano gli inciuci e i governicchi. Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non ha dubbi: se vince il No tornano gli inciuci, tornano i vecchi della politica che votano contro solo per tornare al loro posto e utilizzano il No per mantenere i loro privilegi, tornano i governicchi.
  14. – Stop cambiamento, tutto fermo. Se vince il No non c’è un Armageddon – tranquillizza il premier Matteo Renzi – ma non cambia nulla. Viene bloccato il percorso di cambiamento e tutto resta fermo come è ora.
  15. – Sfida drammatica e salvacondotto vecchi politici. Sempre per Matteo Renzi, sebbene non si profili nessuna catastrofe, è impossibile non cogliere la drammaticità di questa sfida: se i cittadini dicono No sarà un gigantesco salvancondotto per tante generazioni di politici che avranno la scusa per non cambiare nulla, per un politico vecchio stile abituato a inciuci e accordicchi sarebbe una benedizione, il No è un salvacondotto per sempre per non cambiare nulla.
  16. – Instabilità e ingovernabilità. Per il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, è ovvio che gli scenari che si aprirebbero in caso di vittoria del No sarebbero di instabilità, quindi sarebbe un problema per la governabilità del Paese.
  17. – Renzi non si dimette per riformare la legge elettorale. Eugenio Scalfari rivela il contenuto dell’incontro fra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio al Quirinale. Tema, il referendum e che accadrà dopo: “Renzi ha ricordato che è suo interesse pubblicamente annunciato di riformare profondamente la legge elettorale, sia che vincano i Sì sia che vincano i No, il che significa anche che non si dimetterà dalla carica di presidente del Consiglio almeno fino a quando queste e le altre questioni urgenti ricordate da Mattarella non siano state condotte a buon fine”. 

Ultimo aggiornamento 27 novembre 2016 

Per approfondire:

@serenellaronda

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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