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I 5 articoli più belli di Giovanni Bignami

Giovanni Bignami, scomparso il 25 maggio a Madrid, oltre ad essere un astrofisico di fama mondiale era anche uno dei più bravi divulgatori scientifici italiani. Lo ha fatto collaborando con la Rai nei programmi di Piero e Alberto Angela. Ma anche scrivendo articoli per alcune testate nazionali. Di seguito una selezione di quelli che ha scritto per Agi e CheFuturo! 

Perché dovremmo spendere l’1% del Pil per trovare un’altra Terra

Edoardo Amaldi fu un grande fisico e fu anche uno dei padri fondatori della ricerca spaziale in Italia ed in Europa. E allora, ecco l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) che, ossequiosamente, dedica proprio ad Amaldi il terzo dei moduli che manda, circa ogni due anni, sulla Stazione Spaziale Internazionale(ISS). Arrivato bene, grande successo tecnico.

Incipit idilliaco, tutto OK allora? No, assolutamente no: Amaldi (che io ho conosciuto bene) se fosse qui sarebbe il più incazzato di tutti. La ESA, con tutti i soldi che ha, non sa costruire un programma globale spaziale per l’Europa del futuro. Non si può basare il futuro spaziale della “più grande società della conoscenza al mondo” su un accrocco meccanico capace di attraccare da solo alla ISS: era nuovo dieci anni fa, adesso è già vecchio: lo sanno tutti che la ISS non ha futuro.

 Altro di importante non c’è in Europa: l’esplorazione robotica di Marte in forse, niente per il volo umano, niente su propulsioni veramente innovative.

Dove vanno l’innovazione e la tecnologia dello spazio? Se lo chiedono, con un certo sgomento, scienziati e tecnologi di tutto il mondo… 

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Salviamo i disperati dei barconi. Un giorno salveranno noi

Ho pensato a un altro titolo per questo articolo: “Import-export di parti umane”. No, non è quello che pensate. Non ha niente a che fare con i tristissimi mercimoni di “donazioni” e trapianti, che pure conosciamo, purtroppo. È comunque una storia abbastanza triste, emblematica, tutta italiana, eppure contiene una speranza per il futuro.

Quanti sono gli immigrati arrivati in Italia, in modo più o meno legale, diciamo negli ultimi 25-30 anni? Di preciso non lo sa nessuno, naturalmente, ma certo sono molti milioni. Forse la stima migliore la forniscono le statistiche sulla natalità: il nostro Paese sembra aver ricominciato a crescere, almeno in numero, ed a sperare in un futuro migliore grazie alla demografia degli immigrati. Niente di nuovo per un paese industrializzato: USA, Francia, Inghilterra e Germania da almeno un paio di generazioni sono più o meno felicemente diventate democrazie multietniche. Hanno tutte, senza eccezione, guadagnato in natalità, produttività e cultura, accettando di pagare un inevitabile prezzo in difficoltà, talvolta gravi, di integrazione.

Tranne l’Italia, naturalmente. Nel Belpaese, dominato fino a poco fa dal basso populismo di Bossi e Berlusconi e dalla “filosofia” (che parolona…) del “padroni a casa nostra” (compresa la volgarità dei maiali portati a spasso da parlamentari della Repubblica su spazi destinati a moschee…).

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Serve un vaccino contro le balle della pseudo-scienza

La mia parola chiave per il 2014 è Qfwfq. Gradevolmente palindromica al nostro orecchio, è un nome proprio in qualche lingua galattica a noi finora sconosciuta. E’ quello del mitico personaggio alquanto saccente, ma sempre disponibile, che Calvino usa nelle sue Cosmicomiche, un po’ ispirandosi a Galileo. Lo useremo come parola chiave semplicemente per chiamarlo in soccorso: il signor Q, come accetta di farsi chiamare da noi terrestri, le sa tutte e graziosamente distribuisce risposte, previsioni e saggezza a chi gliele chiede.

Insomma, Qfwfq è una parola che vale per tante, e mi sembra particolarmente adatta all’Italia del 2014. Cominciamo con un esempio, anche perché è venuto a trovarci per gli auguri di stagione.

“Signor Q, se io le dico Voyager, lei cosa pensa ?” risposta: “Lo so che dovrei pensare alle vostre due belle sonde planetarie, lanciate più di 30 anni fa ed ormai uscite dal Sistema Solare, invece l’altra sera ho visto una trasmissione della vostra tv con quel nome…” esitazione da parte del Signor Q “Ci dica, prego”.
”Mah, da noi abbiamo un acronimo che vi propongo come parola chiave del 2014: STB”. “Ovvero ?”. “Capirà. Nel pezzo di trasmissione che sono riuscito ad ascoltare, si parlava di viaggi a Marte di sola andata.

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Con i 7 pianeti scoperti dalla Nasa siamo a un passo dal più bel regalo all’umanità

Circa un anno fa era uscita la notizia che la stella “Trappist 1” aveva intorno a sé tre pianeti molto interessanti. E’ una stellina a 40 anni luce da noi, molto “cool”, anzi “ultracool” secondo gli scopritori, nel senso che è piccola (grande come Giove) e molto fredda, tre volte più fredda del Sole. Niente di speciale: come lei ce ne sono decine di miliardi nella nostra Galassia. Di originale ha solo il nome, Trappist, ispirato alla umiltà da fraticello (trappista) del piccolo telescopio belga da 60 cm (quasi amatoriale), col quale era cominciata la ricerca, appunto alcuni anni fa.

Adesso, un anno dopo, usando i grandi telescopi europei e per ultimo il telescopio spaziale Spitzer della NASA, la stellina trappista rivela di avere intorno un totale di sette (almeno) pianeti, che girano su orbite ben allineate nello stesso piano, proprio come fanno gli otto pianeti del nostro sistema solare. E’ un sistema planetario piccolo ma molto armonico: i periodi delle orbite (gli “anni” dei pianeti trappisti, che durano in realtà solo pochi dei nostri giorni) sono multipli interi tra di loro. I periodi di rivoluzione (gli “anni”) sono, per esempio, 2, 4, 6, 9 e 12 giorni (dei nostri) per almeno cinque dei pianeti. Molto elegante. Nulla si sa sulla durata del giorno per quei pianeti: non li abbiamo ancora visti ruotare: chissà che musica suonano… 

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Perché la scienza va finanziata col denaro pubblico

La visione del mondo di un astrofisico di oggi è stimolata, anzi allietata, da una grande ignoranza.

Dopo una vita passata a scrutare il cielo, scopriamo di avere più o meno capito soltanto il 4% dell’Universo. Scoraggiante? No davvero.

Che cosa c’è di più bello per uno scienziato di sapere che il 96% dell’Universo resta da scoprire per sé e per le generazioni future.

Nei 40 anni della mia carriera di astrofisico ho visto che, per ogni cosa nuova scoperta e capita in cielo, ne saltano fuori, emozionante contrasto, 10, 100, 1000 tanto nuove quanto incomprensibili.

L’esempio più spettacolare di tutti è senza dubbio l’energia oscura che, secondo gli ultimi calcoli, rappresenta il 73% della massa dell’Universo. E’ forse la prima volta nella storia della scienza che un premio Nobel (appunto quello assegnato per l’energia oscura nel 2011) viene dato per aver scoperto qualche cosa di importantissimo sì, ma che non si sa cosa sia.

Naturalmente ci sono anche storie di successo completo: negli ultimi decenni ho visto aprirsi intere nuove finestre sul cielo, come quella in raggi X, che ha dato il Premio Nobel a Riccardo Giacconi, o quella alla quale io mi sono dedicato, l’astronomia in raggi gamma.

Geminga”, per esempio, il cui nome è il mio maggior contributo alla astrofisica, prima non c’era e adesso c’è. Sappiamo che è un nuovo tipo di stella di neutroni, che nessuno aveva mai visto prima della sua scoperta in raggi gamma. Per più di trent’ anni è rimasta un caso isolato: sembrava una anomalia del cielo.

Oggi, proprio grazie alla capostipite, ne conosciamo decine e decine come lei : abbiamo scoperto un’intera nuova popolazione di oggetti galattici.

 

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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