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I 9 punti del rapporto sul clima che imbarazzano il presidente Trump

Fa sempre più caldo e la situazione non farà che peggiorare: non c’è bisogno di avere un termometro a portata di mano per saperlo. Gli allarmi per il cambiamento climatico assumono un’altra dimensione in questa calda estate. E anche negli Stati Uniti di Donald Trump, fiero oppositore delle teorie sul riscaldamento della Terra e dell’accordo raggiunto a Parigi lo scorso anno, le conseguenze si fanno sentire. 

Citando un rapporto scientifico nazionale sul clima, il New York Times ha tracciato una mappa delle ‘catastrofi’ che attendono gli Usa. Rapporto sul clima che il presidente avrebbe voluto fermare. Ecco i nove punti più ‘scomodi’.

  1. Se il caldo si fa sentire ovunque, negli Stati dell’Ovest l’aumento delle temperature è più consistente: rispetto all’incremento di 1,2 gradi Fahrenheit riscontrabile nel Paese (escluse Alaska e Hawaii), nel Sudovest e nel Nordest, così come nelle Grandi Pianure Settentrionali, l’aumento è stato di 1,5 e oltre. In alcune zone si sono registrate ondate di calore e siccità da record, anche se non si è ancora raggiunto il livello delle tempeste di sabbia che colpirono il Paese negli anni ’30, che tuttora segnano il punto di riferimento per intensità e durata riscontrata.
  2. Anche se non è stato ancora appurato se i grandi uragani nell’Est aumenteranno di frequenza, quello che si sa è che quelli che arriveranno porteranno più piogge e potranno essere potenzialmente più distruttivi.
  3. Cattive notizie per la California: con queste temperature, in inverno e primavera probabilmente si avranno ulteriori riduzioni del manto nevoso da cui lo Stato dipende per le forniture di acqua. In mancanza di una riduzione delle emissioni e di una migliore gestione delle risorse idriche, entro il 2100 sarà possibile assistere a croniche carenze di acqua, o addirittura siccità idrologica.
  4. Piogge sì, ma più violente. La quantità di precipitazioni cadute durante le violenti tempeste sono cresciute negli Usa, se si paragonano quelle degli ultimi trent’anni con quelle tra il 1900 e il 1960. Nel Nordest si è registrato un incremento del 27%.  
  5. Le inondazioni provocate dall’innalzamento dei mari è già una realtà per alcune città americane, come Miami e Norfolk, ma peggioreranno durante il corso del secolo e colpiranno città su entrambe le coste. Per esempio Charleston potrebbe subire le conseguenze di inondazioni da maree quasi ogni giorno, così come San Francisco, nelle zone in basso considerate estremamente vulnerabili. 
  6. L’innalzamento dei mari colpirà in maniera più forte il Nordest e lungo il Golfo del Messico, mentre si sentirà meno nel Nord-ovest e l’Alaska.
  7. Le temperature e le precipitazioni possono essere influenzate da fenomeni atmosferici come El Niño, che ha contribuito a rendere gli ultimi due anni i più caldi di sempre. Ma questa variabilità ha poco influenza sulle tendenze regionali o globali sul lungo periodo. 
  8. La responsabilità è degli esseri umani, su questo non c’è dubbio, non ci sono spiegazioni alternative convincenti. Come sottolinea il rapporto, “è estremamente probabile” che l’influenza umana sia stata la causa dominante del riscaldamento osservato fin dalla metà del XX secolo.
  9. E non è finita qui: a causa delle emissioni di gas serra e la deforestazione incalzante, l’uomo sta conducendo “un esperimento senza precedenti”. Nonostante i modelli sperimentali climatici siano diventati sempre più sofisticati, la predizione del futuro resta complessa, e non si può escludere nuove sorprese in futuro, come più catastrofici eventi in contemporanea. C’è “una possibilità significativa” che succeda. Più il clima cambia – a causa di un aumento delle emissioni di gas serra – più alto è il rischio che simile sorprese avvengano. 

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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