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I big della Silicon Valley (ultimo, Facebook) dichiarano guerra ai gruppi di odio  

L’ondata di sdegno seguita ai tragici eventi di Charlottesville ha colpito le ‘corde’ dei colossi del web. PayPal ha annunciato che vieterà sulla sua piattaforma movimenti di denaro volti a promuovere odio, violenza e intolleranza. Servizi vietati anche da parte di Google e Uber. E la lista si allunga sempre di più. Ultimo arrivato, nientemeno che Facebook.

 

Love. Not hate. pic.twitter.com/5xFpvHTuI2

— Discord (@discordapp) 14 agosto 2017

Tra le aziende tecnologiche che stanno prendendo le distanze dall’alt-right, mettendo al bando gruppi e seguaci che usano i loro servizi – a cominciare dal famigerato ‘The Daily Stormer’, sito web di suprematisti bianchi – ci sono anche Apple, Airbnb, WordPress, l’indiana Zoho, il sito di crowdfunding GoFundMe, la società di web security CloudFare con il suo servizio di newsletter SendGrid e la voice chat Discord

We believe that The Daily Stormer has violated Zoho’s Terms of Service, so its access to Zoho’s services has been terminated. (2/2)

— Zoho (@zoho) 14 agosto 2017

La presa di posizione di mr. Facebook

Da parte su, Mark Zuckerberg ha preso posizione con un lungo post sul suo profilo Facebook, sottolineando che “non c’è posto per l’odio nella nostra comunità. Ecco perché abbiamo sempre eleminato qualsiasi post promuovesse o celebrasse crimini d’odio o atti di terrorismo – compreso quello che è successo a Charlottesville. Di fronte alla possibilità di nuove manifestazioni, seguiamo la situazione da vicino e toglieremo ogni minaccia di danno fisico. Non saremo sempre perfetti ma – ha assicurato – avete il mio impegno che continueremo a lavorare per rendere Facebook un posto dove ognuno si senta al sicuro”. 
 

Una decisione importante ma che arriva in ritardo, accusano i gruppi per i diritti civili, che da tempo denunciano come i gruppi suprematisti bianchi usino le piattaforme on-line per diffondere odio e raccogliere fondi. 

PayPal: “Sempre vigili e impegnati contro odio e intolleranza”

In un lungo post, PayPal ha espresso il suo dolore per le “vite perse a causa di odio e intolleranza, una tragedia per tutti noi”. Quanto successo a Charlottesville, dove una donna è morta dopo che un auto guidata da un simpatizzante nazista è piombata su un raduno di manifestanti contro il suprematismo bianco, “è un altro esempio inquietante delle tante forme in cui si manifestano razzismo e odio”.

“L’intolleranza – si legge – può esprimersi in tanti modi, on-line e off-line, attraverso una vasta gamma di contenuti e linguaggi”. Parte da queste premesse il tentativo di PayPal di trovare “l’equilibrio tra la libertà di espressione e il dialogo aperto e la limitazione e chiusura di siti che accettano pagamenti o raccolgono fondi per promuovere odio, violenza e intolleranza”.

In particolare, vengono espressamente citate organizzazioni come “il Kkk, gruppi suprematisti bianchi o nazisti”. Si tratta di una “linea sottile”, ma l’azienda “farà il suo meglio per distinguere siti web offensivi e basati su opinioni da quelli che vanno oltre e violano le nostre politiche”.

In questo, si chiede l’aiuto degli utenti che “possono e dovrebbero avvisare” la società in caso di “contenuti ritenuti discutibili o offensivi”. “PayPal – conclude – resterà sempre vigile e impegnata ad assicurare che le nostre piattaforme non siano usate per perpetuare odio e violenza o intolleranza razziale”.

Per gli attivisti dei diritti civili è un passo importante ma tardivo

Una presa di posizione che per gli attivisti dei diritti civili è una presa di coscienza tardiva. “E’ una vergogna che gli sia servito Charlottesville per prenderla sul serio”, ha commentato Keegan Hankes, analista del Southern Poverty Law Center (Splc), ricordando che “per molto tempo, PayPal è stato di fondo il sistema bancario per il nazionalismo bianco”.

Secondo questa associazione che monitora i movimenti d’odio, la piattaforma online ha permesso ad almeno otto gruppi e individui apertamente razzisti di muovere denaro sia prima che dopo gli avvenimenti della scorsa settimana in Virginia. “PayPal – ha accusato Splc sul suo blog Hatewatch.org  – era parte integrante nella raccolta soldi per orchestrare l’evento”.

La decisione di bandire almeno 34 gruppi dalla piattaforma di pagamenti online – tra cui il National Policy Institute di Richard Spencer, due società che vendono armi esplicitamente rivolte all’uccisione di musulmani e tutti gli account legati a Jason Kessler, organizzatore della marcia a Charlottesville – è “ampiamente tardiva”, ha commentato Hankes, ricordando che sono due anni che il centro fa pressioni, fornendo dati e dossier, per ottenere questo risultato.

Allo stesso tempo, gli attivisti sono consapevoli che rispetto alle iniziative intraprese in passato – in occasione di fatti di sangue come l’uccisione di nove fedeli neri nella chiesa di Charleston nel 2015, quando PayPal bandì il Council of Conservative Citizens – questo è un passo avanti senza precedenti: “Stanno prendendo una posizione dura”.

Altrettanto dura è la posizione di Color of Change, associazione che da mesi è in contatto con PayPal e altre società per ottenere la messa al bando di gruppi razzisti che usano le piattaforme. Dopo quanto successo in Virginia, “abbiamo lanciato un ultimo avvertimento, dicendo che saremmo andati avanti con questa campagna”, ha fatto sapere Rashad Robinson, direttore esecutivo dell’associazione. “Basta parlare: questa non è una questione politica ma pratica, se queste aziende sono disposte o meno a mettere veramente in pratica i loro valori e politiche”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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