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I birrai a May, "sì a libertà di circolazione merci"

Bruxelles – Lasciare l’Ue, mantenendone principi e regole. Secondo il settore birricolo britannico si può e si deve, e lo hanno messo nero su bianco nel documento consegnato al governo quale contributo alle negoziazioni che Londra e Bruxelles dovranno avviare per ridiscutere le relazioni bilaterali dopo l’addio del Regno Unito all’Unione europea.

The British Beer and Pub Association (Bbpa) è l’associazione inglese dei produttori di birra e dei proprietari di pub, tra le più importanti associazioni di categoria, ed è membro di Brewers of Europe, dell’Associazione degli industriali della birra e del malto europei, a cui appartiene anche l’italiana Assobirra.

L’Ue ha chiarito sin da subito che se Londra vorrà continuare a usufruire dei benefici del mercato unico anche in veste di Paese non Ue, dovrà essere accettato il principio delle quattro liberà alla base dell’area economica. Vuol dire accettare e garantire libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali. La premier britannica Theresa May su questo ha lasciato intendere che non cederà facilmente, decisa a porre un freno all’immigrazione.

Bbpa, nel suo manifesto, chiede esplicitamente al governo di non mettere barriere all’ingresso nel Regno Unito a lavoratori, turisti, cittadini europei. Si chiede esplicitamente “nessun cambiamento nei requisiti di ingresso per visitatori per almeno due anni”, si esorta alla “semplificazione dei requisiti dei visti per visitatori provenienti dai Paesi non-Ue” e, ancora più importante per l’associazione di caterogia, si chiede di “non prevedere alcun sistema di quota, per rispondere alle carenze di personale nel settore dei servizi”.

Ancora, a Theresa May si chiede di non procedere a “nessuna modifica ai diritti dei lavoratori stranieri del settore e all’interno e della filiera” della birra. Accanto alla difesa del principio della libera circolazione, the British Beer and Pub Association rileva nel suo manifesto politico la necessità di non cancellare dalla legislazione nazionale le regole Ue in materia di concorrenza, etichettatura dei cibi, e del sistema comune di copyright.

L’Ue rimane quindi il punto di riferimento di un settore che da solo vale 325mila posti di lavoro e, per il Tesoro britannico l’equivalente di 9 milioni di euro di tasse. Una risorsa, dunque. Bbpa ha deciso così di fare pressione dettando la linea al governo con il suo manifesto. Un elemento in più per Theresa May in vista del processo che si aprirà quando nel 2017 verranno avviate le procedure di uscita dall’Ue. (AGI)

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