TwitterFacebookGoogle+

I cambiamenti climatici sono colpa dell'uomo? Sì, ma da 3000 anni

Sono 3000 anni che l’umanità influenza le dinamiche ambientali e climatiche. A sostenerlo un gruppo di scienziati dell’università Ca’ Foscari di Venezia e dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Cnr (Idpa-Cnr) che hanno ‘interrogato’ calotte polari, ghiacciai alpini e himalayani, fondali di laghi in Asia, Americhe, Europa Oceania e Africa. Dopo un giro del mondo di 5 anni, cercando la mano dell’uomo sull’ambiente, il paleoclimatologo Carlo Barbante, professore a Ca’ Foscari, direttore di Idpa-Cnr e leader del progetto ERC Early Human Impact, appena concluso, sostiene infatti che “secondo i nostri dati, già da 3000 anni l’uomo potrebbe aver avuto un’influenza importante sull’ambiente, quando ci fu un picco di incendi in vaste aree del pianeta per far spazio a insediamenti e agricoltura”.

Quando ebbe inizio l’Antropocene

La scoperta contribuisce al dibattito sull’inizio dell’Antropocene che finora era solo teorizzata e generalmente collegata all’avvento della Rivoluzione Industriale (XVIII secolo). Il paleoclimatologo William Ruddiman, invece, fissò l’inizio dell’Antropocene a 7mila anni fa, attribuendo all’attività umana un anomalo aumento di anidride carbonica nell’atmosfera (leggi articolo di Luca Menichetti). Il team di Barbante ha confutato questa ipotesi, dimostrando che l’aumento di anidride carbonica avvenuto attorno a 7mila anni fa non è attribuibile all’uomo bensì a cause naturali.

Diverso l’impatto riscontrato qualche millennio più tardi, quando l’intensificarsi dell’attività incendiaria registrata in entrambi gli emisferi del globo provocò considerevoli cambiamenti ambientali e climatici su ampia scala. “L’impatto ambientale fu forte e in molti casi irreversibile. Questi eventi sono probabilmente stati la causa scatenante che ha consentito alla nostra specie di gettare le basi per quegli indiscutibili cambiamenti climatici che oggi ci appaiono così evidenti”, spiega il professor Barbato.

 Yucatan e Nuova Zelanda

Nei millenni successivi, l’impatto antropico si è fatto più intenso e frequente, anche se globalmente frammentato.

  • AMERICA CENTRALE
    Nello Yucatan, l’introduzione di sofisticate pratiche agricole adottate dal popolo Maya per approvvigionare una società in grande espansione demografica, portò ad uno sfruttamento del territorio tale da risultare insostenibile e fatale di fronte all’imprevedibile e prolungato periodo di siccità che interessò l’area diversi secoli prima dell’arrivo di Colombo (dal III al IX secolo dopo Cristo). E non è da escludere che tale sfruttamento intensivo del territorio non abbia almeno in parte contribuito ad una così gravosa siccità.
  • NUOVA ZELANDA
    Più tardi, in Nuova Zelanda, isole ricoperte da foreste furono quasi completamente disboscate per mezzo di incendi intenzionalmente appiccati dai coloni polinesiani a partire dal 1300 d.C., cambiando completamente e irrimediabilmente il volto dell’isola. Dopo l’arrivo dell’uomo, un attivo regime di incendi, anche naturali, cominciò ad interessare un’isola fino ad allora troppo umida per bruciare naturalmente. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.