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I cardinali di Francesco /2. Aguilar, il “medico” dei gay

Fernando Sebastián AguilarMALAGA-ADISTA. Omosessualità è una «deficienza di sessualità» e può essere curata.
Le donne abortiscono perché «vogliono godersi la vita».

Opinioni di un neo-cardinale, precisamente dell’84.enne arcivescovo emerito di Pamplona, mons. Fernando Sebastián Aguilar (fra i 19 nuovi cardinali cui papa Francesco imporrà la berretta il 22 febbraio prossimo), colte in due interviste: al quotidiano malagueño Sur (19/1/14) e al catalano El Periódico (15/1/14).

Nella prima, Sebastián afferma, con toni da entomologo, che «l’omosessualità è una maniera deficiente di manifestare la sessualità, perché questa ha una struttura e un fine, che è la procreazione. L’omosessualità non può raggiungere questo fine, perciò è un fallimento».
Lo dice «con tutto il rispetto» e consapevole che «molti si arrabbiano e non tollerano» una simile visione. «Non è un oltraggio per nessuno», spiega invece, perché, «nel nostro corpo, di deficienze ne abbiamo varie. Io soffro di ipertensione: mi arrabbio perché me lo dicono? È una deficienza che devo correggere come posso. Segnalare a un omosessuale la sua deficienza non è un’offesa, è un aiuto, perché molti casi di omosessualità si possono recuperare e normalizzare con un trattamento adeguato. Non è un’offesa, è un segno di stima. Se una persona ha un difetto, il buon amico è colui che glielo dice».

“Da curare sarai tu, e non proprio per l’ipertensione”, è in soldoni la risposta che è subito arrivata al neo-cardinale da Colegas, ovvero la Confederazione spagnola di lesbiche, gay, bisessuali, transessuali: «Le ricordiamo che l’omosessualità non è una malattia curabile, ed invece l’omofobia sì», ha scritto il gruppo, e «lamentiamo questo tipo di sfortunate associazioni fra omosessualità ed infermità che credevamo superate nell’attuale Spagna e che sono molto simili a quelle fatte recentemente dal presidente della Russia, Vladimir Putin, che ha associato omosessualità e pederastia». Il papa avrà preso un abbaglio, deve essere il sospetto di Colegas: Francesco, secondo il collettivo, non dovrebbe nominare cardinali «che difendono pubblicamente simili impostazioni se vuole una Chiesa più inclusiva e aperta, come ha lasciato intravedere in diverse sue manifestazioni sul tema dell’omosessualità».

Per la Federazione Statale di lesbiche, gay, transessuali e bisessuali (Felgtb) le espressioni di mons. Sebastián sono «seme di odio e miccia per azioni violente», mentre per Juan Cejudo, delle Comunità cristiane di Base e del Moceop (Movimento per il celibato opzionale), sono «un insulto» e meritano un ammonimento del papa e una pubblica richiesta di scuse da parte dell’autore.

Il teologo José María Castillo, dalle pagine di Redes Cristianas (21/1), invita tutti, a partire dal neo-cardinale, a «misurare bene» le parole, «soprattutto su questioni che hanno conseguenze sulla felicità o sulla disgrazia degli altri»; e rileva che Sebastián, parlando di procreazione quale fine della sessualità, «riduce la sessualità umana a mera animalità».

Levata di scudi su Twitter, invaso da critiche indignate e richieste di spiegazioni al papa. Ma anche una presa di distanza da parte del Partito popolare di Malaga, che ha fatto sapere di non condividere «in assoluto» le parole dell’arcivescovo emerito. Ovviamente ben più ferma la posizione del partito socialista, il Psoe: esigiamo una rettifica, ha detto la portavoce María Gámez. Le parole del neo-cardinale contribuiscono a «fomentare la discriminazione e l’omofobia», ha dichiarato Purificación Causapié, che del Psoe nazionale è la segretaria per l’Uguaglianza.

“Non vogliono figli tra i piedi”

Nell’intervista a El Periódico (15/1), anch’essa rilasciata in occasione della nomina a cardinale, mons. Sebastián è sollecitato sugli stessi argomenti (per inciso, a proposito della “novità” rappresentata da papa Francesco, sostiene: «Non bisogna credere a chi dice che la Chiesa funziona meglio o sta cambiando. Tutti i papi all’inizio realizzano cambiamenti e semplificano l’amministrazione»). Parla ancora di omosessualità come di «deficienze di cui bisogna prendersi cura e che non sono nel piano di Dio» e si esprime sulla questione aborto, tema caldissimo in Spagna, dove il governo ha da poco presentato una riforma della legge che lo regola (v. Adista Notizie n. 1/14). Tema che il neo-cardinale liquida con queste parole: «Tutte le donne che chiedono di abortire lo fanno perché vogliono togliersi di mezzo i figli per godersi la vita. Quante sono le ragazzine che chiedono di abortire perché sono state violentate? Questa è la domanda. Dei 120mila aborti l’anno, quanti avvengono perché la gravidanza è frutto di stupro? Questo dibattito è distorto, nessuno vuole riconoscere la verità, che si sta ammazzando un figlio che comincia a vivere nel ventre. L’aborto è uccidere un bambino, e nessuno vuole guardare in faccia questo. Questa ipocrisia sta pervertendo le coscienze».

“Chieda perdono!”

Anche queste affermazioni sono state stigmatizzate da Purificación Causapié: Sebastián, ha detto, dimostra «disprezzo assoluto per la libertà delle donne» ed evidenzia «la volontà di imporre la sua morale al di sopra delle leggi della democrazia». Dal canto suo, la deputata di Bildu (in euskera, “Riunirsi”, coalizione elettorale indipendentista basca) Bakartxo Ruiz, accusa il vescovo emerito di «apologia di violazione dei diritti delle donne» e ritiene «molto grave che queste persone siano state e continuino ad essere le massime autorità religiose della Comunità». Ha reagito alle affermazioni di mons. Sebastián manifestando tutto il suo scandalo il direttore del sito web di informazione religiosa Religión digital (22/1), José Manuel Vidal, che scrive direttamente al vescovo emerito. “Le donne abortiscono perché voglio godersi la vita”?, riassume. «Non ho mai sentito (dalla bocca di un ecclesiastico di alto rango) un’idea tanto ingiusta e peregrina». “L’omosessualità è una deficienza da curare”? «Le sue parole stanno producendo un danno enorme alla Chiesa e al papa che lo ha scelto per il cardinalato. Per questo, sebbene io non sia nessuno per darle consiglio, oso chiederle, con il rispetto e la stima che le porto, una pubblica rettifica. Convochi al più presto una conferenza stampa su un unico punto: chiedere perdono». Prima agli offesi, «poi, al papa e alla Chiesa». (eletta cucuzza)

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