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I cristiani adorano il toro di Micene e la luna, trasformati nel dio biblico Yahweh

12782283_10206920070734390_664912118_n[1]Yahweh fu costruito sul dio toro Baal dagli invasori Hyksos-ebrei, Tolomeo I vista la numerosa moltitudine ad Alessandria di ebrei, fece costruire il Serapeo per cercare di favorire un culto dove essi potevano riconoscersi attraverso Apis, associando al dio elementi caratterizzanti dei culti egizi, come quelli di Osiride ed Iside, rendendo la divinità accettabile anche presso la cultura greco-macedone, facendola apparire simile a Zeus, barbuto ed anziano, con in testa un recipiente simbolo della fertilità. Dal racconto di Plutarco (Iside e Osiride, 28), si può capire che il dio provenisse da Sinope, dove esisteva un tempio dedicato alla divinità semitica EA, conosciuta con il titolo di Sar-Apsi (“signore degli abissi”), e Arriano ci fa sapere in Anabasis, VII. 26, che l’oracolo di questo dio veniva consultato a Babilonia dai generali di Alessandro Magno quando era malato e Tolomeo I era il suo diacono. L’assonanza dei nomi Sarapsi e Wsr-hp=Osorapis avrebbe spinto Tolomeo I alla scelta del dio per farlo accettare al popolo egizio. Nell’Antico Testamento Yahweh era chiamato anche El, ed in Palestina era messo in relazione con il dio egiziano Ptah, incarnazione del dio toro Apis. EL nelle antiche iscrizioni proto-sinaitiche è reso da due segni pittografici, la testa di un bue dalle lunga corna (elpeh, Alph) e il bastone pastorale chiamato Ox goad/pungolo per buoi. Il Dio Ebraico che conduce Israele attraverso il Sinai meridionale ha il suo stesso nome, “EL” conservato sui fianchi delle montagne in Proto-Sinatico come un Bue dalle lunga corna. Quindi, anche se non esiste nessuna statua del Dio nel Sinai del sud, abbiamo un “immagine” di lui come una creatura “Bovino” nel suo stesso nome, “EL”!

El si trova in Siria in tre liste di divinità ugaritiche con il nome di “El il toro” o “Dio toro”, ed in un inno Hurrita “El dell’alleanza”, come il dio cananeo “Baal del patto”.

In un testo ugaritico YHWH viene chiamato figlio di El. Vediamo come il dio d’Israele viene chiamato El in Genesi 33,18-20:

Giacobbe arrivò sano e salvo alla città di Sichem, che è nel paese di Canaan, quando tornò da Paddan-Aram e si accampò di fronte alla città. Poi acquistò dai figli di Camor, padre di Sichem, per cento pezzi d’argento, quella porzione di campagna dove aveva piantato la tenda. Ivi eresse un altare e lo chiamò «El, Dio d’Israele».

Baal era chiamato anche El ed In Canaan era Baal Berit (Baal del patto), a cui era dedicato il tempio di Sichem, dove poi fu adorato anche Yhwh. In conclusione il toro Baal generò Yahweh che diventerà il bue Apis o vitello d’oro d’Israele. Tolomeo I con Serapide cercò di alienarsi i favori del popolo ebraico, numeroso ad Alessandria, facendo cosi dire all’imperatore Adriano nella sua lettera a Serviano, “Sono Cristiani anche coloro che adorano Serapide: sono devoti di Serapide anche coloro che si autodefiniscono i Vescovi di Cristo. Con l’aumentare dell’importanza, dopo Tolomeo I, Serapide si sostituì ad Osiride, per poi associarsi ad Iside e ad Horo nella forma di Harpocrate, facendo si che questa trinità fu traslitterata su quella del cristianesimo con Chrestos-Osiride, Maria e Gesù, dopo che Costantino e Teodosio la promossero nuova religione di stato dell’impero. Nel Nuovo Testamento il dio Yahweh non compare mai, in quanto esso è un dio ebreo che rappresentava la luna al contrario degli dei egizi basati sul sole, per questo Gesù ammonisce gli ebrei dicendo loro che stanno adorando il diavolo. Gli evangelisti sapevano che Yahweh nasceva da Baal che rappresentava Seth, l’oscurutà, le tenebre, il fratello malvagio di Osiride che smembro il corpo del fratello, mentre Osiride e suo figlio Horus rappresentavano il sole. Yahweh era così rappresentato come il dio guerrafondaio degli invasori Hyksos-ebrei, mentre Gesù era il Cristo Romano portatore di luce ed amore i cui messaggi erano stati ripresi dai filosofi ellenici. Ma nonostante questo si cercò di unire l’Antico Testamento al Nuovo Testamento, creando una Bibbia con due dei, Yahweh e Gesù, uno contrapposto all’altro. Una sorta di alleanza segreta tra gli ebrei e la chiesa romana, dove entrambi ben sapevano chi era Gesù e Yahweh, facendo sì che si stabilisse una sorta di patto di non belligeranza tra le due forze per ingannare e sottomettere i popoli, tutto questo mascherato dalla furbata di un dio che vieta di scrivere e pronunciare il suo nome e di fare immagini di chi esso sia. Solo nell’Apocalisse di Giovanni viene detto il suo nome in Rivelazione capitolo 19, 1-3-4-6:

Dopo queste cose udii ciò che era come l’alta voce di una grande folla nel cielo. Dicevano: “Lodate Iah! La salvezza+ e la gloria e la potenza appartengono al nostro Dio,

 

Iah ricorre 50 volte nelle Scritture Ebraiche, 26 volte da solo e 24 nell’espressione “alleluia”, che letteralmente corrisponde all’imperativo plurale “lodate Iah”. Tuttavia la presenza della forma “Iah” nel testo originale è completamente ignorata da alcune versioni della Bibbia come la CEI che la traduce nell’espressione “alleluia”, ovvero Halelu-Yàh: “lodate Jah”. Chi era dunque Jah? Nel Dizionario di angeli, demoni e dèi di M. Lurker, alla voce “Ioh” (o Jah7): «Parola egiziana che indica la luna e il dio della luna; nei tempi più antichi esso godette di grande prestigio, soprattutto a Tebe, ma poi fu assorbito da Thot»

.R. Ellis scrive in Tempest and Exodus, Edfu Books, Cheshire 2000, pp. 124, 125.: «Che il nome ineffabile, indicibile, del dio israelita sia impresso forse nei muri del grande Tempio di Karnak? Sembrerebbe incredibile, ma ritengo sia assolutamente fondato. Le prime due lettere del tetragramma sono YH e si presume che la vocale in mezzo sia la “a”, che forma la sillaba “yah”. Se consultiamo il dizionario dei geroglifici egiziani di Wallis Budge vedremo che il nome Yah si può tradurre con “luna”. Si ha quindi la conferma che le ipotesi da me avanzate hanno un sicuro fondamento. Se la parola Yahweh è derivata dall’Egitto, è possibile che abbia avuto una qualche connotazione lunare».

Se ricolleghiamo Yahweh luna all’invasione Hyksos, il passaggio appare chiaro, gli Hyksos erano adoratori del dio toro Baal, tanto che ad Avaris, loro capitale, sono state trovate raffigurazioni del toro legate al mondo minoico, scelsero per assonanza il dio Seth, antagonosta di Osiride e di Horus, e che rappresentava l’oscurità, le tenebre dove la luna la faceva da padrona durante la notte, mentre Horus era il sole che vinceva la sua battaglia contro le tenebre per riemergere. Due mondi in netta contrapposizione, uno che verrà rimodulato su Gesù-Horus su cui Roma costruirà il Nuovo testamento, e l’altro Yahweh-luna, dio degli ebrei bellico su cui si costruirà l’Antico Testamento. Mosè nel Targum, ovvero la versione in aramaico della bibbia ebraica, è chiamato Yahudae, gli yahud erano i sacerdoti del culto di Atons e Akhenaton, oltre che a promuovere il culto di Aton a discapito del dio tebano Amon-Ra, era anche un sacerdote di questo culto. Mosè era quindi un sacerdote del culto di Aton, oppure lo stesso akhenaton, ultimo faraone Hyksos, scacciato dai principi tebani Kamose ed Ahmose. Akhenaton abolì il sistema teologico precedente per motivazioni politiche, togliendo soldi e potere ai sacerdoti di Amon-Ra, ne è testimonianza i numerosi sincretismi che associavano ancora Ra a una divinità protettrice di una particolare circoscrizione e il fatto che il re inviasse comunque annualmente il proprio sacrificio al dio Amon, All’inizio della fondazione di Akhetaton il Re fece trasferire il culto di Mnevis, il Toro Sacro di Eliopoli, per il quale era stata approntata una sepoltura nel cuore della necropoli situata a est della nuova capitale del sole. Prima di cambiare il suo nome in Aknenaton, il faraone aveva il nome di Amenhotep IV e l’epiteto di toro possente. Raffigurazioni del toro sono state trovate ad Avaris, dove gli Hyksos avevano stabilito la loro capitale, la simbologia del toro era stata importata dalla cultura micenea. In realtà Akhenaton non fece di Aton una religione monoteista, ma enoteista, con Aton al di sopra degli altri dei come importanza, ma il toro Mnevis fu assorbito da Aton, tanto che dopo l’esodo biblico degli ebrei Hyksos, Aronne costruì un vitello, come simbolo del dio di Israele.

Nella Bibbia il toro compare anche come simbolo positivo nel sogno di Ezechiele, nel libro di Ezechiele al primo capitolo, e menzionato anche nell’apocalisse di Giovanni (cap. 4,7) come vitello, per poi diventare il simbolo dell’evangelista Luca. Il toro venne visto anche come simbolo di Cristo, sacrificatosi sulla croce per la redenzione dell’uomo, cosi come la sua attività di fecondatore come sorgente della vita. Una carta filigranata, stampata in Francia fra il 1409 ed il 1411, riporta una testa bovina che ha tra le corna una croce con l’iniziale del nome sacro Xristos.

Nel deserto israeliano del Neger è stato scoperto l’autentico Monte Sinai di Mose’, è Har Karkom, con il nome del dio lunare degli egizi e delle più antiche popolazioni semite. In questo monte è stato ritrovato un santuario lunario da parte della missione archeologica italiana diretta da Emanuel Anati. Il paleolinguista Har Karkom, ha spiegato Mailland, ha dimostrato che Har Karkom è una montagna sacra fin dall’età del bronzo antico, e il suo nome attuale ha sostituito nella toponostica israeliana il nome arabo di Gebel Ideid. Ai suoi piedi si trovano le tracce di 250 villaggi in pietra, ma sulla montagna stessa rimangono solo Santuari e iscrizioni sacri: era una montagna tabù, non abitabile, l’80% delle migliaia di iscrizioni rupestri su 1.356 rocce istoriate di Har Karkom rappresentano stambecchi con enorme corna lunate: è una iconografia che richiama quella della divinità lunare del culto mesapotanico del dio Sin, diffuso fin dal IV millennio a.C. dai sumeri o da popoli collegati verso Ovest, e anche in quel territorio. Il nome Sin, sottolinea Mailland, richiama il nome biblico del Monte Sinai, e la tradizione bizantina colloca il Sinai biblico nel Sud della penisola omonima. Inoltre uno delle centinaia di tumuli eretti sulla montagna di Har Karkom conteneva una pietra bianca di mezzo metro, a forma di mezza luna, sepolta sotto uno strato compatto di sassi scuri e posata su una grande pietra nera, interpretata dagli archeologi italiani come l’altare del dio lunare Sin. Mailland spiega che il libro dell’Esodo racconta che Mose’ fuggì nel deserto e sposò una delle figlie di Ietro, un capo della tribu’ beduina dei Madianiti, il quale gli ordinò di portare le sue pecore “sul Monte di Dio”. Su quel monte Dio si manifestò a Mose: era Yah Ve’. Ve’ vuol dire io sono; Yah, nella lingua egizia dell’Antico Regno, è la luna. Ed è la stessa parola, che significa “luna” in ebraico. L’ipotesi, precisa Mailland, è stata formulata dalla studiosa Rosetta Bastoni, insieme a Emanuel Anati, e chiude il cerchio sulla nostra ricerca a partire da Serapide, andando a ritroso fino a Baal.

Tratto dal libro in prossima uscita Cristo il Romano

Alessandro De Angelis scrittore ricercatore storico delle religioni

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