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I destini politici nelle mani della Consulta

Articolo di Marcello Sorgi (Stampa 4.11.16)

“”Anche se il Tribunale di Milano ha preso tempo per decidere sull’esposto del professor Onida, che potrebbe portare a un rinvio del referendum, esistono concrete possibilità che nel giro di pochi giorni o poche settimane la Corte Costituzionale debba occuparsi delle due più importanti leggi varate in questa legislatura: la riforma costituzionale (se il giudice di Milano dovesse accettare la richiesta di Onida di rimettere le mani sul quesito referendario) e quella elettorale, sulla quale il giudizio è stato solo rinviato a dopo il 4 dicembre per non interferire sulla campagna elettorale e non influenzarla in alcun modo.
Settimane, mesi e anni di duro lavoro parlamentare, decine e centinaia di sedute in commissione e in aula, dibattiti infuocati e scrutini combattuti fino all’ultimo voto verrebbero così invalidati sia che la Corte approvi, sia che smantelli, com’è più probabile, i testi contestati da un breve dispositivo di sentenza, a cui certo farebbero seguito, qualche tempo dopo, più ampie motivazioni.
La criticità del ruolo della Corte, divenuta, soprattutto nel corso del ventennio berlusconiano, una specie di censore delle decisioni del governo, ratificate a colpi di fiducia dalle Camere, era già emersa del resto da tempo. Ma come si vede, non è rimasta legata all’epoca del Cavaliere, dei diversi «lodi» giudiziari (Cirielli, Schifani, Alfano) introdotti per arginare i guai giudiziari dell’ex-presidente del Consiglio: anzi, nel caso della legge elettorale, l’Italicum che segue il Porcellum cancellato dalla Consulta, il ricorso alla Corte, che dovrà valutarne la costituzionalità e l’aderenza alle indicazioni contenute nel precedente verdetto che ha dichiarato illegittimo il Porcellum, sarà preventivo, avverrà cioè prima che la legge venga applicata, ed è stato parte decisiva dell’accordo politico tra Renzi e gli oppositori della riforma, che ne ha consentito l’approvazione.
Si può leggere quanto sta accadendo come una prova che in una legislatura complicata, con maggioranze deboli trasformistiche o inesistenti nelle Camere, e in tempi di seria difficoltà della democrazia parlamentare, il compito di un organo di garanzia come la Corte Costituzionale diventa nevralgico, per impedire un avvitamento della crisi. Oppure, peggio, per certificarla, come sembra stia accadendo. Né è solo una malattia italiana. Anche in Gran Bretagna, ieri, l’Alta Corte (che non corrisponde esattamente alla nostra Consulta, ma lì d’altra parte non esiste una Costituzione scritta), con un effetto capovolto rispetto all’Italia, ha imposto al governo di Theresa May di passare per un voto del Parlamento prima di presentare richiesta formale di uscita dall’Unione europea in forza del risultato referendario della Brexit.””

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