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I «fondi nascosti» in Vaticano sono veramente una «scoperta»?

VT-IT-ART-38213-ancora_cupolone_02 La Segreteria per l’Economia istituita da Papa Francesco quest’anno ha veramente «scoperto» quelle «centinaia di milioni di dollari» trovati in fondi nascosti in Vaticano, come ha scritto il cardinale George Pell in un articolo pubblicato sul settimanale britannico Catholic Herald il 4 dicembre, e riferito dai media internazionali? Il Vaticano ha reagito a questa notizia preparando un documento interno che analizza e disputa questa affermazione. Il testo di sette pagine che non è stato reso pubblico ma che il vaticanista della rivista America ha visto, dà un’importante contestualizzazione storica, più informazioni e chiarimenti importanti riguardo i fondi in questione. Sottolinea anche che queste informazioni non sono state affatto «scoperte» ma erano già state messe a disposizione del gruppo di esperti laici nominato da Francesco l’anno scorso per la riorganizzazione delle finanze vaticane, prima dell’istituzione della Segreteria per l’Economia.

Il cardinale australiano che Francesco ha nominato capo della nuova Segreteria istituita il 24 febbraio 2014, ha scritto sul Catholic Herald che «in realtà abbiamo scoperto che la situazione è molto più sana di quanto sembrasse, perché alcune centinaia di milioni di euro erano nascosti in particolari conti settoriali e non apparivano nei fogli di bilancio.» Il Porporato, che è anche membro del Consiglio di 9 cardinali consiglieri del Papa, ha spiegato che «la Curia (Romana) seguiva schemi stabiliti molto tempo fa. Nella stessa maniera in cui i re davano spesso carta bianca ai loro governanti regionali, i principi o i governatori, con la condizione che tenessero la contabilità, lo stesso hanno fatto i papi con i cardinali curiali…». E quindi, ha aggiunto, finora nelle finanze vaticane «Congregazioni, Consigli e, specialmente, la Segreteria di Stato, hanno goduto e difeso una sana indipendenza. I problemi erano tenuti “in casa” (come si usava nella maggior parte delle istituzioni, laiche e religiose, fino a poco tempo fa). Pochissimi erano tentati di dire al mondo esterno che cosa stava accadendo, tranne quando avevano bisogno di un aiuto supplementare».

Il suo articolo dà l’impressione – e i media di sicuro lo hanno interpretato così – che dato il modo in cui funziona il sistema, che segue una mentalità culturale diversa e che non applica esattamente gli stessi standard e le stesse procedure di contabilità che sono tipiche del mondo anglosassone, c’era qualcosa di dubbio, losco e non trasparente, se non completamente illecito o illegale, nel modo in cui operavano gli uffici vaticani e «specialmente» la Segreteria di Stato, prima di e durante il pontificato di Francesco. Ha confermato però che sarà impossibile tornare ai «cattivi vecchi tempi». E questo grazie alle riforme e le nuove strutture introdotte da Papa Francesco nel settore finanziario Vaticano, compresa la creazione della Segreteria dell’Economia e anche grazie all’assistenza dell’Autorità di Informazione Finanziaria.

Naturalmente i principali media internazionali hanno colto al volo la notizia rivelatrice di Pell sulla «scoperta» di una somma notevole di «fondi nascosti» in vari uffici Vaticani e specialmente nella Segreteria di Stato. Si sono chiesti perché questi fondi esistevano e come sono stati usati.

Chiaramente la notizia ha messo in cattivissima luce altri ufficiali Vaticani, in particolare quelli della Segreteria di Stato, tanto è vero che il 5 dicembre, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, si è affrettato a fare un importante chiarimento. Fra altre cose, ha notato che «il Cardinale Pell non ha parlato di fondi illegali, illeciti o male amministrati, ma di fondi che non risultavano nei bilanci ufficiali della Santa Sede o dello Stato della Città del Vaticano, e di cui la Segreteria dell’Economia ha appreso l’esistenza nel corso del processo in corso di studio e revisione delle amministrazioni vaticane…».

La dichiarazione di Padre Lombardi ha aiutato molto a convincere le persone che non stava succedendo nulla di inappropriato o di sospettoso alle finanze vaticane, neanche dopo che Francesco è arrivato al Soglio di Pietro. Com’è noto, Francesco ha adottato una linea di «tolleranza zero», anche riguardo all’uso improprio o alla cattiva gestione di denaro nel Vaticano.

Tuttavia, con la sua dichiarazione non è riuscito a cancellare la costernazione di ufficiali vaticani – sia nella Segreteria di Stato che altrove – che vedevano la loro reputazione e professionalità e anche la reputazione della Curia romana messe in discussione ancora una volta. Inoltre, la dichiarazione di Lombardi lasciava aperte molte domande.

Come menzionato prima, per chiarire la situazione e per rimuovere ogni dubbio sui fondi «nascosti» nella Segreteria di Stato, in Vaticano è stata preparata una «Nota Informativa» (che chiameremo «Nota» d’ora in avanti). Questa Nota dimostra che questi fondi non erano nascosti in realtà. La Nota conferma l’affermazione di Pell sul fatto che ci sono alcuni fondi che la Segreteria di Stato non inserisce nei libri contabili ma contesta il modo in cui li presenta nel suo articolo, dando l’impressione – come affermano i media – che questi fondi sono in qualche modo sospetti.

Secondo la Nota nessuno, tanto meno la Segreteria per l’Economia, ha «scoperto» le informazioni riguardanti questi fondi. In realtà le informazioni sono state fornite dalla Segreteria di Stato all’Organizzazione della Struttura Economico-Amministrativa della Santa Sede (Cosea), un’ente internazionale di esperti laici nominati da Papa Francesco per esaminare la situazione e proporre riforme. Le informazioni sono state fornite a questo gruppo sotto forma di interviste e comunicazioni scritte, con l’approvazione del Segretario di Stato, tra ottobre 2013 e gennaio 2014 (NB: La Segreteria per l’Economia è stata istituita il 24 febbraio 2014).

La Nota spiega che la maggior parte di questi fondi sono composti da raccolte fatte in base al Canone 1271 (contributi che le diocesi danno alla Santa Sede) e all’Obolo di San Pietro (contributi economici da parte dei fedeli al Santo Padre). Tutti questi redditi e tutte le spese sono debitamente registrati dice. I dati sui redditi infatti sono pubblicati ogni anno e comunicati al Consiglio dei 15 cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede e alla Prefettura degli Affari Economici. Le spese rimangono «informazione riservata», dice la Nota, ma tutto quello che riguarda l’esistenza e l’uso di tali fondi – fondi papali – sono sempre disponibili al Santo Padre.

Per quanto riguarda le riserve sulla pubblicazione dei contenuti che spiegano come si usano questi fondi, la Nota dice che questa informazione riservata è in relazione alle operazioni, cioè come e quando si manda il denaro nelle varie parti del mondo per aiutare i cristiani in difficoltà oppure per costruire le Nunziature in paesi africani o orientali, o per il risarcimento di costi legali in casi particolarmente importanti eccetera. Ricorda che neanche le diocesi e gli ordini religiosi nel mondo divulgano questo tipo di informazione. Non perché ci sia qualcosa di illecito ma perché è considerato appropriato mantenere certe informazioni riservate, non rendendole pubbliche.

La Nota poi dà delle informazioni importanti di contesto storico. Spiega che questi «fondi» sono stati creati da Paolo VI all’inizio degli anni ’70, quando i conti della Santa Sede erano veramente malmessi e si parlava di vendere delle proprietà immobiliari per pagare i debiti.

Per tagliare i costi e creare un fondo «strutturale» per proteggere la Santa Sede da futuri problemi economici, Paolo VI approvò la creazione di questi fondi che non si sarebbero inclusi nel bilancio per motivi giuridici e per evitare pressioni da altri uffici vaticani riguardo l’uso di questi fondi. Il fondo doveva quindi rimanere strettamente un «fondo di riserva».

All’inizio degli anni ’80 però, quando c’è stato il crac del Banco Ambrosiano e l’Istituto per le Opere di Religione (Ior) insieme alla Santa Sede hanno dovuto rispondere a richieste di risarcimento pari a 800 millioni di dollari statunitensi, il fondo ha servito al suo scopo. Lo Ior non è stato in grado di coprire i costi del risarcimento e quindi la Segreteria di Stato ha dovuto negoziare per ridurre il debito alla somma di 250 millioni di dollari, che ha preso dal fondo «di riserva». In questo modo, la Segreteria di Stato ha potuto dare l’assistenza finanziaria necessaria (e non per la prima né per l’ultima volta) alla Santa Sede grazie a una combinazione di sforzi diplomatici e la capacità i pagare i sui debiti.

Dopo questo episodio, i vertici hanno deciso (durante il pontificato di Giovanni Paolo II), di aumentare i fondi tenuti dalla Segreteria di Stato per poter coprire eventuali futuri costi se dovessero riemergere problemi strutturali. Successivamente, la Segreteria di Stato ha aumentato i suddetti fondi che negli anni seguenti fino a oggi sono stati usati per coprire i costi che altri uffici vaticani (dicasteri) non sono in grado di coprire.

La Nota ricorda che negli ultimi quarant’anni la Segreteria di Stato ha svolto con prudenza le sue operazioni, aumentando e creando un fondo contenente una somma notevole, messa a disposizione della Sede Apostolica ogni mese. Senza questo fondo la Santa Sede non potrebbe coprire i propri costi. Inoltre, la Nota insiste sul fatto che il Papa fosse sempre informato sull’esistenza e l’uso del fondo e che quindi non è mai stato «nascosto».

Alla luce di tutti questi fatti, dice la Nota, non si può sostenere che la Segreteria di Stato ha «nascosto» questi fondi che sono stati «scoperti» solo ora dalla Segreteria per l’Economia.

Oltre che chiarire la vicenda, la Nota in effetti solleva tanti interrogativi, per esempio se ora fondi di questo tipo dovrebbero essere gestiti dalla Segreteria di Stato o da un altro ente e se si dovrebbero rendere pubbliche le informazioni su come vengono spesi questi soldi. La Nota chiede anche se i soldi accumulati dalla Segreteria di Stato, provenienti da opere di beneficienza e di religione, dovrebbero coprire anche i costi di gestione della Curia Romana.

http://www.lastampa.it/2014/12/22/esteri/vatican-insider/it/la-vicenda-dei-fondi-nascosti-in-vaticano-veramente-una-scoperta-mi6Jteuwt67WeIrE3Rt16L/pagina.html

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