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I genitori di Alfie Evans chiedono aiuto al Papa per tentare la carta Bambino Gesù

“Santo Padre, salva il nostro bambino”: Tom Evans, il padre di Alfie, il bimbo britannico di 2 anni appena, affetto da una malattia neurodegenerativa incurabile, è volato a Roma per incontrare papa Francesco e chiedergli personalmente di accogliere la famiglia in Vaticano perchè il bimbo sia curato all’ospedale pediatrico Bambino Gesù.

L’incontro è avvenuto nella residenza papale di Santa Marta e al termine il Pontefice, nell’udienza generale a Piazza San Pietro, ha ricordato che l’unico che può dare o togliere la vita è Dio: “L’unico padrone della vita è Dio e nostro dovere è fare di tutto per custodirla. Preghiamo che sia rispettata la vita di tutte le persone e specialmente di due fratelli nostri, Vincent Lambert, in Francia, il piccolo Alfie Evans, in Inghilterra”.

Domenica, dopo il Regina Coeli, Francesco aveva ugualmente chiesto che si rispetti “la dignità” dei malati. “Sono situazioni delicate, molto dolorose e complesse”, aveva sottolineato, richiamando la necessità del “rispetto per la vita”. “Preghiamo perchè ogni malato sia sempre rispettato nella sua dignità e curato in modo adatto alla sua condizione, con l’apporto concorde dei familiari, dei medici e degli altri operatori sanitari”.

Alfie Evans è ricoverato in uno stato semivegetativo all’Alder Hey’s Children Hospital di Liverpool. Per lui questi potrebbero essere gli ultimi giorni di vita dopo le decisioni dei giudici che, in diversi gradi di giudizio (fino alla Corte europea dei diritti umani) hanno stabilito che si stacchi la spina. Il caso è stato accostato per due volte dal Papa a quello di Vincent Lambert, il 41enne francese da 10 anni in stato vegetativo, ricoverato all’ospedale di Reims.

Sulla sua sorte, già discussa anche in questo caso in tutte le sedi giudiziarie, Corte europea inclusa (per tentare vanamente di comporre lo scontro tra la moglie che vorrebbe staccare la spina e i genitori, che si battono per tenerlo in vita) è giunta come una condanna definitiva la decisione di Vincent Sanchez, il suo medico curante. A suo avviso il paziente, il cui caso sin dalla prima sentenza del 2013 divide l’opinione pubblica francese, sarebbe oggetto di una “ostinazione irragionevole”; e dunque, a norma della legge sul fine vita vigente in Francia, andrebbero sospesi i trattamenti che lo tengono in vita. Sanchez ha notificato alla famiglia la sua determinazione, dando 10 giorni di tempo per fare ricorso alla giustizia amministrativa.

Una battaglia disperata è anche quella dei due giovani genitori di Alfie: lunedì hanno perso l’ultimo capitolo della battaglia legale per impedire che i medici staccassero il bambino dalle macchine che lo tengono in vita; e hanno già chiesto il permesso per portare un’altra volta il caso di fronte all’Alta Corte, massima istanza giudiziaria nel Regno Unito, perchè la giustizia ribalti la sentenza che autorizza i medici a staccare la spina. Nella sentenza di lunedì i giudici hanno sottolineato che “trasferire Alfie in un ospedale in Italia è contrario al suo miglior interesse”.

I medici hanno ripetuto in più occasioni che la situazione di Alfie è “irreversibile” e che prolungare le cure non porterebbe a un miglioramento del suo stato. I genitori invece sostengono di aver notato un miglioramento nelle ultime settimane e comunque vogliono tentare una cura sperimentale nell’ospedale pediatrico italiano. Anche il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ne ha voluto parlare con il collega britannico, Boris Johnson: “Sia accolto – gli ha detto – il desiderio dei genitori di Alfie di trasferire il bambino al Bambin Gesù”.

La vicenda è molto seguita dall’opinione pubblica britannica e decine di persone, ‘l’Alfiès Army’, si riuniscono da giorni dinanzi all’ospedale, creando anche problemi di ordine pubblico sui quale adesso indaga la polizia. Il giovane padre, che martedì ha rivolto un emozionante appello dinanzi all’ospedale, stasera ha chiesto ai sostenitori di abbassare il tono, anche per non disturbare la quiete degli altri piccoli malati ricoverati. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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