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I genitori di Charlie si arrendono e ritirano la richiesta per gli Usa

I genitori del piccolo Charlie, il bimbo inglese di 11 mesi malato terminale, hanno sospeso la battaglia legale per consentire di curare il piccolo negli Usa. Di fatto i coniugi Gard hanno in questo modo abbandonato la battaglia giudiziaria per tenere in vita il piccolo, che i medici considerano incurabile. Il motivo? “C’era una finestra di due mesi. Tristemente per Charlie ora è troppo tardi. Il trattamento non offre più chance di successo”, riporta il Corriere della Sera.

Charlie Gard judge says it is ‘in his best interests to die’ https://t.co/Sz3FjdFiTO

— The Independent (@Independent) 24 luglio 2017

“Lettura negativa della situazione”

Charlie Grad soffre di una rarissima malattia genetica degenerativa (sindrome di deplezione del Dna mitocondriale di cui si conoscono solo altri 16 casi). Dopo che i che i genitori volevano portare negli Usa per una cura mai sperimentata neanche sulle cavie mentre i medici che lo hanno in cura dalla nascita vogliono staccare la spina alle macchine che lo tengono in vita. Ma nell’ultima udienza è emersa dall’ultima risonanza magnetica effettuato al piccolo “una lettura negativa della situazione”. Lo ha dichiarato l’avvocato Katie Gollop, legale del Great Hormond Street di Londra, secondo la quale “tutte le prove mediche raccolte in questo caso danno una lettura triste”. Parole che hanno innescato l’immediato scatto ira dei genitori del piccolo che hanno denunciato come neanche loro avessero ancora avuto l’esito dell’esame mostrato in aula. Il padre si è rivolto all’avvocato Gollop definendola “malvagia”.

Fallito l’ultimo tentativo di trovare una terapia

Il giudice Nicolas Francis della sezione minorile dell’Alta Corte di Giustizia di Fleet Street a Londra ad aprile aveva autorizzato i medici a staccare la spina. Due settimane fa i legali della struttura hanno presentato una nuova istanza dopo che sono emersi apparentemente nuove chance, seppur ridotte al “10% del miglioramento delle qualita’ di vita del piccolo”, ha riconosciuto il neurologo americano Michio Hirano. Il 25 luglio, salvo sorprese, il giudice dovrebbe emettere la sentenza definitiva anche se nel mentre il piccolo ed i genitori hanno ottenuto non la cittadinanza Usa – come riferito da alcuni organi di stampa – ma lo status “di residente permanente” negli Usa. Elemento che gli consentirebbe di essere trasferito negli Usa senza alcun ostacolo da parte americana ma essendo cittadino britannico l’ultima parola spetta sempre al giudice dell’Alta Corte.

La resa dei genitori

Ma a questo punto, le speranze che Charlie possa ottenere un nuovo periodo per cercare terapie sperimentali sembrano davvero ridotte all’osso. L’avvocato Grant Armstrong, si legge su Repubblica, ha spiegato che i genitori di Charlie hanno preso la loro decisione perchè uno specialista americano ha spiegato loro che è troppo tardi per somministrargli la terapia a nucleosidi che ha avuto esiti promettenti in altri casi. “Il peggior incubo dei genitori è stato confermato” ha detto Armstrong. Il legale ha spiegato al giudice Francis, magistrato dell’Alta Corte che ha aperto l’udienza che avrebbe dovuto esaminare la richiesta dei genitori, che il neurologo Usa Michio Hirano ha detto che non intende più somministrare la terapia sperimentale a Charlie dopo aver visto le immagini di una risonanza magnetica del cervello la settimana scorsa. Armstrong ha aggiunto che Gard e Yates intendono aprire una fondazione per far sì che la voce di Charlie “continui a essere ascoltata”. I due genitori hanno raccolto 1,3 milioni di sterline in donazioni per portare il figlio all’estero per nuove cure. Leggi l’articolo intergrale

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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