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I giochi di potere che hanno creato il cortocircuito su Torrisi

Come si è arrivati al cortocircuito di mercoledì con l’elezione di Salvatore Torrisi (Ap) a presidente della commissione? Il retroscena lo descrive minuziosamente il Foglio che ricostruisce passo passo tutte le tappe che hanno portato al ‘pasticcio al quale abbiamo assistito in commissione affari costituzionali del Senato.

Le tappe e i protagonisti

  • Dopo la nomina a ministro per i rapporti con il Parlamento di Anna Finocchiaro, per quattro mesi la commissione è rimasta senza presidente.
  • A farne le veci sono stati i due vicepresidenti: uno di Forza Italia, Claudio Fazzone, che però non si fa mai vedere, l’altro è il famoso Torrisi. Il quale per settimane ha fatto campagna elettorale.
  • A un certo punto, – prosegue il quotidiano di Claudio Cerasa – i parlamentari decidono che non si può più stare senza presidente e fissano una riunione per eleggerne uno nuovo.
  • E mentre Torrisi porta avanti la sua campagna elettorale, Luigi Zanda, presidente dei senatori del Pd, e Paolo Romani, presidente dei senatori di Forza Italia, in virtù del mini patto del Nazareno sulla legge elettorale, si adoperano per far saltare la candidatura al senatore di Ap. Tant’è che che una riunione fissata la settimana scorsa viene fatta rinviare con una banale scusa.
  • La riunione viene aggiornata al 5 aprile

La capogruppo del partito di Berlusconi in commissione, Anna Maria Bernini  vuole far votare Torrisi. Romani vuol disinnescare la sua elezione. Il Pd è scisso su tre candidature: in campo ci sono il renzianissimo Roberto Cociancich, il franceschiniano Franco Mirabelli e Giorgio Pagliari. Alla fine la scelta ricade sul terzo, ma a Zanda il gioco scappa di mano. In Senato, negli ultimi giorni, hanno sentito dire che tutto sommato l’elezione di Torrisi non sarebbe stato così male. 

Nei giorni precedenti il voto, Maurizio Migliavacca, storico braccio destro di Bersani e membro della commissione, era stato particolarmente attivo nella ricerca di consensi per Torrisi. Probabilmente anche due senatori del Pd hanno votato contro il proprio candidato. E Matteo Renzi? Un po’ si arrabbia e un po’ – conclude il quotidiano – coglie l’occasione per prendersela con gli avversari (e pure con gli alleati).  

Torrisi: “Io espulso da Ap? Roba da Urss” 

Dopo la sua elezione a presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Salvatore Torrisi è stato espulso da Ap. “Sono profondamente offeso, amareggiato per i rapporti personali”, dice al Corriere della Sera commentando le parole del leader popolare Angelino Alfano. “L’amen non lo commento nemmeno – aggiunge Torrisi – io sono persona educata e ognuno si assume le responsabilità delle proprie azioni. Sono preoccupato per lui, non so perché Alfano dica cose del genere, che non esistevano nemmeno con il Partito comunista sovietico“. Torrisi afferma di non aver sentito Alfano, e assicura: “Io non sono fuori dal partito. Con Alfano ci siamo presi qualche ora di riflessione ad ampio spettro, perché c’é un problema oggettivo da risolvere. Mica vorranno mandare in blocco la commissione, no?”. A lasciare il gruppo di Ap “non ci penso proprio – continua Torrisi – tutti i colleghi mi hanno espresso solidarietà. Per adesso resto qui, non me ne vado”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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