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I gioielli Ponte Vecchio salvati dall'alluvione

Firenze – Cercarono nel fango, a mani nude, monili e gioielli dei maestri gioiellieri di Ponte Vecchio che solo per fortuna o forse per un miracolo non crollò quel 4 novembre di cinquanta anni fa quando l’Arno, straripando, sommerse in modo violento Firenze. Non furono gli ‘angeli del fango‘ anche se nel fango hanno affondato le mani. Si tratta dei giovani del 59esimo corso Allievi sottufficiali dei carabinieri di Firenze, tra i primi a scendere quel giorno in campo.

Già dalle 8 del mattino ‘una strana pioggia mista a fanghiglià iniziava ad abbattersi sulla città e a 50 anni di distanza i ricordi sono ancora vividi in Marcello, allora appena 20enne, il più giovane del suo corso. Era di stanza, con la sua divisa più bella, all’ingresso della caserma che per l’occasione della festività del 4 novembre era aperta ai civili. E in un attimo l’orgoglio di quella linda divisa si infranse nel muro di fango: “Un forte urlo e due dei suoi compagni corsero verso una 500 che stava per essere sommersa dal muro di acqua e melma. All’interno si trovavano due giovani sposini: ne uscirono, per fortuna, vivi”.

Marcello parla a nome suo e dei colleghi e amici di allora. E con un sorriso e una grande naturalezza ci tiene a sottolineare una cosa: “Questo e’ ciò che siamo chiamati a svolgere, la nostra missione”. Anche se tra le parole si legge un pò di rammarico per la poca considerazione ottenuta negli anni. In occasione delle celebrazioni, loro, tutti insigniti della medaglia di benemerenza, saranno a Firenze. E con loro anche la medaglia d’argento al valore Mario Serchi, colonnello, oggi 96enne, come il suo pari grado Battista Mazzucchetti.

Ma ancora, riportando la memoria indietro nel tempo, ricorda quando una catena umana salvò “tre persone dalla furia impietosa dell’acqua. Sentimmo le urla di una donna aggrappata a un palo e di due automobilisti e cosi’, dall’infermeria della caserma, tre militari si legarono ad alcune corde e li misero in salvo”. Il sottufficiale ricorda ancora le notti intere passate in centro città nel servizio anti-sciacallaggio. “Abbiamo – prosegue – adottato un fante dell’esercito, Giuseppe Abbasciano, che tra i tombini cercava il luccichio dell’oro da restituire ai proprietari”. Per l’occasione del cinquantesimo anniversario, è stato anche realizzato e già consegnato alla città un ‘Crest’ (la targa che riproduce lo stemma araldico di un reparto o di una unità militare) con il simbolo del giglio. (AGI)

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