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I giornali raccontano il secondo giro di consultazioni

Silvio Berlusconi con il suo fuoriprogramma mette in crisi il rapporto con Salvini e Meloni, ma il problema per la Lega è un altro, ed è comune a quello del Movimento 5 Stelle: fare il governo insieme, da ieri, è un po’ più difficile, ma non farlo lo è molto di più. Le posizioni non sono cambiate, i nyet incrociati neppure, Mattarella ora si prepara a prendere in mano il boccino.

Lo farà a mezzogiorno, dopo l’uscita dal Quirinale dell’ultimo ospite previsto dal programma delle consultazioni. Che non avranno un terzo, defatigante giro: il Colle ora vuole risposte certe, altrimenti farà da solo.

Certo che giovedì, scrive il Fatto Quotidiano, l’ex Cavaliere ne ha combinata una delle sue, impossessandosi del microfono con un vero colpo da cabarettista e riaprendo tutte le riapribili ferite con i grillini.  Risultato: “Mattarella non regge più lo stallo tra Lega e M5s: si va verso un “esploratore” di centrodestra in un quadro mutato”.

Mutato dal fatto che, attorniato da Berlusconi e Meloni, “Matteo Salvini appare come un prigioniero politico costretto a leggere un comunicato unitario, centellinato parola per parola, in cui risalta un governo guidato da una personalità indicata dalla Lega. Non il leader del Carroccio, ma una ‘personalità’”. Il dettaglio non è di poco conto: vuol dire che magari ci si accontenterà di Giorgetti premier, sempre che resista lo schema di accordo con l’M5S.

Un accordo che non piace a Il Foglio, dal quale giungono toni che sanno di crisi siriana e tagliente satira nostrana. “Lega e M5s hanno tutte le carte in regola per creare una maggioranza”, sottolinea, “Ma accanto alle constatazioni servono anche valutazioni. Che Italia sarebbe quella di Salvini e Di Maio? Geopolitica, euro, giustizia. Ragioni per temere il governo Masha e Orso”.

Nei fattori da elencare sotto il titolo “geopolitica” c’è, per l’appunto, la crisi siriana e il rapporto magari anche troppo saldo tra alcuni esponenti della possibile nuova maggioranza con l’orso russo. Mattarella, scrive il Corriere della Sera, è preoccupato dalla situazione, come anche dallo stallo che ha dovuto registrare. Si aprono, allora, tre distinte possibilità. La prima: “un preincarico a un esponente della Lega in quanto partito-guida del centrodestra (che, presentandosi unito, conta su un 37 per cento), e in particolare a Giancarlo Giorgetti, al quale vengono riconosciute doti di mediatore e il cui nome è rimbalzato con forza pure al Quirinale”.

La seconda; “il mandato a qualche figura istituzionale (su tutti la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che potrebbe forse recuperare terreno a qualche correzione nel centrodestra) nel ruolo di esploratore. Il suo compito sarebbe quindi quello di verificare in fretta la residua praticabilità di un’intesa tra le due formazioni politiche che rivendicano di aver vinto”.  La terza (e la meno appetibile per chi è arrivato primo a marzo): “extrema ratio, fino all’altro ieri improbabile ma che potrebbe materializzarsi considerando che la situazione internazionale è in movimento, un incarico pieno a una personalità sopra le parti. Una figura adeguata a formare un esecutivo di tregua (o di scopo, o del presidente, o comunque si preferisca definirlo). Una rosa di opzioni su cui Mattarella potrebbe chiudere oggi stesso”.  

La questione siriana, scrive anche La Repubblica, impone una soluzione. Ma il quotidiano, a riguardo, avanza delle perplessità. Su queste basi un governo Di Maio-Salvini è un salto nel buio”, sottolinea allarmata, “Intendiamoci. Oggi il Patto Atlantico riposa nelle mani peggiori che in questa parte di mondo si ricordino. Legittimo e giusto esigere dagli alleati prudenza e senso di responsabilità, per non ripetere con Assad l’errore disastroso commesso nel 2011 con Gheddafi, che oggi l’Occidente e soprattutto il Medio Oriente sta pagando con gli interessi.

È la posizione assunta ora dalla Germania, che rifiuta ogni intervento unilaterale, e ribadita anche dal premier uscente Gentiloni. Ma un conto è assumere una posizione pragmatica come quella di Merkel, tutt’altro conto è spostare l’Italia a fianco delle “ democrature” di Putin, insieme alla Turchia di Erdogan all’Iran di Rouhani. Con un governo Di Maio- Salvini questo rischio esiste, e le rassicurazioni di rito pronunciate ieri davanti al Salone della Vetrata non fugano i dubbi”. Ci si chiede: “Che farebbe un governo grillo- leghista della nostra politica estera? È una domanda che al momento non ha risposta. Solo frasi sconnesse e contraddittorie. O peggio silenzi. Gli stessi assordanti silenzi che sulla guerra in Siria, purtroppo, si sentono dal Pd. Troppo preso a discutere di assemblee, primarie e congressi per occuparsi anche dei destini del Paese e del pianeta”. Insomma, qualcuno già esprime un parere sulle tre opzioi che ha in mano Mattarella.

 

 

  

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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