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I giudici irrompono nella campagna elettorale francese

L’ombra delle inchieste giudiziarie si allunga sulle elezioni francesi: Mai prima d’ora era accaduto che tutti i principali candidati alle presidenziali finissero indagati, o addirittura incriminati.

Si va dalle accuse, ormai formalizzate, contro il candidato dei Republicains, Francois Fillon, per appropriazione indebita di fondi pubblici, alle indagini che hanno coinvolto Marine Le Pen, leader del Front National, per truffa e abuso d’ufficio in merito alle mansioni della sua guardia del corpo, Thierry Légier e della sua capo di gabinetto, Catherine Griset. 

A questi, si è aggiunta l’inchiesta preliminare aperta dalla procura di Parigi su Emmanuel Macron, favorito per l’Eliseo con il suo ‘En Marche’, riguardo a un suo viaggio a Las Vegas quando era ministro dell’Economia. 

Francois Fillon e il ‘dossier Penny’

  • L’accusa: Il candidato dei conservatori è accusato di aver retribuito la moglie Penelope e i figli di lei con circa 950.000 euro di fondi pubblici per lavori fittizi. La consorte infatti, era stata assunta dal marito, e poi del suo sostituto Marc Joulaud una volta che Fillon è divenuto premier, come assistente parlamentare senza però mai prestare servizio.
     
  • La difesa della moglie: Una condizione da lei stessa confermata in passato in interviste in cui sottolineava il desiderio di stare lontana dai riflettori. La versione dei fatti è stata in parte rivista davanti ai giudici il 30 gennaio scorso, e pubblicata dal Journal du Dimanche, quando Penelope ha spiegato in cosa consisteva il suo lavoro: “Aprivo la posta che arrivava a casa, la ordinavo, pensavo a quello che potevamo rispondere…”, ha dichiarato, sostendo anche di aver scritto “carte, appunti” e altri interventi in occasione di eventi locali o “comunicati stampa”. Tuttavia, ha ammesso di non essersi mai recata in Parlamento.
     
  • La reazione di Fillon: Il candidato dei Republicains ha reagito con calma alla notizia dell’incriminazione formale, diffusa da Le Canard Enchaine. La notizia era attesa, spiegano dal suo staff, e inoltre così avrà finalmente la possibilità di difendersi. “Non chiedo né deroghe né favori, ma semplicemente il rispetto del diritto” avrebbe detto ai giudici. Secondo quanto riporta Le Figaro, Fillon si è rifiutato di rispondere alle domande, avvalendosi della facoltà di non rispondere, e ha letto una dichiarazione spontanea. Quattro i punti principali:

    • Ha espresso rispetto per la magistratura

    • Ha ribadito di aver impiegato la moglie – “la realtà del suo lavoro è innegabile” – come dimostrerebbero documenti e testimonianze fornite agli inquirenti

    • Per Fillon l’immunità non è impunità, ma non spetta ai magistrati giudicare il lavoro di un parlamentare

    • Gli impegni pressanti della campagna presidenziale, e del voto imminenti, gli hanno lasciato poco tempo per preparare la sua apparizione per fatti che risalgono a più di 20 anni fa

Marine Le Pen e l’affaire dei collaboratori pagati dall’Europarlamento

  • L’accusa: L’inchiesta riguarda due collaboratori della leader del Front National, nominalmente assunti anche come assistenti parlamentari all’Europarlamento: la sua guardia del corpo Thierry Légier e la sua ex cognata, amica intima, diventata sua capo di gabinetto, Catherine Griset. Messi in stato di fermo alla fine di febbraio, i due sono stati interrogati. Légier è stato rilasciato mentre la Griset è stata incriminata per complicità in abuso d’ufficio. Secondo infatti Strasburgo si trattava di impieghi fittizi: i due non lavoravano all’Europarlamento ma soltanto per il Front National. Secondo le indiscrezioni uscite sulla stampa, la Le Pen “avrebbe utilizzato le risorse in bilancio destinate a pagare i propri dipendenti presso il Parlamento europeo per pagare agenti che lavorano per il Front National”.
     
  • L’iter del caso: Ne è nata un’indagine della giustizia francese per abuso d’ufficio, truffa, falso e lavoro nero. Nel novembre 2016, il Parlamento di Strasburgo ha chiesto alla Le Pen il rimborso di 339.946 euro per gli stipendi versati ai due collaboratori. 
     
  • La contro-accusa di complotto politico dell’Ue: La presidente del Fn si è rifiutata e per questo potrebbero trattenerle parte dello stipendio di eurodeputata. “Non mi sottometterò alla persecuzione a questa decisione unilaterale presa dagli avversari politici con l’esecuzione provvisoria in violazione dello Stato di diritto e dei diritti della difesa, senza prove e senza aspettare la giustizia si pronunci nel merito”, ha sostenuto lei. 

Emmanuel Macron e il caso di favoritismo a Las Vegas

  • L’accusa: La procura di Parigi ha aperto una inchiesta preliminare per presunto favoritismo, in seguito a un rapporto dell’Ispettorato generale delle finanze. Il caso riguarda una serata a Las Vegas, il 6 gennaio 2016, cui Macron partecipò ai tempi in cui era ministro dell’Economia. All’epoca incontrò i dirigenti di diverse imprese emergenti francesi in occasione del ‘Consumer Electronics Show’ in corso nella città americana. Secondo quanto scrive Le Monde, l’organismo di promozione delle imprese francesi all’estero, Business France, è sospettato di avere assegnato al colosso della comunicazione Havas l’organizzazione della serata ‘French Tech Night’ al Consumer Electronics Show senza gara d’appalto. La notizia di un possibile coinvolgimento di Macron era stata anticipata dal settimanale Canard Enchaine nella sua edizione dell’8 marzo.
     
  • La reazione di En Marche!: Con un comunicato stampa, il movimento di macron ha preso le distanze, sottolineando che “in nessun caso questa indagine riguarda Emmanuel Macron, ministro dell’Economia, né alcun membro del suo gabinetto. En Marche! non esiterà a intraprendere azioni legali contro chiunque insinui che Emmanuel Macron possa avere avuto alcuna responsabilità personale nelle decisioni approvate”. 

LAS VEGAS – En aucun cas l’enquête préliminaire du parquet ne vise Emmanuel Macron ni son cabinet.
Communiqué : https://t.co/CZ679h7YFj

— En Marche (@enmarchefr) 14 marzo 2017
 

  • La linea di difesa degli organizzatori: Anche Business France ha confermato questa linea, sostenendo che ci potrebbero essere state delle irregolarità nell’assegnazione dell’incarico. Qualora le indagini arrivassero a queste conclusioni, hanno aggiunto, si andrà in tribunale ma tutto ciò “non riguarda in ogni caso Emmanuel Macron, il suo ufficio o il ministero”.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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