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I motivi che hanno spinto l'Argentina ad annullare l'amichevole a Gerusalemme

Cosa c’entra Lionel Messi con il muro tra Israele e Territori palestinesi? Molto più di quanto non sembri, e questo spiega come mai la partita, appena saltata, tra la nazionale dello Stato ebraico e l’Albiceleste sia divenuta un caso internazionale. Ma ancora prima un caso nazionale, tutto argentino.

I fatti

L’amichevole con Israele sarebbe stata l’ultima partita dell’Argentina prima dell’inizio dei mondiali in Russia, torneo che la vede tra i favoriti. Avrebbe dovuto svolgersi a Gerusalemme. La cancellazione è stata annunciata dalla Federazione Calcistica Argentina dopo che lo stesso premier israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva tentato al telefono con il presidente argentino Mauricio Macri di superare le difficoltà.

La sezione argentina della Palestinian Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel (BDS) aveva chiesto fin da aprile alla nazionale del paese sud americano di non giocare, lanciando l’ashtag  #ArgentinaNoVayas, “Argentina non andare”.

Da parte sua lo stesso presidente della federazione calcistica palestinese, Jibril Rajoub,  aveva invitato esplicitamente gli argentini a non giocare, altrimenti “milioni di tifosi palestinesi e arabi bruceranno la maglietta di Lionel Messi”.

“Alla fine è stata fatta la cosa giusta”, ha osservato l’attaccante Gonzalo Higuain parlando ai microfoni della testata sportiva Espn.

Le reazioni di Israele

Il ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman ha espresso il suo disappunto su Twitter: “È un peccato che l’élite calcistica argentina non sia stata in grado di resistere alla pressione di coloro che predicano l’odio verso Israele e il cui unico scopo è quello di violare il nostro diritto fondamentale di difenderci e distruggere Israele”.

I precedenti

Non sarebbe stato il primo incontro tra le due nazionali. Gli annali del calcio parlano di cinque precedenti di questo tipo. Le statistiche di 3 vittorie per l’Argentina, una per Israele, un pareggio e 6 gol israeliani contro 14 argentini. Quindi non si trattava di un problema sorto attorno all’incontro in sé. Le ragioni sono altre, e hanno un nome ben preciso: Gerusalemme.

I motivi

La città è rivendicata, nella sua totalità, come capitale dallo Stato d’Israele, mentre le Nazioni Unite sono sempre rimaste fedeli alla formula della sua internazionalizzazione. I palestinesi protendono per la soluzione “una città due capitali”. Lo scorso maggio Donald Trump vi ha fatto spostare l’ambasciata degli Stati Uniti da Tel Aviv, Una decisione che ha scatenato un’ondata di violenze con decine di morti.

Normalmente, le partite internazionali (coppe europee, qualificazioni dei mondiali) vengono disputate a Tel Aviv, nello Stadio Ramat Gan, che ospita 41.000 persone. Questa volta, per l’arrivo di una delle nazionali più blasonate della storia del calcio, si era optato per il Teddy Kollek, lo stadio di Gerusalemme, ben più piccolo (30.000 spettatori) e considerato di categoria inferiore. Nel settembre del 2016 la nazionale israeliana giocò contro quella italiana (1-3 il risultato finale) ad Haifa. 

La decisione è stata quindi interpretata da parte palestinese come un ulteriore passo da parte delle autorità israeliane per legittimare lo status di capitale dello Stato ebraico della città.

Resta da chiedersi: perché gli argentini si sono infiammati tanto per la questione? La risposta è in una moschea, a migliaia e migliaia di chilometri da quella di Al Aqsa e da quella di Omar.

Una moschea color sabbia

 Nel giugno del 2000 l’allora presidente argentino Fernando de la Rua inaugura a Buenos Aires la più grande moschea del Sudamerica. Costruita grazie ai fondi elargiti dal re saudita Fahd, la moschea sorge su un terreno offerto dall’ex presidente Carlos Menem, di religione cattolica ma figlio di immigrati siriani musulmani.

All’inaugurazione sono presenti il principe ereditario saudita Abdullah Bin Aziz, lo stesso Menem e la figlia Zulemita, oltre ad una folta rappresentanza dei musulmani argentini. ”In Argentina – dice de la Rua – siamo fieri del fatto che le differenze etniche e religiose non ci dividono, ma arricchiscono la nostra società”.

Islamici del Cono Sud

Questo è il punto: l’Argentina ospita la più importante comunità musulmana di tutto il Sudamerica: tra l’1 ed il 2 percento della popolazione complessiva. Cifre appena inferiori sono quelle del vicino Cile, dove particolarmente forti sono proprio gli immigrati di origine palestinese.

Fortissima, soprattutto nella città di Buenos Aires, è anche la comunità ebraica, anche se può vantare numeri inferiori: circa 500.000 persone.

La coesistenza tra le due imponenti comunità è comunque segnata da una sostanziale e reciproca tolleranza. Nemmeno il terribile caso dell’attentato del 1994 ad una organizzazione ebraica di Buenos Aires, che costò la vita ad 85 persone, dette vita a tensioni tra musulmani ed ebrei. La pista che ancora adesso viene ritenuta più credibile conduce lontano, nell’Iran sciita. I musulmani argentini sono invece quasi tutti sunniti.  

Il modello di convivenza ha visto finora anche un ruolo svolto dalla chiesa cattolica, il cui arcivescovo metropolita di Buenos Aires è stato l’attuale pontefice, Francesco. Il quale ha messo a frutto l’esperienza anche nei suoi anni romani.

Ma la questione di Gerusalemme capitale dello Stato ebraico, riaperta da Trump, ha reso tutto più difficile.

L’Albiceleste tirata per la maglietta

 Immediatamente dopo la cancellazione del match è iniziata la contesa tra le parti per tirare dalla propria i nazionali argentini, a partire da loro elemento più rappresentativo.

Il ministro dello Sport di Israele, Miri Regev, ha reagito parlando di “gruppi terroristici che hanno inviato messaggi con chiare minacce ai giocatori della nazionale argentina e ai loro famigliari”-

È stato Lionel Messi in persona a fare pressioni perché la nazionale di calcio argentina rinunciasse all’amichevole, ha replicato il presidente della Federazione palestinese in Sud America, Rafael Araya Nasri, ripreso dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth. Sulla stessa linea si sono schierati, insieme alla star del calcio argentino, più volte Pallone d’oro, anche il compagno di squadra Javier Mascherano e l’allenatore della squadra Jorge Sampaoli. “Non lo dimenticheremo mai, sono campioni di umanità”, ha commentato Nasri.

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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