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I negoziati di Sochi sulla Siria iniziano senza i curdi

I negoziati di Sochi sul destino della pace in Siria partiranno monchi, senza la rappresentanza curda, ovvero la fazione che – con il sostegno aereo statunitense – ha liberato dall’Isis aree cruciali come Raqqa, ex capitale di Daesh, e che oggi deve invece fronteggiare militarmente, nel silenzio di Russia e Stati Uniti, chi la jihad più feroce aveva lasciato che crescesse incontrollata alle proprie frontiere. Era stata la Turchia, infatti, a bocciare la lista di delegati curdi che avrebbero dovuto partecipare ai negoziati sponsorizzati dalla Russia, ed è la Turchia che oggi sferra un’offensiva potente contro quella che ritiene una minaccia più pericolosa dello stesso Isis. “Avevamo già detto che se continuava la situazione ad Afrin, non potevamo essere presenti a Sochi”, ha fatto sapere una fonte delle autorità curde, Fawza Youssef, riferendosi all’enclave oggetto dell’iniziativa militare di Ankara.

L’incontro di Sochi mira a riunire rappresentanti del governo e dell’opposizione siriana ed è stato organizzato da Mosca e Teheran, alleati del governo di Bashar al-Assad, e Ankara, che sostiene i ribelli (e li utilizza, come nel caso della Free Syrian Army, contro i curdi stessi). “La Turchia e la Russia sono i garanti di Sochi e questi due Paesi hanno trovato un accordo su Afrin, che contraddice il vero principio del dialogo politico”, ha affermato il leader curdo.

Sabato, era stata l’opposizione siriana ad annunciare il boicottaggio del ‘congresso’ di Sochi, dopo l’ennesimo fallimento dei negoziati con il regime di Damasco, che si svolti sotto l’egida dell’ONU a Vienna. “Il regime punta a una soluzione militare, non mostra la volontà di impegnarsi in seri negoziati politici”, ha spiegato Nasr Hariri, il capo negoziatore del comitato dei negoziati siriano (NSC), che rappresenta i principali gruppi di opposizione.

La legittimità del tavolo traballa?

Accusato dalle cancellerie occidentali di voler aggirare il ruolo dell’Onu nel processo di pace, l’incontro di Sochi punta a raccogliere circa 1.600 partecipanti. Ma in assenza della maggior parte dell’opposizione, la sua legittimità appare ora seriamente compromessa. I curdi di Rojava, ha fatto sapere una fonte siriana conversando con la russa Interfax, non sono mai stati formalmente invitati alla conferenza di Sochi, poiché su quasi tutta la lista degli invitati da loro presentata Ankara “aveva messo sopra una croce per cancellarne i nomi” e questo “già prima che cominciasse la battaglia per la conquista di Afrin”.
A Sochi le delegazioni arriveranno oggi, per ripartire il 31 gennaio. I negoziati ufficiali avranno luogo martedì. Intanto, l’offensiva turca per sottrarre al controllo dei curdi del Pyd/Ypg la provincia siriana di Afrin ha fatto registrare, a dire di Ankara, la conquista di monte Burseya, importante altura strategica. “I nostri uomini avanzano verso Afrin”, ha detto il presidente Recep Tayyip Erdogan, confermando il successo militare dopo le controversie notizie degli ultimi giorni. L’offensiva è giunta al nono giorno. In base a quanto dichiarato dall’esercito turco questa mattina, 484 terroristi sono stati “neutralizzati”. Tra le file dei turchi e degli alleati dell’esercito siriano si registrano al momento 22 morti, di cui 7 militari di Ankara e 15 miliziani siriani, secondo una cifra resa nota dallo stesso presidente turco.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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