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I padroni dell’umanita’

Brano tratto dal libro “I PADRONI DELL’UMANITÀ”, Noam Chomsky, Ponte alle Grazie pagg. 272, 16,50€ (fatto Quotidiano 24.1.14)

“”Quando parlo di “capitalismo reale” ho in mente qualcosa che esiste nella realtà e viene definito “capitalismo”. Gli Stati Uniti ne sono, per ovvie ragioni, l’esempio più importante. Il termine “capitalismo” è abbastanza vago da abbracciare svariate possibilità. È comunemente utilizzato in riferimento al sistema economico statunitense, il quale tuttavia prevede massicci interventi statali che vanno dai sussidi all’innovazione creativa, alle politiche del governo per salvare le banche “troppo grandi per fallire”, ai forti monopoli che limitano ulteriormente, e sempre di più, la dipendenza dal mercato. È bene ricordare l’entità delle deroghe del “capitalismo reale” alla dottrina ufficiale del “capitalismo di libero mercato”.
Per citare solo qualche caso, negli ultimi vent’anni la quota di utili delle 200 maggiori compagnie è aumentata in maniera vertiginosa, alimentando la natura oligopolistica dell’economica statunitense che mina direttamente i mercati, evitando la guerra dei prezzi con iniziative volte a una differenziazione spesso inutile dei prodotti attraverso massicce campagne pubblicitarie, operazione che a sua volta è tesa a minare i mercati nell’accezione ufficiale, i quali dovrebbero basarsi invece su consumatori informati che compiono scelte razionali. I computer e Internet, insieme ad altre componenti1.14) fondamentali della rivoluzione informatica, per decenni hanno fatto parte del settore statale (attraverso ricerca e sviluppo, sovvenzioni, approvvigionamento, e altri meccanismi simili), prima di essere ceduti alle imprese private perché li adeguassero ai mercati e al profitto. Stando agli economisti e alla stampa economica, la politica di salvataggio del governo, che ha garantito enormi benefici alle grandi banche, si aggira intorno ai 40 miliardi di dollari l’anno. Tuttavia, secondo un recente studio del Fondo monetario internazionale – per citare la stampa economica – forse “le maggiori banche degli Stati Uniti non sono per nulla redditizie” e “i miliardi di dollari che presumibilmente guadagnano per i loro azionisti sono quasi del tutto un dono dei contribuenti Usa”. Un’ulteriore prova è data dal giudizio del più autorevole giornalista economico del mondo anglofono, Martin Wolf del Financial Times, secondo il quale “un settore finanziario ormai fuori controllo sta divorando l’attuale mercato economico dall’interno, proprio come la larva del pompilide divora l’ospite nel quale è stata deposta”.
Il termine “capitalismo” viene comunemente usato anche per designare sistemi in cui di fatto non ci sono capitalisti: ad esempio, il consorzio di cooperative Mondragón di proprietà dei lavoratori nei Paesi Baschi, oppure le aziende di proprietà dei lavoratori che si stanno diffondendo nella regione settentrionale dell’Ohio, spesso con l’appoggio dei conservatori; entrambi i casi sono stati oggetto di un importante studio di Gar Alperovitz.
Taluni utilizzano addirittura il termine “capitalismo” in riferimento alla democrazia propugnata da John Dewey, il maggiore filosofo sociale americano. Dewey sosteneva che i lavoratori dovessero essere “padroni del loro destino industriale” e che le istituzioni dovessero essere sottoposte al controllo pubblico, inclusi i mezzi di produzione, gli scambi, la pubblicità, i trasporti e le comunicazioni. Altrimenti, ammoniva Dewey, la politica continuerà a essere “l’ombra proiettata sulla società dai grandi interessi economici”.
Negli ultimi anni questa democrazia mutilata condannata da Dewey è stata ridotta in brandelli. Ormai il controllo del governo si concentra unicamente al vertice della scala dei redditi, mentre la stragrande maggioranza di coloro che stanno “in basso” è stata di fatto privata di ogni diritto. L’attuale sistema politico-economico è una sorta di plutocrazia che si discosta molto dalla democrazia, se con tale termine intendiamo una forma di organizzazione politica in cui le scelte politiche sono sensibilmente influenzate dalla volontà pubblica.
Da anni è in corso un serio dibattito sulla compatibilità di principio tra capitalismo e democrazia. Se parliamo della democrazia del capitalismo reale è facile rispondere alla domanda: sono del tutto incompatibili. (…) Mi sembra improbabile che la civiltà possa sopravvivere al capitalismo reale e alla forma di democrazia fortemente ridimensionata che a esso si accompagna. Con una democrazia funzionante le cose andrebbero diversamente? La riflessione su sistemi inesistenti è sterile speculazione, ma a mio avviso vi sono fondati motivi per ritenere di sì.””

Fonte

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