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I paleontologi torinesi scoprono una nuova specie di dinosauro: è Max, un parente del brontosauro

Simile al famoso Diplodocus ha arti più robusti e un collo lungo e quasi triangolare verso la testa.

Pubblicato il 03/05/2017 –
fabrizio assandri –
TORINO –

Si chiama Galeamopus pabsti ed è una nuova specie di dinosauro identificata dai ricercatori dell’Università di Torino e di Lisbona. È simile al famoso Diplodocus, ma ha gli arti più robusti e un collo molto lungo, con una forma quasi triangolare verso la testa.

Quello dei Galeamopus è perciò un genere distinto dai Diplodocus: la nuova specie è dedicata a Ben Pabst, che trovò lo scheletro e lo preparò per il montaggio nel museo svizzero di Aathal, dove è una delle principali attrazioni. Un altro «parente» del nuovo dinosauro è il famoso brontosauro excelsus.

È vissuto nel Giurassico, 150 milioni di anni fa, ed è stato ritrovato durante gli scavi di un gruppo di ricerca svizzero in Wyoming, nel 1995.

 

Ma le ricerche per identificare una nuova specie sono andate avanti fino ad oggi e gli esiti sono stati pubblicati sulla rivista di settore PeerJ. Gli autori sono due paleontologi, Emanuel Tschopp dell’Università di Torino e Octavio Mateus dell’Università di Lisbona.

Il dinosauro ha anche un nome di battesimo: lo scheletro era stato chiamato «Max», per le grosse dimensioni, e per essersi conservato quasi integralmente. «Quando fu scoperto si pensava fosse un Apatosauro, specie già conosciuta dall’800», spiega Tschopp, che ha 34 anni, è di origini svizzere e ha studiato all’Università di Zurigo. Sono stati i suoi studi per la tesi di dottorato fatta in Portogallo a fargli scoprire che, in realtà, si trattava di una specie nuova: ha confrontato, attraverso un computer, oltre 500 caratteristiche delle ossa. È una specie sempre “collolungo” ed erbivora, facente parte del gruppo dei diplodocidi, ma una varietà nuova. «Poteva pesare più di 15 tonnellate ed era lungo tra i 18 e i 20 metri».

All’Università di Torino Tschopp non si sta occupando propriamente di paleontologia, ma di lucertole. Attraverso i loro scheletri studia la relazione tra le varie specie. Ma dato che le parentele tra le lucertole si conoscono già, Tschopp può verificare l’efficacia del suo metodo e poi applicarlo anche ai fossili. Il ricercatore non è in pianta stabile e anzi a giugno lascerà Torino per New York, per lavorare al prestigioso museo di Storia Naturale. Si trova a Torino perché è uno dei vincitori del progetto Train2move, sviluppato con la commissione europea e la Compagnia di San Paolo, che per due anni offre uno scambio scientifico con ricercatori di vari Paesi. «È normale e anzi necessario per noi ricercatori lavorare in giro per il mondo, l’amarezza è che in Italia non ci sono fondi per la ricerca che attirino talenti o che, dopo progetti brevi come quello che pur mi è stato utile come Train2move, spingano a restare».

http://www.lastampa.it/2017/05/03/cronaca/paleontologi-torinesi-scoprono-una-nuova-specie-di-dinosauro-parente-del-brontosauro-excelsus-tYXhgQJuvTUk5CH7yGlqGO/pagina.html

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