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I Pirati non conquistano l'Islanda, vincono i conservatori

Copenaghen – Il conservatore Partito dell’Indipendenza al governo dal 1929 ha vinto le elezioni in Islanda senza conquistare però la maggioranza assoluta, in un voto che ha visto arrivare terzi i Pirati, grandi favoriti della vigilia. Il premier centrista uscente, Sigurdur Ingi Johansson, si è dimesso dopo che il suo Partito Progressista ha conquistato appena otto seggi su 63 contro i 19 che aveva quando approdò al governo con i conservatori. Il presidente Gudni Johannesson dovrebbe affidare l’incarico di guidare il governo al ministro delle Finanze, Bjarni Benediktsson, il cui Partito dell’Indipendenza ha ottenuto 21 seggi e il 29% dei voti. Al secondo posto si sono piazzati il Movimento di Sinistra Verde con il 16% seguito dal Partito dei Pirati con il 14%, entrambi con 10 seggi.

I Pirati, forza anti-sistema fondata dalla poetessa e collaboratrice di Wikileaks, Birgitta Jonsdottir, hanno più che raddoppiato i voti rispetto al 2013 ma restano lontani dalle cifre indicate dagli ultimi sondaggi (si parlava di una ventina di seggi): in totale, ma solo mettendo insieme anche ai tre partiti di centrosinistra alleati, hanno raggranellato 27 seggi.

Rigenerazione, il movimento nato a maggio da una scissione filo-Ue dal Partito dell’Indipenenzai, è solo quinta con il 10,4 %, ma diventa ora indispensabile affinchè  Benediktsson possa diventare premier.

Il Partito dei Pirati era il grande favorito per vincere le elezioni nell’isola di appena 300.000 abitanti. Fondato nel novembre 2012, il partito riprende l’ideologia del Partito dei Pirati svedese fondato da Richard Falkvinge nel 2006 per promuovere una riforma del copyright su Internet. Nel frattempo sono nati Partiti dei Pirati in oltre 60 Paesi, per lo più europei, spesso attestati su posizioni euroscettiche. Il denominatore comune è che non ci sono affiliazioni politiche la richiesta di rafforzare la protezione dei diritti civili, a partire dalla libertà di espressione e dal diritto alle privacy. 
I temi su cui batte il partito sono la domanda di trasparenza, la lotta alla corruzione, attacco frontale al sistema politico ed economico un tempo modello internazionale di trasparenza ma uscito distrutto dal crollo delle banche islandesi nel 2008 e dai Panama Papers con le rivelazioni sui conti offshore che ad aprile avevano portato alle dimissioni del precedente premier, Sigmundur Gunnlaugsson. Tra le loro proposte si sono quelle di una nuova Costituzione e di una “E-democrazia” che raccolga le proposte di legge direttamente dai cittadini attraverso il web: con il 2% di firme, ogni progetto verrebbe sottoposto al Parlamento. Tra le idee c’è anche quella di offrire asilo politico a Ewward Snowden, il “Whistleblower” del Datagate attualmente riparato in Russia.
 
In Islanda la crisi del 2008 portò al fallimento delle tre principali banche, la borsa nazionale perse il 97 per cento e il valore della corona islandese si dimezzò. Ora, anche grazie al grande aumento del turismo, il Paese si sta riprendendo: la crescita prevista per il 2016 è del 4,3 per cento, e la disoccupazione è poco sopra il 3 per cento. (AGI)
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