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I processi Canonici e la fregatura per le vittime

di Francesco Zanardi –

Si è parlato tanto dei processi Canonici e dei Tribunali Ecclesiastici fatti apparire come una rivoluzione senza precedenti. Peccato che si siano dimenticati di dire che cosa è in realtà un Tribunale Ecclesiastico, come funziona e quale sia il rischio per la vittima.

Si chiamano tribunali, proprio come quelli civili, al loro interno si svolgono dei processi, proprio come nei tribunali civili, ma quello che non vi hanno detto, forse per leggerezza o forse solamente per incompetenza, è che al di la dell’analogia del nome hanno ben poco a che fare con i tribunali civili che tutti conosciamo.

Grazie ad alcuni dei nostri assistititi siamo riusciti ad avere prova di cosa accade durante quelli che la chiesa chiama processi canonici, durante i quali la vittima è costretta a presentarsi senza il proprio difensore di fiducia, ma dove paradossalmente, con il consenso della vittima può assistere l’avvocato dell’imputato. Esattamente come è accaduto ai due giornalisti, Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.

Durante questi processi, quando è presente la vittima, non lo è l’imputato e viceversa. Entrambi vengono sottoposti separatamente ad un interrogatorio dove vengono acquisite le varie informazioni che riguardano lo specifico caso. La vittima non può portare testimoni a suo favore, può certamente citarli, ma sarà discrezione del tribunale sentirli. Alla vittima non viene rilasciato inoltre nessun verbale e nessun documento nel quale emerga ciò che è stato verbalizzato durante la deposizione.

Quali sono le basi sulle quali si sviluppa il processo canonico?

Anche in questo caso esiste un punto cardine davvero importante che fa capire l’abissale differenza con i tribunali che tutti conosciamo.

Per la chiesa, l’abuso sessuale nei confronti di un minore, non è un reato penale nel quale la vittima è la parte lesa, bensì un’offesa morale a Dio. Ne viene da se che in quella sede, vittima e carnefice sono messi sullo stesso piano, sono entrambi peccatori, per questo le vittime vengono spesso snobbate dalla chiesa, perché sono viste come la parte che ha indotto il sacerdote in tentazione e non come colui ha subito la violenza.

Esiste ancora un’altra differenza tra la vittima e il sacerdote, una differenza gerarchica, possiamo chiamarla cosi, il sacerdote in quanto uomo di chiesa è valutato ad un livello decisamente superiore di quello della vittima, la quale invece è vista come un qualunque fedele, ovvero un peccatore, per giunta conclamato perché ha permesso al sacerdote di “cadere in tentazione“.

È proprio per questo motivo che la chiesa soccorre e accoglie come “una madre amorevole” il pedofilo nascondendolo o mandandolo in quei centri impropriamente chiamati di recupero di cui vi ho parlato pochi mesi fa, nei quali, come si legge puntualmente in tutti i comunicati diocesani divulgati in queste occasioni, il sacerdote non viene curato per una devianza, ma viene rigenerato nella sua parte morale e spirituale attraverso la preghiera, pentimento e isolamento.

La fregatura per la vittima

La Rete L’ABUSO sconsiglia caldamente ai propri assistiti di prestarsi ai Processi Canonici, almeno fino a quando sono in atto procedimenti nei tribunali civili. Tuttavia non possiamo vietarlo, ma state molto attenti perché il rischio è quello di arrivare in alcuni casi addirittura a perdere il processo.

L’avvocato Mario Caligiuri del Foro di Roma spiega: «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante» spiega Caligiuri, che sottolinea: «Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote». Questo protocollo per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali è stato ratificato nel 2012 dall’Italia.

Possono aderire anche i Paesi che non fanno parte del Consiglio d’Europa ma il Vaticano non l’ha mai fatto. «Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali – sottolinea Caligiuri -. La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva». Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano». cit. LEFT del 10-12-16 pag. 32

Cosa succede in caso di condanna del sacerdote?

Nei Tribunali Canonici la massima pena che si può infliggere ad un sacerdote è la scomunica. Viene da se che in questo caso il pedofilo che prima di mestiere faceva il prete, resta un pedofilo che continuerà ad abusare anche se non più in abito talare. Nei suoi confronti la chiesa non provvederà a denunciarlo alle autorità civili a meno che non sia la vittima a farlo.  Nei confronti della vittima non è previsto un risarcimento, anche perché per la chiesa la vittima è la causa che ha portato lo sventurato sacerdote in tentazione, ci manca che la risarciscano pure.

Tuttavia in alcuni casi è avvenuto che la chiesa paghi, ma non sotto forma di risarcimento alla vittima per il danno subito, ma come incentivo perché la vittima non denunci alle autorità civili. In questi casi infatti la vittima deve firmare un accordo tra le parti che la obbligherà a mantenere il silenzio sulla vicenda.

Anche nel caso il processo si concludesse con la riduzione del sacerdote allo stato laicale, la denuncia viene sistematicamente omessa in quanto qualora l’Autorità Giudiziaria accertasse le responsabilità del sacerdote potrebbe ravvisare anche le responsabilità omissive della chiesa costringendo anch’essa ad un processo penale o ad un risarcimento civile. È proprio per questo che tutto viene gestito dal clero nella massima segretezza, proprio per non incorrere in risarcimenti milionari che come accaduto negli Stati Uniti hanno portato al fallimento diverse diocesi.

In genere è comunque molto difficile che la chiesa riduca un prete pedofilo allo stato laicale a meno che questo non diventi troppo ingombrante per l’immagine e soprattutto per le casse della chiesa.

Troviamo infatti ancora preti personaggi come don Mauro Inzoli riabilitato proprio da papa Francesco, o come don Aldo Nuvola che prima di essere spretato è stato arrestato e condannato ben 3 volte.

Il nostro consiglio quindi è quello di aspettare almeno che terminino gli eventuali procedimenti civili prima di prestarsi ad avviare un procedimento canonico, che molto probabilmente, dopo il processo civile la chiesa non vorrà più fare in quanto il vero obiettivo non è punire il prete, ma aggiustare al meglio la vicenda.

Vi invitiamo anche a diffidare degli avvocati civili qualora vi invitino a fare un processo canonico durante la fase civile perché questi potrebbero essere solo incompetenti o ancor peggio conniventi con la chiesa.

Francesco Zanardi

Portavoce della Rete L’ABUSO

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