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I ricercatori americani scoprono l’identità di Mosè

Incredibile scoperta di un team di ricercatori americani, che sono riusciti a identificare il Mosè della Bibbia grazie a dimenticati graffiti della montagna sacra Gebel Barkal, che furono pubblicati nel 1920 dall’archeologo Reynes e caduti nel dimenticatoio. In questi graffiti compare la lista dei viceré di Nubia della XVIII dinastia egizia e dei faraoni regnanti. Nella lista compare come viceré di Nubia Thutmose V de iure, sotto il faraone Akhenaton, che Sigmund Freud identificò con il Mosè della Bibbia senza ancora avere supporti archeologici e documentali.

Il lavoro di comparazione tra i reperti archeologici e gli scritti dello storiografo Flavio Giuseppe ha permesso ai ricercatori Andrew mac Leonard e Alexander Algels di confermare le supposizioni di Sigmund Freud, svelando in Thutmose V alias Mosè il fratello del faraone Akhenaton e zio di Tutankhamon, ricordati il primo per il primo tentativo di monoteismo sul dio Aton e il secondo per essere stato l’autore del famoso Esodo biblico, che portò Mosè a essere espulso dall’Egitto.

Questi in sintesi i punti con cui i ricercatori hanno avvallato la loro scoperta:

  1. Flavio Giuseppe, basandosi sullo storiografo egiziano Manetone, scrive che Mosè visse sotto un faraone di nome Amenofi, il greco per Amenhotep. Flavio Giuseppe scrive inoltre che Mosè fu incaricato dal faraone di sedare una rivolta in Nubia. Sotto questo faraone e al tempo di Mosè, sempre secondo Flavio Giuseppe, gli Egizi si scontrarono con gli Asiatici. Ora, di faraoni di nome Amenhotep in Egitto ve ne furono solo quattro: Amenhotep I, che si scontrò con i Nubiani ma non con gli Asiatici, Amenhotep II, che si scontrò con gli Asiatici ma non con i Nubiani, Amenhotep III, che si scontrò con i Nubiani ma non con gli Asiatici, e infine Amenhotep IV/Akhenaton, che si scontrò sia con i Nubiani che con gli Asiatici. Quindi Mosè deve essere vissuto durante il regno di Akhenaton.

  2. Mosè viene pertanto inviato a capo di un’operazione di polizia in Nubia. Questo fatto storicamente avvenne nel XII anno di regno di Akhenaton e il nome, nelle fonti egizie, dell’uomo che fu inviato a sedare questa sommossa per il faraone è Thutmose, viceré di Nubia per conto dell’Egitto.

  3. Secondo Manetone, riportato da T. Flavio Giuseppe, Mosè era il capo dei sacerdoti di una città ove si praticava culto del Sole, durante un periodo durato 13 anni. Ebbene la cosiddetta eresia di el-Amarna, il culto del dio del Sole Aton ad Akhetaton (l’attuale el-Amarna) durò proprio 13 anni, da IV al XVII anno di regno di Akhenaton, che eclissò il politeismo egizio e il potere della casta sacerdotale tebana di Amon.

  4. C’è da aggiungere che il fratello di Akhenaton era il capo dei sacerdoti egizi, il «sovrintendente dei sacerdoti dell’Alto e del Basso Egitto», esattamente come il Mosè manetoniano, e il suo nome era Thutmose.

  5. Potrebbe pertanto Thutmose, viceré di Nubia, essere Mosè ed essere lo stesso Thutmose, fratello di Akhenaton, creduto generalmente morto, perché scomparso dalle fonti, a meno che non vada identificato con l’omonimo e contemporaneo viceré di Nubia, che, come documentato storicamente, fu inviato da (suo fratello?) Akhenaton in Nubia a capeggiare un’operazione di polizia al fine di sedare una rivolta, esattamente come Mosè. Tra l’altro Thutmose V de iure, il principe ereditario, sembra essere ancora vivo nella terza decade di regno di suo padre Amenhotep III, ed è attestata (in ritrovamenti nella tomba del vizir Amenhotep-Huy, come riferito nel febbraio 2014 dal Ministero Egiziano delle Antichità) la presenza già otto anni prima della morte di Amenhotep III del suo cartiglio a fianco di quello di Akhenaton, il che ne indica la designazione come successore. Sembrerebbe pertanto probabile, proprio per questioni cronologiche, che Thutmose V non sia morto, ma suo padre abbia preferito, forse in seguito a qualche fatto specifico (l’omicidio di una guardia da parte di Mosè/Thutmose come nella Esodo?), di preferire come successore il secondogenito Amenhotep IV/Akhenaton al primogenito Thutmose V, che sarebbe rimasto “principe ereditario” (mes/mose) a vita.

  6. Mosè crebbe nella corte faraonica, esattamente come Thutmose, fratello di Akhenaton.

  7. Mosè significa “principe ereditario” e Thutmose viene definito epigraficamente proprio allo stesso modo.

  8. Il culto di Aton di Akhenaton, fratello di Thutmose, come quello di Adonai di Mosè, è enoteistico.

  9. Né Aton né Adonai sono raffigurati zoomorficamente.

  10. Né Aton né Adonai sono raffigurati antromorficamente.

  11. Né Aton né Adonai hanno una famiglia divina.

  12. I membri della famiglia di Mosè e i suoi compagni hanno in molti nomi che non ricordano solo gli ipotetici corrispettivi egizi ma che ricordano, nella radica o nell’etimologia, addirittura nomi legati proprio all’establishment amarniano: come Aminadab (cfr. Amenhotep), Miriam (cfr. Meryamon), Merari (cfr. Meryra), Fineas (cfr. Panehesy), Elisheva – figlia di Aminadab – (“perfetta di dio/Adonai”, cfr. Neferneferuaton – figlia di Amenhotep –, “magnifica/perfetta è la bellezza di Aton”), ecc.

  13. Secondo Flavio Giuseppe, l’Esodo sarebbe avvenuto all’inizio del regno del successore del faraone che inviò Mosè a sedare una rivolta in Nubia. Escludendo il periodo di transizione di Neferneferuaton Merytaton e di Smenkhkara, il vero successore di Akhenaton fu Tutankhamon. La tradizione ebraica riferisce che il faraone dell’Esodo, già incerto sulle gambe e malato, morì, secondo il Talmud, tempo dopo una caduta dal carro a causa delle complicazioni di questa. Gli studi anatomopatologici del prof. Bob Brier sulla mummia di Tutakhamon hanno accertato esattamente la stessa morte. Le analisi della sua mummia hanno inoltre rivelato che il re bambino era malato, e le raffigurazioni lo mostrano camminare con l’ausilio di una gruccia e della moglie Ankhesenamon.

Non vogliamo prendere in giro nessuno. In quanto alla scoperta è stata fatta dai ricercatori italiani Alessandro De Angelis e Andrea Di Lenardo, e non da ricercatori americani, che sarebbero stati immediatamente osannati da tutta la stampa mondiale.

Nonostante la portata di rilevanza internazionale della scoperta, a sei mesi dalla pubblicazione del libro Exodus, che ha trovato l’interesse degli storici, in Italia tale lavoro non ha voce.

Per l’acquisto del libro:

https://www.macrolibrarsi.it/libri/__exodus-andrea-di-lenardo-libro.php

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