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I riflessi del Brexit sull’Italia

Miracoli dei sondaggisti: sino alla scorsa settimana in Gran Bretagna prevaleva  nettamente la voglia di rimanere nell’Unione Europea poi, misteriosamente, i favorevoli alla Brexit hanno quasi raggiunto i rivali, li hanno appaiati, superati e staccati di 10 punti. Senza che fosse successo alcunché per spiegare il ribaltamento delle posizioni.

Nel frattempo si sono scatenati, sull’isola e sul continente, i catastrofisti impegnati in un esercizio di terrorismo psicologico che nulla ha risparmiato. In caso di Brexit possiamo attenderci, noi e loro, lo scioglimento del Polo Nord e la desertificazione, l’invasione delle cavallette e la moria delle balene. Il tutto accompagnato dalla povertà assoluta per l’umanità intera, la disoccupazione generale, la fame nel mondo e, soprattutto, l’aumento dei costi dell’Erasmus.

Ovvio che, di fronte a questa ondata di terrorismo mediatico, le Borse siano crollate. E quella di Milano in particolare. Perché l’immancabile esperto ha spiegato che, per qualche ragione astrusa, il Paese al mondo che sarebbe maggiormente penalizzato dalla Brexit è proprio l’Italia. Si paventano espulsioni di massa dei camerieri italiani dai ristoranti e dalle pizzerie di Londra, l’aumento delle tasse e delle tariffe (in Italia, non oltre Manica),una concorrenza spietata da parte britannica nei confronti dei prodotti del Made in Italy. I produttori di Barolo e Brunello non sembrano così preoccupati, ma evidentemente si sbagliano. Ed il crollo della Borsa lo prova.


Per approfondire: Brexit, se anche Putin vota sì


Non solo Piazza Affari, comunque. Il panico, diffuso dai media, ha provocato gli effetti voluti. Perché il dubbio è che si tratti soprattutto di speculazione. D’altronde un altro esperto ha già dichiarato, a La Gabbia, che per le Borse non sarà un problema recuperare. Per le Borse e gli speculatori no, per i risparmiatori che si sono fatti travolgere dal panico e hanno venduto, i problemi non mancheranno. Perché, come accade sempre in questi casi, sono gli speculatori a vendere ai prezzi massimi, provocando il terrore nei piccoli investitori che vendono dopo, a prezzi più bassi. E saranno sempre gli speculatori a riacquistare ai minimi mentre il “parco buoi” comincerà a ricomprare quando i prezzi saranno saliti.

Intanto la Gran Bretagna avrà votato e avrà deciso il proprio futuro. Che, comunque vada, non sarà drammatico. Le economie sono connesse al di là dell’appartenenza o meno all’Unione europea. La Svizzera non ne fa parte, ma vende e compra senza alcun problema ed i lavoratori frontalieri si spostano da una parte all’altra del confine. Sopravviveremo alla Brexit o alla permanenza di Londra nella Ue. Il rischio, in quest’ultimo caso, è che altri Paesi, a partire dalla Danimarca, chiedano di ottenere gli stessi vantaggi concessi da Bruxelles a Londra proprio per evitare l’uscita dall’Ue. Sono queste differenze a minare, nel medio periodo, la solidità dell’Unione.

I riflessi del Brexit sull’Italia

 

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